Dal calo fisico ai leader stanchi: la Roma perde pezzi, cosa sta succedendo

Koné si rifà male al bicipite femorale, Pellegrini e Malen quelli più in forma: la situazione in casa giallorossa
Giorgio Marota
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ROMA - Cadono come foglie d’autunno, solo che oggi è già primavera e l’allergia di stagione non promette nulla di buono. Una Roma stanca, incerottata, ammaccata e forse anche demotivata dopo la sconfitta di giovedì entra nella fase decisiva della stagione facendo la lista dei presenti. E ovviamente di chi manca. Due tra questi Gasperini ha smesso addirittura di includerli nel conteggio. «Dovbyk e Ferguson sono fuori da troppo tempo, non vanno più considerati neppure assenti», ha detto qualche giorno fa. I due attaccanti sono stati il suo cruccio finché a Trigoria non è sbarcato il marziano Malen. Artem ed Evan non l’hanno mai soddisfatto sotto il profilo tecnico e tutti e due insieme non sono praticamente mai stati a disposizione: da settembre a gennaio si sono alternati in infermeria, fino a frequentarla entrambi dopo le rispettive operazioni. Nei loro casi lo staff medico deve aver fatto una valutazione errata: per l’ucraino dall’infortunio all’intervento sono passati dieci giorni, nella fattispecie dell’irlandese il problema alla caviglia si era invece manifestato un mese e mezzo prima del ricorso alla chirurgia. Contraddittoria pure la gestione di Dybala: sono trascorsi quasi 40 giorni prima che qualcuno individuasse la lesione del menisco esterno sulla quale è intervenuto il prof. Mariani il 6 marzo. Verso il Lecce la Roma può affidarsi ad alcuni punti fermi come Svilar, Pisilli, Pellegrini e Malen, quelli che stanno meglio. Ma ha tanti leader appannati: dall’intera linea difensiva formata da Mancini, N’Dicka ed Hermoso (tutti in calo), passando per Cristante, fino ad arrivare agli esterni Wesley (squalificato domenica) e Celik. Tanti tra quelli che Gasp ha sempre considerato degli “highlander” sono a corto di energie. Di fatto il tecnico è costretto a schierarli sempre non avendo sostituti all’altezza.

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Roma, un calo evidente

Ieri è arrivata l’ennesima doccia fredda: l’infortunio che giovedì ha costretto Koné a uscire dal campo al 20’ è un altro infortunio al bicipite femorale della gamba destra. Il francese probabilmente non è mai del tutto guarito dallo stop del 25 gennaio: ha accelerato il rientro, ma il muscolo ha finito per chiedergli il conto dopo qualche avvisaglia; a Bologna era ad esempio andato in tribuna e tre giorni dopo a Como era piuttosto affaticato. Nella migliore delle ipotesi, resterà fuori un mese saltando anche la trasferta con l’Inter a Pasqua. I calciatori della Roma hanno già perso 146 partite per problematiche di natura fisica da inizio stagione. Il reparto offensivo (101 forfait) è stato quello più colpito. Gasp non ha potuto contare neppure su Soulé a causa della pubalgia. Matias è sparito dai radar dopo Napoli: prima di fermarsi per le cure, che lo tengono ai box da 7 gare consecutive, era sceso in campo 34 volte su 34. Con tutti questi ko è inevitabile una riflessione pure sulla tenuta atletica della squadra. Marzo è sempre stato un crocevia e la Roma ci è arrivata scarica. Finché ha mostrato i propri muscoli e corso meglio degli avversari, è stata iper competitiva. Perdendo uno dei suoi punti di forza, ha cominciato a fare meno paura.

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ROMA - Cadono come foglie d’autunno, solo che oggi è già primavera e l’allergia di stagione non promette nulla di buono. Una Roma stanca, incerottata, ammaccata e forse anche demotivata dopo la sconfitta di giovedì entra nella fase decisiva della stagione facendo la lista dei presenti. E ovviamente di chi manca. Due tra questi Gasperini ha smesso addirittura di includerli nel conteggio. «Dovbyk e Ferguson sono fuori da troppo tempo, non vanno più considerati neppure assenti», ha detto qualche giorno fa. I due attaccanti sono stati il suo cruccio finché a Trigoria non è sbarcato il marziano Malen. Artem ed Evan non l’hanno mai soddisfatto sotto il profilo tecnico e tutti e due insieme non sono praticamente mai stati a disposizione: da settembre a gennaio si sono alternati in infermeria, fino a frequentarla entrambi dopo le rispettive operazioni. Nei loro casi lo staff medico deve aver fatto una valutazione errata: per l’ucraino dall’infortunio all’intervento sono passati dieci giorni, nella fattispecie dell’irlandese il problema alla caviglia si era invece manifestato un mese e mezzo prima del ricorso alla chirurgia. Contraddittoria pure la gestione di Dybala: sono trascorsi quasi 40 giorni prima che qualcuno individuasse la lesione del menisco esterno sulla quale è intervenuto il prof. Mariani il 6 marzo. Verso il Lecce la Roma può affidarsi ad alcuni punti fermi come Svilar, Pisilli, Pellegrini e Malen, quelli che stanno meglio. Ma ha tanti leader appannati: dall’intera linea difensiva formata da Mancini, N’Dicka ed Hermoso (tutti in calo), passando per Cristante, fino ad arrivare agli esterni Wesley (squalificato domenica) e Celik. Tanti tra quelli che Gasp ha sempre considerato degli “highlander” sono a corto di energie. Di fatto il tecnico è costretto a schierarli sempre non avendo sostituti all’altezza.

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