Gasperini tra silenzi e malumori: cosa ha chiesto a chiare lettere Dan Friedkin dopo il flop in Europa
Dicono che il silenzio sia di chi s’accontenta, ma tante grandi rivoluzioni sono state fatte senza alzare la voce, con i gesti più che con le parole, elevando il non detto a manifesto di un’insoddisfazione. «L’indisposizione» di Gasperini subito dopo Roma-Lecce, più di forma che di sostanza, è sembrata un gesto di protesta. Elegante, se vogliamo, volto a evitare ogni possibile scontro, alla luce del diktat categorico di Dan Friedkin post eliminazione dall’Europa League: nessuno perda la testa, la stagione è ancora lunga. Il presidente vuole fare i conti alla fine ed evitare che il gruppo di lavoro si sfaldi. Già una volta Gasp era rimasto in silenzio per evitare di compromettersi: accadde proprio contro i salentini, nella partita d’andata giocata il 6 gennaio, quando vinse e scomparve perché sopraffatto dal nervosismo di un mercato che non decollava. C’è una curiosa coincidenza che accomuna i due silenzi: al Via del Mare segnarono per la prima (e unica) volta insieme Dovbyk e Ferguson, due sere fa ha fatto centro Robinio Vaz; in entrambi i casi, proprio gli attaccanti che Gasp è stato “costretto” a schierare per mancanza di alternative. A pesare sulla scelta, secondo i rumors, sarebbero state anche le parole nel pre-partita del ds Massara, con il quale il tecnico sembra in contrasto da mesi: «Gli infortuni fanno parte del calcio e capitano a tutte le squadre. È una situazione che abbiamo dovuto affrontare, ma non siamo gli unici: dobbiamo comunque essere in grado di trovare le risorse per fare meglio».
Roma, i nodi da sciogliere
Il disallineamento tra Gasperini e una certa area del club si concentra su più punti. A partire dalla gestione degli infortuni: gli specialisti di fiducia dei Friedkin non sempre hanno condiviso le valutazioni dello staff medico; così tre calciatori sono stati operati in ritardo (Dovbyk, Ferguson e Dybala) in seguito a terapie conservative che non hanno portato dei frutti. Diverse, poi, le incomprensioni sul mercato: in estate, ma soprattutto a gennaio, l’allenatore aveva chiesto dei calciatori pronti, eppure sono proseguiti gli investimenti sugli under 24 (200 milioni spesi nell’ultimo anno e mezzo); ad esempio Vaz, pagato 25 milioni, anziché un altro profilo “alla Malen” che avrebbe aggiunto esperienza nel reparto. «Dobbiamo chiarire se vogliamo vincere o se vogliamo far crescere i giovani», aveva detto qualche settimana fa Gasperini. E ancora: «Se non arriviamo quarti, vorrà dire che si cambierà allenatore, e fine delle trasmissioni».
