Zago, l’intervista: “N’Dicka deve restare. La Roma ha bisogno di Totti”

Il difensore campione d’Italia tra singoli e prospettive: tutte le sue parole
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Lo chiamavano Terminator. Il motivo? Era un mix di potenza e cattiveria agonistica. Antonio Carlos Zago, 56 anni, uno scudetto da protagonista nella Roma di Capello, adesso fa l’allenatore e sabato scorso è tornato in campo nella prima edizione indoor di Operazione Nostalgia al Palazzetto dello Sport dell’Eur.  

Come è stato riabbracciare il pubblico di Roma?
«Bello. Rivedere tanti ex campioni è stato emozionante. È la mia seconda casa».  

 Totti fa ancora la differenza.  
«È in forma come Zanetti, Hernanes e Veron». 

Manca un “capitano” nell'organigramma?  
«Siamo vicini al centenario. La società deve avere una persona come lui all’interno, è stato il giocatore più amato dalla gente e il più grande di tutti i tempi. Può fare un ottimo lavoro».

Ma è vero che le parlava nel sonno? 
«Quando sono arrivato mi hanno messo in camera con Francesco. Di notte si svegliava e iniziava a parlare e parlare (sorride)». 

Come si vince uno scudetto a Roma? 
«Giocando a calcio, dando il massimo e costruendo un’ottima squadra. Dopo un avvio incerto, abbiamo dimostrato di poter competere con le grandi del Nord. Potevamo portare a casa più trofei: magari uno scudetto in più e fare meglio in Champions». 

Malen è il nuovo Batistuta? 
«No, deve farne di strada. È un grande attaccante, ma Batistuta è stato un gigante sia alla Fiorentina che alla Roma». 

Un pensiero sulla lotta per la Champions. 
«Sarà entusiasmante fino alla fine. Spero che la Roma possa spuntarla sul Como e la Juventus. Tiferò per i giallorossi». 

Intanto Inter-Roma è dietro l’angolo.  
«Bisogna provare a vincere fuori casa, anche se sarà difficile. Un successo a Milano renderebbe l’intero campionato più interessante». 

C’è un giocatore che le somiglia in questa rosa? 
«Dico Mancini. Scarica in campo tutta la grinta che serve». 

La difesa a inizio stagione era la migliore d’Europa, poi però si è rotto qualcosa. Come si spiega il calo? 
«La sfortuna e le disattenzioni a volte presentano il conto. Bisogna restare concentrati e leggere prima le situazioni: questo è mancato. Abbiamo una buona retroguardia, il calo può capitare, ma non ci voleva proprio adesso. Ci sono ancora parecchie partite per invertire il trend». 

N’Dicka è un punto fermo. La Roma dovrebbe tenerselo stretto?
«Le prestazioni sono calate. È stato leggero nelle ultime partite, ma fa parte del momento che attraversa la Roma. È giovane, dovrebbe rimanere ed essere confermato, ma non so se si punterà su un centrale con più esperienza».  

Gasperini è l’uomo giusto per questa piazza? 
«Assomiglia un po’ a Capello. È un allenatore italiano che ha fatto un lavoro straordinario all’Atalanta. Ma serve tempo». 

Le piacerebbe allenare in Italia? 
«Se fossi rimasto sarebbe stato più facile. Tornare adesso è un po’ complicato. Non è una critica, ma guardando il livello di alcuni stranieri degli ultimi due anni, penso che potrei avere un’opportunità. Mettermi in gioco qui sarebbe un sogno».  

Capitolo Mondiali. Il Brasile di Ancelotti è favorito ad alzare il trofeo? 
«Per i tifosi sarebbe poco anche il secondo posto. Ma Ancelotti ha firmato un contratto fino al 2030: deve restare e lavorare. Vale come per la Roma. C’è bisogno di tempo per scrivere storie bellissime. Spero possa trionfare subito, ma ci sono nazionali più forti ai nastri di partenza». 

Quali? 
«Francia, Argentina e Spagna per esempio». 

E l’Italia di Gattuso ce la farà a strappare il pass? 
«Ho discendenti italiani, non posso che augurarmelo. Sarebbe un disastro stare fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva». 


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