Malen non basta, l’attacco della Roma è un flop: sarà rifondato
ROMA - C’è un numero che pesa come un macigno sul presente della Roma. È il 42. Non è un dettaglio, non è una statistica qualsiasi: è un allarme rosso, acceso e lampeggiante. Dopo 31 giornate di Serie A, i giallorossi hanno segnato appena 42 gol. Mai così pochi da oltre trent’anni. Bisogna riavvolgere il nastro fino al campionato 1994-1995 per ritrovare una Roma più sterile: 36 reti, un’altra epoca, un altro calcio. Eppure, anche allora, la classifica raccontava una squadra discontinua, quinta in classifica e in linea con i numeri di quella di oggi. Un parallelismo inquietante, quasi un déjà vu che sa di occasione mancata e di potenziale inespresso.
Il dato, però, non si ferma alla storia del club. Colpisce anche la traiettoria di Gasperini. Un tecnico che ha costruito la sua identità sul gioco offensivo, sull’intensità, sulla capacità di trasformare ogni partita in un assalto continuo. E invece, numeri alla mano, per trovare una sua squadra meno prolifica alla 31ª giornata bisogna tornare al Genoa 2015-2016: 36 gol. Anche qui, un salto indietro di quasi un decennio. Insomma, la Roma in attacco si è inceppata. Anzi, il motore non è mai del tutto partito davvero.
Roma, attacco svuotato
In un attacco che fatica a decollare, si salva - e salva tutto - Donyell Malen. L’olandese è diventato il riferimento offensivo, il terminale più affidabile, il bomber di cui non puoi più fare a meno. Il suo arrivo in inverno è stato miracoloso, per Gasperini e per tutta la Roma. Dopo lo strappo tra il centravanti e l’Aston Villa, Massara è stato perfetto a intavolare una trattativa lampo per portarlo nella Capitale prima dell’eventuale (e sicuro) inserimento di altri club. Senza i suoi gol, la fotografia sarebbe ancora più sbiadita, quasi drammatica. Il problema, però, è strutturale. Le assenze pesano come macigni: Ferguson, Dovbyk, Dybala, Soulé, tornato contro l’Inter dopo oltre un mese di dolori per la pubalgia. Un reparto decimato, svuotato di alternative, impoverito di soluzioni. E quando manca la qualità, quando si spegne la fantasia, i numeri diventano inevitabilmente spietati.
Cambiamenti
Quarantadue gol in 31 giornate non sono solo una statistica: sono un segnale. Forte, chiarissimo. La Roma segna poco, crea meno di quanto dovrebbe, e soprattutto non ha continuità. È una squadra che si accende a intermittenza, incapace di trasformare il potenziale in produzione reale. E allora la domanda è inevitabile: cosa serve per cambiare rotta? La risposta, forse, è già scritta nei numeri. Non basta ritoccare, non basta aggiustare. Serve intervenire, profondamente. Una riflessione che va oltre la stagione, oltre gli infortuni, oltre le contingenze. Serve una rivoluzione. Perché la Roma, per storia e ambizione, non può permettersi di restare prigioniera di quel 42. Un numero che oggi racconta tutto ciò che non funziona. E che domani dovrà diventare solo un brutto ricordo.
