Il riscaldamento di Robinio Vaz e Ziolkowski a Genoa fa discutere: quelle risatine che non sono piaciute

L'atteggiamento dei due giocatori non è piaciuto ai collaboratori di Gasperini
Giorgio Marota
4 min

Il contesto è sempre in grado di stravolgere il quadro interpretativo. Si tratta di una dinamica umana, prima ancora che calcistica. Così la scena osservata durante l’intervallo di Genoa-Roma, di per sé giocosa se non addirittura tenera, si è rivelata sorprendentemente fuori luogo. Robinio Vaz e Jan Ziolkowski, chiamati dallo staff a riscaldarsi, anziché imitare Cristante, che con la lingua di fuori mimava scatti e movimenti come fosse già in ritmo partita, si sono messi a scherzare un po’ troppo: qualche pacca sulle spalle, sorrisi complici che sfociavano in risatine e, più in generale, un atteggiamento che agli uomini di Gasp non dev’essere piaciuto. Il capitano della Roma è subentrato immediatamente alla ripresa e, dopo di lui, si sono alzati dalla panchina El Aynaoui e Ghilardi (con i centrocampisti Bryan e Neil Gasp ha provato a rinforzare l’attacco per mancanza di alternative), mentre Vaz, nonostante la situazione disperata, è stato gettato nella mischia soltanto a 5 minuti dalla fine proprio insieme a Ziolkowski. Il siparietto del Ferraris non ha generato nessun caso particolare, eppure conferma in un certo senso la distanza di mentalità tra i senatori del gruppo e i ragazzi più giovani. Quando Gasperini parla di progetto che prevede una rosa di 15-16 big pronti all’uso - gente alla Cristante, ma anche alla Malen per intenderci - e di altri talenti ai quali verrà chiesto di crescere alle spalle dei giganti, si riferisce proprio a questo assortimento necessario per un club che vuole vincere restando nell’orbita della sostenibilità. Inserire repentinamente gli under, pur con grandi doti come Ziolkowski e Vaz, non è scontato in un contesto ambizioso e competitivo.

La strategia

I Friedkin, in qualsiasi caso, hanno dimostrato di voler investire quasi esclusivamente su calciatori che hanno meno di 24 anni. Nell’ultimo anno e mezzo hanno speso più di 200 milioni per i cartellini dei giovani, utilizzando altre formule come i prestiti (al massimo con diritto di riscatto) per chi si trova oltre tale soglia anagrafica. A Udine Gasperini perse la pazienza quando in sala stampa gli è stato chiesto quanto fosse difficile lavorare con un gruppo poco esperto dovendo comunque puntare al massimo. «Sto allenando una squadra Under 23 e volete la Champions? Mettetevi d’accordo! Io alleno quello che mi viene dato. Questi ragazzi rappresentano il futuro: non possiamo pensare in questo momento che possano essere competitivi per traguardi così alti. Se non va bene, vorrà dire che senza Champions si cambierà allenatore». Uno sfogo, certo, ma anche uno spunto di riflessione: la Roma ha davvero una rosa all’altezza delle aspettative di proprietà e tifosii? E se fosse stato il lavoro dell’allenatore a coprire alcuni limiti strutturali? Le domande restano aperte. Ma certamente i percorsi altalenanti di Ghilardi, Rensch, Ziolkowski e dello stesso Pisilli (fino a dicembre una riserva) e gli impatti timidi di Vaz e Venturino sono sintomatici. Da una parte ci sono i giovani, che possono crescere solo col tempo e talvolta sbagliando, dall’altra le certezze, o meglio gli «highlander» come li chiama Gasp. Il futuro dipende dal modo in cui, d’ora in avanti, queste due anime sapranno convivere nella rosa della big con l’età media più bassa dell’intera Serie A.


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