Roma, Gasperini apre il caso: su trenta arrivi in due anni giocano in sei

La visione netta, quasi chirurgica del tecnico, porta ad una valutazione complessiva dei calciatori arrivati dal mercato
Jacopo Aliprandi

Duecentoquarantanove milioni. Un numero che pesa, che rimbomba dentro Trigoria come un’eco difficile da ignorare. È la cifra monstre investita sul mercato da Dan Friedkin negli ultimi due anni. Una montagna di denaro che racconta ambizioni alte, altissime, ma che allo stesso tempo alimenta una sensazione opposta: quella di un rendimento ancora incompiuto. Perché se il traguardo si chiama quinto o sesto posto, allora sì, “non essere soddisfatto” diventa quasi un eufemismo. E il conto, freddo e spietato, parla chiaro: dei 249 milioni spesi, solo 101 stanno restituendo segnali davvero incoraggianti. Il resto è un cantiere aperto, un investimento sospeso tra attese e interrogativi. In lista ci sono i giovani su cui si continua a scommettere - Vaz (22 milioni), Ziolkowski (6,6) - e quelli da cui è lecito pretendere di più, come El Aynaoui (23,5). Perché a Roma il tempo non è mai infinito, e il margine di errore è sempre più sottile.

 

 

I trenta in due anni

È qui che entra in scena Gasperini, con la sua visione netta, quasi chirurgica. Il tecnico ha acceso i riflettori su un tema tanto evidente quanto scomodo: la strategia. Negli ultimi due anni il lavoro condiviso tra Ghisolfi e Massara è stato complesso, spesso acrobatico, tra vincoli di fair play finanziario e la difficoltà di liberarsi degli esuberi. Una rosa da rattoppare più che rifondare, da aggiustare senza mai poter davvero rivoluzionare. Ma il punto, per Gasperini, è un altro. Ed è chiarissimo nelle sue parole: «Mi sembra che alla Roma negli ultimi due anni siano arrivati 30 giocatori. Di questi, forse 4 o 5 stanno giocando in questo momento, forse meno». Tradotto: basta quantità, serve qualità mirata, anche se si vuole fare una rifondazione della squadra. Quindi più Wesley e più Malen. Meno scommesse poco funzionali, meno profili che non incidono. Una linea sottile ma decisiva, che separa il mercato come accumulo da quello come costruzione.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Gli acquisti fatti

I numeri, ancora una volta, danno forza al concetto. Trenta giocatori arrivati in due stagioni: diciassette nel 2024-2025, tredici in quella attuale. Un flusso continuo, quasi vorticoso, che però non ha prodotto un salto qualitativo diffuso. Anzi, l’elenco di chi non ha inciso è lungo e pesante: da Dovbyk a Le Feé, passando per Salah-Eddine, Dahl, Saud, Nelsson, Gourna-Douath e Hummels. Fino agli innesti più recenti - Ferguson, Zaragoza, Tsimikas, Bailey - ancora in cerca di una vera identità romanista. Nel frattempo, il club ha continuato a investire: 122,6 milioni in questa stagione (inclusi i riscatti di Ghilardi e Malen), 126,4 nella precedente. Senza considerare poi gli stipendi. Una continuità economica che però non ha trovato la stessa continuità tecnica se non proprio in questi 5 di Gasp: Malen, Wesley, Koné, Soulé e Hermoso, a cui si aggiunge anche Ghilardi. E allora il cambio di rotta diventa quasi inevitabile. Gasperini lo ha spiegato senza giri di parole: «Il target ideale sul mercato è Malen-Wesley. Però prima bisogna capire la strada, questo credo sia la cosa più importante». La strada, appunto. È tutta lì la chiave. Perché Roma non può più permettersi di sbagliare direzione, prima ancora che singoli acquisti. Serve una linea chiara, coerente, vincente.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Duecentoquarantanove milioni. Un numero che pesa, che rimbomba dentro Trigoria come un’eco difficile da ignorare. È la cifra monstre investita sul mercato da Dan Friedkin negli ultimi due anni. Una montagna di denaro che racconta ambizioni alte, altissime, ma che allo stesso tempo alimenta una sensazione opposta: quella di un rendimento ancora incompiuto. Perché se il traguardo si chiama quinto o sesto posto, allora sì, “non essere soddisfatto” diventa quasi un eufemismo. E il conto, freddo e spietato, parla chiaro: dei 249 milioni spesi, solo 101 stanno restituendo segnali davvero incoraggianti. Il resto è un cantiere aperto, un investimento sospeso tra attese e interrogativi. In lista ci sono i giovani su cui si continua a scommettere - Vaz (22 milioni), Ziolkowski (6,6) - e quelli da cui è lecito pretendere di più, come El Aynaoui (23,5). Perché a Roma il tempo non è mai infinito, e il margine di errore è sempre più sottile.

 

 

I trenta in due anni

È qui che entra in scena Gasperini, con la sua visione netta, quasi chirurgica. Il tecnico ha acceso i riflettori su un tema tanto evidente quanto scomodo: la strategia. Negli ultimi due anni il lavoro condiviso tra Ghisolfi e Massara è stato complesso, spesso acrobatico, tra vincoli di fair play finanziario e la difficoltà di liberarsi degli esuberi. Una rosa da rattoppare più che rifondare, da aggiustare senza mai poter davvero rivoluzionare. Ma il punto, per Gasperini, è un altro. Ed è chiarissimo nelle sue parole: «Mi sembra che alla Roma negli ultimi due anni siano arrivati 30 giocatori. Di questi, forse 4 o 5 stanno giocando in questo momento, forse meno». Tradotto: basta quantità, serve qualità mirata, anche se si vuole fare una rifondazione della squadra. Quindi più Wesley e più Malen. Meno scommesse poco funzionali, meno profili che non incidono. Una linea sottile ma decisiva, che separa il mercato come accumulo da quello come costruzione.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma
1
Roma, Gasperini apre il caso: su trenta arrivi in due anni giocano in sei
2
Gli acquisti fatti