Massara e il piano per cambiare tutto: mezza Roma ai saluti. La lista dei giocatori in bilico
La notte di Milano lascia scorie pesanti, quasi definitive. La caduta contro l’Inter è una fotografia impietosa dello stato attuale della Roma: una squadra che lotta, resiste, ma che oggi appare lontana dalle grandi. E da Trigoria, filtrano segnali chiari. La proprietà non si nasconde più. Serve una svolta, una rottura con il passato recente. Un intervento chirurgico sul “nucleo” della squadra.
I giocatori a rischio
E allora, inevitabilmente, si passa ai nomi. La lista dei possibili partenti è tutt’altro che marginale. Çelik ed El Shaarawy sono a fine corsa contrattuale, così come Pellegrini e Dybala, due simboli recenti ma oggi in bilico. Non è solo una questione tecnica, è anche economica, progettuale. Cristante ha il contratto in scadenza nel 2027 e negli ultimi mesi si è spesso parlato di una firma imminente del rinnovo di contratto (insieme a Mancini), ma fin qui la fumata bianca non è ancora arrivata. N’Dicka può diventare una pedina sacrificabile per generare plusvalenza, complice un rendimento troppo altalenante. E poi c’è Hermoso: un solo anno di contratto, 31 anni in arrivo, acciacchi frequenti e prestazioni che non sempre convincono. La serata di Milano è stata emblematica. E poi ci sono i giocatori che rientreranno dai prestiti come Tsimikas, Ferguson, Venturino e Zaragoza, più quelli che la Roma vorrebbe cedere se dovessero arrivare offerte: Rensch, Angeliño, Dovbyk. Impossibile mandare via tutti, Massara valuterà la situazione passo dopo passo.
Roma, gli infortuni
E poi c’è la questione campo. La fotografia più cruda è un’altra, ed è tutta tecnica: senza Wesley, Dybala, Koné, Mancini (lesione, arrivederci al Bologna) e Soulé (fuori condizione) la Roma é una squadra non all’altezza della corsa Champions. Un dato che pesa come un macigno e che ridimensiona qualsiasi ambizione. Gasperini ne è consapevole. Il suo calcio, intenso e verticale, non può prescindere dai migliori interpreti. Per inseguire la Champions e giocarsela negli scontri diretti serve continuità, qualità, profondità. E invece, da metà gennaio, il tecnico non ha mai potuto schierare l’undici ideale. Un handicap enorme, che spiega molto più di tante analisi tattiche.
