La Roma taglia: l’obiettivo dei Friedkin e le mosse sul mercato per alleggerire il monte stipendi

Piano biennale: gli 11 più pagati oggi superano quota 77 milioni. C'è il paletto Uefa da rispettare, il deficit non oltre i 60 milioni
Giorgio Marota
4 min
Tagsoggi

ROMA - Un sogno sostenibile. Non è più tempo di spese pazze nel calcio, neppure per quelle proprietà facoltose che ambiscono a vincere e non s’accontentano di partecipare. La Roma di Friedkin, secondo patron più ricco della Serie A dopo la famiglia Hartono, si avvicina alla stagione del centenario giallorosso (la prossima) da una parte con la voglia di scrivere una pagina di storia, magari tinta del tricolore che manca dal 2001, e dall’altra con l’esigenza di continuare ad abbattere il monte ingaggi, quello che ancora oggi rappresenta la voce di spesa più corposa in società. Dan, al suo arrivo, ha trovato una situazione abbastanza critica: il club viveva al di sopra delle proprie possibilità, pagava troppo i calciatori, elargiva stipendi faraonici e contava un numero esagerato di dipendenti in tutte le aree, dalla dirigenza alla comunicazione. Negli ultimi cinque anni a Trigoria è stato un continuo sforbiciare e l’operazione non può dirsi ancora conclusa.

Gli stipendi e i tagli: il piano della Roma

Solamente per il parco giocatori e lo staff di supporto alla squadra, dalle casse della Roma in questa stagione usciranno 140 milioni lordi circa di emolumenti. L’obiettivo della proprietà è scendere sotto quota 100 nel giro di un paio di stagioni al massimo. Non è semplice, ma neppure impossibile. Basti pensare che i calciatori con il contratto in scadenza al 30 giugno, cioè Dybala, El Shaarawy, Pellegrini e Celik, messi insieme, pesano sul monte ingaggi (che è leggermente cresciuto dal 2024-25 al 2025-26) più di 30 milioni di euro. Lo stallo attuale nelle contrattazioni è quindi una spiegazione plausibile sul perché la direzione sportiva del club non abbia ancora approfondito i dialoghi per gli eventuali rinnovi.

I paletti Uefa: la cifra da rispettare

In quest’ottica va ricordato come la Roma, nel 2022, abbia siglato con l’Uefa un patto per rientrare nei confini del fair play finanziario entro il 2025-26. Il club si è impegnato a mantenere sotto controllo il costo della rosa e il bilancio, prevedendo di non superare un deficit aggregato di 60 milioni. Oltre agli ammortamenti, cioè la distribuzione della cifra spesa per gli acquisti dei cartellini in base agli anni di contratto dei calciatori, a pesare è anche il costo dei giocatori in lista (ammortamento più ingaggio lordo) che dovrebbe essere inferiore alla stagione precedente. La società ha pagato delle piccole multe strada facendo, ma i conti sono in netto miglioramento e questo fa ben sperare in vista della valutazione finale. In qualsiasi caso, delle plusvalenze al 30 giugno saranno necessarie e la prospettiva di dover sacrificare un big appare concreta. Ma non esiste solo il “settlement agreement” di Nyon. La Roma deve rispettare i parametri Figc legati al costo del lavoro allargato (pena il mercato bloccato o a saldo zero) e come tutti i club europei anche la “Squad Cost Rule”, la norma Uefa che stabilisce come il costo della rosa non debba superare il 70% dei ricavi. La logica è comune: solo aumentando le entrate una società può permettersi di pagare stipendi più alti o acquistare per cifre maggiori. La top 11 dei giallorossi più remunerati conta 77 milioni lordi di stipendi. Da Dovbyk (più di 6 annui) a Tsimikas (4,6) fino a Ferguson (3,3), alcuni sono già fuori o ai margini del progetto tecnico. Tagliare, in alcuni casi, non sarà doloroso.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma