Massara e il piano per cambiare tutto: mezza Roma ai saluti. La lista dei giocatori in bilico

Tanti calciatori in bilico tra scadenze di contratto e fine prestiti. Anche Cristante delude
Jacopo Aliprandi
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La notte di Milano lascia scorie pesanti, quasi definitive. La caduta contro l’Inter è una fotografia impietosa dello stato attuale della Roma: una squadra che lotta, resiste, ma che oggi appare lontana dalle grandi. E da Trigoria, filtrano segnali chiari. La proprietà non si nasconde più. Serve una svolta, una rottura con il passato recente. Un intervento chirurgico sul “nucleo” della squadra.

I giocatori a rischio

E allora, inevitabilmente, si passa ai nomi. La lista dei possibili partenti è tutt’altro che marginale. Çelik ed El Shaarawy sono a fine corsa contrattuale, così come Pellegrini e Dybala, due simboli recenti ma oggi in bilico. Non è solo una questione tecnica, è anche economica, progettuale. Cristante ha il contratto in scadenza nel 2027 e negli ultimi mesi si è spesso parlato di una firma imminente del rinnovo di contratto (insieme a Mancini), ma fin qui la fumata bianca non è ancora arrivata. N’Dicka può diventare una pedina sacrificabile per generare plusvalenza, complice un rendimento troppo altalenante. E poi c’è Hermoso: un solo anno di contratto, 31 anni in arrivo, acciacchi frequenti e prestazioni che non sempre convincono. La serata di Milano è stata emblematica. E poi ci sono i giocatori che rientreranno dai prestiti come Tsimikas, Ferguson, Venturino e Zaragoza, più quelli che la Roma vorrebbe cedere se dovessero arrivare offerte: Rensch, Angeliño, Dovbyk. Impossibile mandare via tutti, Massara valuterà la situazione passo dopo passo.

 

 

Roma, gli infortuni

E poi c’è la questione campo. La fotografia più cruda è un’altra, ed è tutta tecnica: senza Wesley, Dybala, Koné, Mancini (lesione, arrivederci al Bologna) e Soulé (fuori condizione) la Roma é una squadra non all’altezza della corsa Champions. Un dato che pesa come un macigno e che ridimensiona qualsiasi ambizione. Gasperini ne è consapevole. Il suo calcio, intenso e verticale, non può prescindere dai migliori interpreti. Per inseguire la Champions e giocarsela negli scontri diretti serve continuità, qualità, profondità. E invece, da metà gennaio, il tecnico non ha mai potuto schierare l’undici ideale. Un handicap enorme, che spiega molto più di tante analisi tattiche.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Chi viaggia verso la conferma

Eppure, proprio Gasp, nel post gara, ha scelto una linea chiara, quasi controcorrente rispetto ai segnali societari: «Quello che bisogna fare per la prossima stagione è migliorare questo gruppo. Non ricostruirlo o abbatterlo, ma rinforzarlo». Parole pesate, che raccontano apparentemente due visioni diverse. Da una parte la necessità di cambiare profondamente, dall’altra la volontà di consolidare e migliorare. Il confronto sarà inevitabile, sempre che le parole pubbliche del tecnico coincidano con quanto espresso poi alla proprietà. Di certo il tecnico non avrebbe potuto dire altro sul gruppo a stagione in corso. Intanto, a fare da collante, ci pensa Massara, che prima della sfida aveva blindato l’allenatore senza mezzi termini: «Sapevamo di dover ricominciare un ciclo, siamo ripartiti con un allenatore che sta facendo delle ottime cose, siamo molto contenti. La sua permanenza è una certezza». È (quasi) tutto il resto invece a essere in discussione.

 


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La notte di Milano lascia scorie pesanti, quasi definitive. La caduta contro l’Inter è una fotografia impietosa dello stato attuale della Roma: una squadra che lotta, resiste, ma che oggi appare lontana dalle grandi. E da Trigoria, filtrano segnali chiari. La proprietà non si nasconde più. Serve una svolta, una rottura con il passato recente. Un intervento chirurgico sul “nucleo” della squadra.

I giocatori a rischio

E allora, inevitabilmente, si passa ai nomi. La lista dei possibili partenti è tutt’altro che marginale. Çelik ed El Shaarawy sono a fine corsa contrattuale, così come Pellegrini e Dybala, due simboli recenti ma oggi in bilico. Non è solo una questione tecnica, è anche economica, progettuale. Cristante ha il contratto in scadenza nel 2027 e negli ultimi mesi si è spesso parlato di una firma imminente del rinnovo di contratto (insieme a Mancini), ma fin qui la fumata bianca non è ancora arrivata. N’Dicka può diventare una pedina sacrificabile per generare plusvalenza, complice un rendimento troppo altalenante. E poi c’è Hermoso: un solo anno di contratto, 31 anni in arrivo, acciacchi frequenti e prestazioni che non sempre convincono. La serata di Milano è stata emblematica. E poi ci sono i giocatori che rientreranno dai prestiti come Tsimikas, Ferguson, Venturino e Zaragoza, più quelli che la Roma vorrebbe cedere se dovessero arrivare offerte: Rensch, Angeliño, Dovbyk. Impossibile mandare via tutti, Massara valuterà la situazione passo dopo passo.

 

 

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E poi c’è la questione campo. La fotografia più cruda è un’altra, ed è tutta tecnica: senza Wesley, Dybala, Koné, Mancini (lesione, arrivederci al Bologna) e Soulé (fuori condizione) la Roma é una squadra non all’altezza della corsa Champions. Un dato che pesa come un macigno e che ridimensiona qualsiasi ambizione. Gasperini ne è consapevole. Il suo calcio, intenso e verticale, non può prescindere dai migliori interpreti. Per inseguire la Champions e giocarsela negli scontri diretti serve continuità, qualità, profondità. E invece, da metà gennaio, il tecnico non ha mai potuto schierare l’undici ideale. Un handicap enorme, che spiega molto più di tante analisi tattiche.


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