Roma-Bologna, la sfida decisiva: Malen però è troppo solo

L’olandese ha segnato 7 gol nelle ultime 9 gare: solo 2 reti invece da tutti gli altri attaccanti
Jacopo Aliprandi
4 min

ROMA - C’è un dato che racconta la situazione più di mille analisi, più di qualsiasi alibi: sette gol. Sono quelli di Malen, diventato in appena nove partite il miglior marcatore della Roma. Un bottino che da una parte certifica l’impatto devastante dell’olandese, dall’altra inchioda i giallorossi a una realtà scomoda, quasi impietosa: il problema in attacco è più grave che mai. E allora sì, quella di Malen è una solitudine rumorosa, che riecheggia tra le difficoltà di una squadra che fatica rifinire e a finalizzare. Una Roma che con gli altri reparti ha segnato parecchio ma che in attacco non ha trovato certezze, né continuità, né alternative credibili. E che oggi si aggrappa alle accelerazioni, agli strappi e al fiuto del suo numero 14 come a un’ancora nel mare agitato.

Rotazioni Roma

Gasperini lo sa bene. E non è un caso che stia cambiando pelle alla sua squadra settimana dopo settimana, partita dopo partita, alla disperata ricerca della formula giusta. Un laboratorio aperto, dove gli esperimenti si susseguono senza sosta: coppie offensive che nascono e si sciolgono nel giro di pochi giorni, soluzioni che provano a dare respiro a Malen ma finiscono per evidenziare ancora di più il vuoto attorno a lui. Così si è passati da un attacco costruito sulla qualità di Pellegrini e Dybala a Torino, a quello più tecnico ma leggero visto contro il Milan con Dybala e Soulé. Poi - dopo il ko della Joya -. ancora Pellegrini accanto allo stesso Soulé tra Udinese e Cagliari, prima di virare su soluzioni diverse con Zaragoza al fianco dell’ex capitano nelle sfide contro Napoli e Cremonese. E non è finita: Cristante avanzato contro la Juventus, Venturino nel tentativo contro il Genoa, fino all’ultima combinazione con Pellegrini ed El Shaarawy a Como. Sette rotazioni della trequarti nelle ultime nove partite di campionato.

Solo due gol

Un continuo rimescolare le carte, un tentativo ostinato di trovare quella scintilla che, finora, non è mai diventata incendio. Il dato è spietato: in mezzo a questa girandola di soluzioni, oltre a Malen hanno trovato la via del gol soltanto Dybala e Pellegrini, una volta ciascuno. Troppo poco, decisamente troppo poco per una squadra che ambisce a restare agganciata alle posizioni che contano. E infatti il confronto con le rivali è impietoso: nessuna delle squadre sopra la Roma in classifica ha un capocannoniere con un bottino così esiguo. Segno evidente di una sterilità offensiva che non può essere nascosta, né tantomeno giustificata. Certo, gli infortuni pesano. Eccome se pesano. Le assenze di Soulé, Dybala, Ferguson e Dovbyk hanno tolto soluzioni, profondità, alternative. Ma non possono bastare a spiegare fino in fondo una crisi realizzativa che ormai è strutturale nel reparto. E così Malen continua a correre, a lottare, a segnare. Da solo, o quasi. Con il peso dell’attacco sulle spalle e la responsabilità di tenere in piedi una Roma che cerca disperatamente nuovi protagonisti. Perché sette gol possono bastare per prendersi la scena. Ma non per salvare una squadra intera. E adesso arriva il Bologna, un ottavo di ritorno che non ammette pareggio. Vince chi segna, lo sa Gasp, lo sa anche Malen.

 

 

 


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