Mercato Roma, solo in nove sono sicuri di restare

Plusvalenze e rifondazione ormai certa: la rosa cambierà in modo radicale con un occhio  al bilancio
Giorgio Marota
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Nessuno si senta davvero al sicuro. Il messaggio che Dan Friedkin ha fatto recapitare ai naviganti, ancora nel bel mezzo della burrasca di San Siro, suona più o meno così. La cultura degli alibi è stata spazzata via in una notte, dopo il miliardo investimento in 5 anni senza mai raggiungere la Champions e con un invito appena sussurrato ma deciso a una squadra che, subendo per la prima volta 5 gol dopo la crisi di marzo, ha cominciato a dare preoccupanti segnali di deriva. Dire che il presidente non abbia gradito il crollo è un eufemismo. Così ha iniziato a fare i conti, anche in uscita.

 

 

Scadenze e mancati riscatti

Tra quelli che sembrano già con un piede e mezzo fuori da Trigoria ci sono Celik ed El Shaarawy, entrambi svincolati al 1° di luglio, ma con speranze di rinnovo se possibile ancora più ridotte rispetto a quelle già flebili di Pellegrini e Dybala, che si trovano nelle stesse condizioni contrattuali. Ferguson e Tsimikas verranno certamente rispediti in Premier (al Brighton e al Liverpool) a chiusura della stagione di prestito. Non sembrano esserci margini neppure per i riscatti di Zaragoza e Venturino: i 20,5 milioni di euro che sarebbero stati investiti per i due attaccanti (13,5 e 7) rappresenteranno un tesoretto di partenza per l’acquisto di un’ala sinistra offensiva più affidabile e incisiva sotto porta. Anche due calciatori che a inizio stagione partivano con prospettive da titolari ora sono ai margini: da una parte c’è Angeliño, che ha vissuto un calvario a causa di un problema fisico mai davvero risolto, dall’altra Dovbyk, mai davvero entrato nel cuore di Gasp al punto che il tecnico non lo considera più nemmeno tra gli assenti dell’infermeria nonostante ci siano buone speranze di rivederlo in campo a maggio.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

I pilastri in bilico

In bilico ci sono anche alcuni pilastri della squadra, illustri rappresentanti di quel nucleo che Friedkin vorrebbe rifondare: abbiamo già detto di Dybala e Pellegrini, i due stipendi più onerosi della rosa, ma non di N’Dicka e Koné, due potenziali superplusvalenze, 18 milioni investiti in due (l’ivoriano è costato zero) che potrebbero diventare potenzialmente 100. Chissà che qualche riflessione non venga fatta pure per capitan Cristante, il cui rinnovo fino al 2030 è stato al momento messo in stand by, oltre che per Hermoso, il difensore più esperto. Ripartire da totem come Svilar, Mancini, Wesley, Pisilli, Malen (25 milioni per il riscatto già pronti), Soulé e da profili ancora da modellare del tutto come Ghilardi, Vaz ed El Aynaoui, invece, sarà necessario. Per fare in modo che il lavoro di questa stagione non vada perduto serve una rivoluzione ragionata.

 


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Nessuno si senta davvero al sicuro. Il messaggio che Dan Friedkin ha fatto recapitare ai naviganti, ancora nel bel mezzo della burrasca di San Siro, suona più o meno così. La cultura degli alibi è stata spazzata via in una notte, dopo il miliardo investimento in 5 anni senza mai raggiungere la Champions e con un invito appena sussurrato ma deciso a una squadra che, subendo per la prima volta 5 gol dopo la crisi di marzo, ha cominciato a dare preoccupanti segnali di deriva. Dire che il presidente non abbia gradito il crollo è un eufemismo. Così ha iniziato a fare i conti, anche in uscita.

 

 

Scadenze e mancati riscatti

Tra quelli che sembrano già con un piede e mezzo fuori da Trigoria ci sono Celik ed El Shaarawy, entrambi svincolati al 1° di luglio, ma con speranze di rinnovo se possibile ancora più ridotte rispetto a quelle già flebili di Pellegrini e Dybala, che si trovano nelle stesse condizioni contrattuali. Ferguson e Tsimikas verranno certamente rispediti in Premier (al Brighton e al Liverpool) a chiusura della stagione di prestito. Non sembrano esserci margini neppure per i riscatti di Zaragoza e Venturino: i 20,5 milioni di euro che sarebbero stati investiti per i due attaccanti (13,5 e 7) rappresenteranno un tesoretto di partenza per l’acquisto di un’ala sinistra offensiva più affidabile e incisiva sotto porta. Anche due calciatori che a inizio stagione partivano con prospettive da titolari ora sono ai margini: da una parte c’è Angeliño, che ha vissuto un calvario a causa di un problema fisico mai davvero risolto, dall’altra Dovbyk, mai davvero entrato nel cuore di Gasp al punto che il tecnico non lo considera più nemmeno tra gli assenti dell’infermeria nonostante ci siano buone speranze di rivederlo in campo a maggio.


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