Rivoluzione Roma, Friedkin cambia: tre colpi per Gasperini

La proprietà ha cambiato radicalmente prospettiva: il tecnico è al centro del sistema Roma, non più la squadra
Jacopo Aliprandi

C'è una Roma che cambia asse, che ribalta il proprio sistema come se fosse un planisfero capovolto. Una Roma che prova a riscrivere le coordinate del suo universo calcistico partendo da un’idea tanto radicale quanto chiara: spostare il centro di gravità. Non più la squadra intesa come somma di individualità, ma l’allenatore come fulcro assoluto. Una rivoluzione, appunto. Friedkiniana. Un cambio di paradigma che ricorda, per portata concettuale, una vera rivoluzione copernicana: il tecnico al centro, il resto a orbitargli attorno. E in questo nuovo ordine giallorosso il nome è già inciso, netto: Gasperini. Il “Gaspcentrismo” non è solo una suggestione, ma una linea guida destinata a orientare ogni scelta futura. Dopo anni di ribaltoni ed esoneri - da Mourinho a De Rossi fino a Juric - la proprietà ha deciso di cambiare prospettiva, spostando il peso delle responsabilità su una squadra che, oggi più che mai, è stata giudicata non all’altezza.

 

 

Roma, ci sarà un sacrificio

La sconfitta di Pasqua contro l’Inter non è stata solo un passo falso, ma una certificazione. Un verdetto netto: questa Roma, così costruita, non è competitiva. E allora basta rattoppi, basta compromessi. La stagione, nelle idee dei Friedkin, era già stata etichettata come di transizione, con qualche lampo positivo ma senza mai perdere di vista la realtà. Per uscire dalla palude dei quinti e sesti posti serve uno strappo. Deciso. Profondo. Strutturale. Il primo fronte è quello economico. A Trigoria si fanno i conti, si studia il margine, si pianifica il futuro. Il nodo resta il fair play finanziario, ma dopo il 30 giugno lo scenario potrebbe cambiare, come aveva detto Ranieri parlando di “mercato complicato” riferendosi agli ultimi due ora completati, auspicando maggiore libertà dal prossimo luglio. La chiusura del settlement agreement passa inevitabilmente da una plusvalenza pesante: (almeno) una cessione importante, dolorosa ma necessaria, capace di accontentare l’Uefa e generare liquidità. Un sacrificio, sì, ma funzionale alla ricostruzione.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

I tre colpi sul mercato

Poi verrà il mercato, quello vero. Quello che dovrà consegnare a Gasperini una squadra plasmata sulle sue idee. Subito tre mosse, chiare e mirate. La prima: un attaccante di sinistra di alto livello, quella pedina mai arrivata nelle ultime sessioni e diventata ormai una priorità assoluta. La seconda: un terzino sinistro naturale, per liberare Wesley e restituirlo alla sua corsia preferita, a destra. La terza: un centrocampista offensivo, capace di cucire il gioco ma anche di incidere avanti con qualità, inserimenti, assist e gol. Tre innesti, ma soprattutto tre segnali. Perché il mercato non sarà solo entrate, ma anche uscite. E qui la rivoluzione si farà sentire davvero: tanti elementi, tra comprimari e senatori, sono destinati a lasciare. Cambierà il nucleo, cambierà la leadership, cambierà l’anima della squadra se la società riuscirà a farlo. La Roma si prepara a voltare pagina. Non con un semplice aggiornamento, ma con una riscrittura completa del proprio Dna calcistico. Il processo è appena iniziato, ma la direzione è tracciata. E stavolta, almeno nelle intenzioni, non si torna indietro. La rivoluzione Friedkiniana è in atto. E promette di cambiare tutto.

 


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C'è una Roma che cambia asse, che ribalta il proprio sistema come se fosse un planisfero capovolto. Una Roma che prova a riscrivere le coordinate del suo universo calcistico partendo da un’idea tanto radicale quanto chiara: spostare il centro di gravità. Non più la squadra intesa come somma di individualità, ma l’allenatore come fulcro assoluto. Una rivoluzione, appunto. Friedkiniana. Un cambio di paradigma che ricorda, per portata concettuale, una vera rivoluzione copernicana: il tecnico al centro, il resto a orbitargli attorno. E in questo nuovo ordine giallorosso il nome è già inciso, netto: Gasperini. Il “Gaspcentrismo” non è solo una suggestione, ma una linea guida destinata a orientare ogni scelta futura. Dopo anni di ribaltoni ed esoneri - da Mourinho a De Rossi fino a Juric - la proprietà ha deciso di cambiare prospettiva, spostando il peso delle responsabilità su una squadra che, oggi più che mai, è stata giudicata non all’altezza.

 

 

Roma, ci sarà un sacrificio

La sconfitta di Pasqua contro l’Inter non è stata solo un passo falso, ma una certificazione. Un verdetto netto: questa Roma, così costruita, non è competitiva. E allora basta rattoppi, basta compromessi. La stagione, nelle idee dei Friedkin, era già stata etichettata come di transizione, con qualche lampo positivo ma senza mai perdere di vista la realtà. Per uscire dalla palude dei quinti e sesti posti serve uno strappo. Deciso. Profondo. Strutturale. Il primo fronte è quello economico. A Trigoria si fanno i conti, si studia il margine, si pianifica il futuro. Il nodo resta il fair play finanziario, ma dopo il 30 giugno lo scenario potrebbe cambiare, come aveva detto Ranieri parlando di “mercato complicato” riferendosi agli ultimi due ora completati, auspicando maggiore libertà dal prossimo luglio. La chiusura del settlement agreement passa inevitabilmente da una plusvalenza pesante: (almeno) una cessione importante, dolorosa ma necessaria, capace di accontentare l’Uefa e generare liquidità. Un sacrificio, sì, ma funzionale alla ricostruzione.


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