Roma, Gasperini apre il caso: su trenta arrivi in due anni giocano in sei
Duecentoquarantanove milioni. Un numero che pesa, che rimbomba dentro Trigoria come un’eco difficile da ignorare. È la cifra monstre investita sul mercato da Dan Friedkin negli ultimi due anni. Una montagna di denaro che racconta ambizioni alte, altissime, ma che allo stesso tempo alimenta una sensazione opposta: quella di un rendimento ancora incompiuto. Perché se il traguardo si chiama quinto o sesto posto, allora sì, “non essere soddisfatto” diventa quasi un eufemismo. E il conto, freddo e spietato, parla chiaro: dei 249 milioni spesi, solo 101 stanno restituendo segnali davvero incoraggianti. Il resto è un cantiere aperto, un investimento sospeso tra attese e interrogativi. In lista ci sono i giovani su cui si continua a scommettere - Vaz (22 milioni), Ziolkowski (6,6) - e quelli da cui è lecito pretendere di più, come El Aynaoui (23,5). Perché a Roma il tempo non è mai infinito, e il margine di errore è sempre più sottile.
I trenta in due anni
È qui che entra in scena Gasperini, con la sua visione netta, quasi chirurgica. Il tecnico ha acceso i riflettori su un tema tanto evidente quanto scomodo: la strategia. Negli ultimi due anni il lavoro condiviso tra Ghisolfi e Massara è stato complesso, spesso acrobatico, tra vincoli di fair play finanziario e la difficoltà di liberarsi degli esuberi. Una rosa da rattoppare più che rifondare, da aggiustare senza mai poter davvero rivoluzionare. Ma il punto, per Gasperini, è un altro. Ed è chiarissimo nelle sue parole: «Mi sembra che alla Roma negli ultimi due anni siano arrivati 30 giocatori. Di questi, forse 4 o 5 stanno giocando in questo momento, forse meno». Tradotto: basta quantità, serve qualità mirata, anche se si vuole fare una rifondazione della squadra. Quindi più Wesley e più Malen. Meno scommesse poco funzionali, meno profili che non incidono. Una linea sottile ma decisiva, che separa il mercato come accumulo da quello come costruzione.
