Dal calo fisico ai leader stanchi: la Roma perde pezzi, cosa sta succedendo
ROMA - Cadono come foglie d’autunno, solo che oggi è già primavera e l’allergia di stagione non promette nulla di buono. Una Roma stanca, incerottata, ammaccata e forse anche demotivata dopo la sconfitta di giovedì entra nella fase decisiva della stagione facendo la lista dei presenti. E ovviamente di chi manca. Due tra questi Gasperini ha smesso addirittura di includerli nel conteggio. «Dovbyk e Ferguson sono fuori da troppo tempo, non vanno più considerati neppure assenti», ha detto qualche giorno fa. I due attaccanti sono stati il suo cruccio finché a Trigoria non è sbarcato il marziano Malen. Artem ed Evan non l’hanno mai soddisfatto sotto il profilo tecnico e tutti e due insieme non sono praticamente mai stati a disposizione: da settembre a gennaio si sono alternati in infermeria, fino a frequentarla entrambi dopo le rispettive operazioni. Nei loro casi lo staff medico deve aver fatto una valutazione errata: per l’ucraino dall’infortunio all’intervento sono passati dieci giorni, nella fattispecie dell’irlandese il problema alla caviglia si era invece manifestato un mese e mezzo prima del ricorso alla chirurgia. Contraddittoria pure la gestione di Dybala: sono trascorsi quasi 40 giorni prima che qualcuno individuasse la lesione del menisco esterno sulla quale è intervenuto il prof. Mariani il 6 marzo. Verso il Lecce la Roma può affidarsi ad alcuni punti fermi come Svilar, Pisilli, Pellegrini e Malen, quelli che stanno meglio. Ma ha tanti leader appannati: dall’intera linea difensiva formata da Mancini, N’Dicka ed Hermoso (tutti in calo), passando per Cristante, fino ad arrivare agli esterni Wesley (squalificato domenica) e Celik. Tanti tra quelli che Gasp ha sempre considerato degli “highlander” sono a corto di energie. Di fatto il tecnico è costretto a schierarli sempre non avendo sostituti all’altezza.
