Viaggio nel passato di Malen: "Un fenomeno già a cinque anni"

Il suo ex allenatore al VV Succes "Capimmo subito che avrebbe fatto strada. Il nonno fondamentale". Il presidente: "Ci ha sostenuto con una donazione"
Jacopo Aliprandi

Ci sono luoghi che il calcio non cancella mai. Campi battuti dal vento, paesini minuscoli, porte arrugginite e pomeriggi infiniti passati con un pallone tra i piedi. Per Donyell Malen tutto è cominciato lì, a Wieringen, paesino di cinquemila anime nella provincia dell’Olanda Settentrionale prima di essere accorpato al comune di Hollands Kroon. Un angolo di mondo dove il talento ha iniziato a correre prima ancora di capire quanto sarebbe diventato grande. Il passato non si dimentica, proprio come ha scritto Donny nella lettera che ci ha regalato. E allora vale la pena tornare all’inizio del viaggio, quando il futuro attaccante della Roma era soltanto un bambino che faceva impazzire tutti al VV Succes. Aveva cinque anni. Un’età in cui normalmente si rincorre il pallone senza sapere bene cosa fare, mentre lui lasciava già intravedere qualcosa di diverso. «Eppure si capiva già che aveva qualcosa in più rispetto agli altri», ha raccontato al nostro giornale René de Kort, uno dei suoi primi allenatori. E il racconto sembra uscito da una favola calcistica. «Lo notavamo perché si metteva a palleggiare a bordocampo aspettando di giocare: 105, 106, 107, 108 palleggi di fila. E andava avanti… Quando ha cominciato a giocare le partite la sua squadra non ha più smesso di vincere. E così ha fatto nelle altre categorie: prendeva palla, cominciava a dribblare tutti i giocatori in campo e segnava. Avversari alti, bassi, più grossi, non importava: nascondeva la palla a tutti». Un predestinato, insomma.

 

 

Malen e il rapporto speciale con il nonno

Uno di quelli che già da bambino costringe gli adulti a fermarsi a bordo campo per guardarlo meglio. Dietro quel talento c’era il nonno Joop, figura centrale nella sua crescita umana e calcistica. «Era il suo migliore amico. Stava sempre con lui a giocare a calcio. Joop lo seguiva in ogni suo passo». Un rapporto speciale, quasi simbiotico, fatto di allenamenti improvvisati e sacrifici quotidiani. E c’è un episodio che ancora oggi nel club raccontano sorridendo. «Un sabato mattina il nonno arrivò zoppicante al campo, eravamo tutti preoccupati. “Sono tutto dolorante perché con Donyell ci stiamo esercitando sulle rovesciate. Alla mia età non dovrei più farlo, ora ho mal di schiena”, ci disse». Immagini autentiche, genuine, di un calcio che profuma di famiglia e passione vera. E poi la nonna, inevitabilmente esasperata dalle sfide casalinghe tra i due. «Spesso giocavano a calcio dentro casa, e chiaramente capitava di vedere bicchieri volare per aria…».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

"Malen è la dimostrazione che i sogni possono diventare realtà"

Dietro il campione, il bambino. Dietro il professionista che oggi infiamma l’Europa, quel ragazzino che trasformava il salotto in un campo di allenamento. Accanto a lui sempre la mamma Mariska, presenza costante in ogni tappa della sua crescita, e persone che hanno segnato profondamente il suo percorso. Come Sietzo IJzer, simbolo del Succes ed ex giocatore del club, scomparso lo scorso marzo a 92 anni. Malen non ha mai dimenticato né lui, né da dove è partito. «Donny occupa ancora un posto speciale all’interno del club - ci ha detto il presidente del Succes, Raymond Leever -. Rappresenta un’ispirazione e la dimostrazione che i sogni possono diventare realtà, anche partendo da un piccolo club dilettantistico come il nostro».

 

"Malen ci ha sostenuti con una donazione"

Non solo parole. Anche fatti concreti. «Malen mantiene ancora un forte legame con il nostro club. Recentemente, ha anche sostenuto il Succes con una generosa donazione per aiutarci a realizzare il nostro nuovo progetto di illuminazione LED per i campi. Un gesto che dimostra quanto tenga ancora al luogo in cui ha iniziato il suo percorso calcistico». Il segnale più bello: ricordarsi sempre delle proprie origini quando si arriva in alto. Da quel campo a Wieringen, dove oggi c’è persino un terreno intitolato a lui, fino alle luci dell’Olimpico. In mezzo, una corsa velocissima fatta di talento, famiglia, sacrifici e sogni diventati realtà. Ma quei primi palleggi, uno dopo l’altro, a Wieringen non li dimenticherà nessuno. Né Malen, né chi ha avuto la fortuna di veder nascere il fenomeno.


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Ci sono luoghi che il calcio non cancella mai. Campi battuti dal vento, paesini minuscoli, porte arrugginite e pomeriggi infiniti passati con un pallone tra i piedi. Per Donyell Malen tutto è cominciato lì, a Wieringen, paesino di cinquemila anime nella provincia dell’Olanda Settentrionale prima di essere accorpato al comune di Hollands Kroon. Un angolo di mondo dove il talento ha iniziato a correre prima ancora di capire quanto sarebbe diventato grande. Il passato non si dimentica, proprio come ha scritto Donny nella lettera che ci ha regalato. E allora vale la pena tornare all’inizio del viaggio, quando il futuro attaccante della Roma era soltanto un bambino che faceva impazzire tutti al VV Succes. Aveva cinque anni. Un’età in cui normalmente si rincorre il pallone senza sapere bene cosa fare, mentre lui lasciava già intravedere qualcosa di diverso. «Eppure si capiva già che aveva qualcosa in più rispetto agli altri», ha raccontato al nostro giornale René de Kort, uno dei suoi primi allenatori. E il racconto sembra uscito da una favola calcistica. «Lo notavamo perché si metteva a palleggiare a bordocampo aspettando di giocare: 105, 106, 107, 108 palleggi di fila. E andava avanti… Quando ha cominciato a giocare le partite la sua squadra non ha più smesso di vincere. E così ha fatto nelle altre categorie: prendeva palla, cominciava a dribblare tutti i giocatori in campo e segnava. Avversari alti, bassi, più grossi, non importava: nascondeva la palla a tutti». Un predestinato, insomma.

 

 

Malen e il rapporto speciale con il nonno

Uno di quelli che già da bambino costringe gli adulti a fermarsi a bordo campo per guardarlo meglio. Dietro quel talento c’era il nonno Joop, figura centrale nella sua crescita umana e calcistica. «Era il suo migliore amico. Stava sempre con lui a giocare a calcio. Joop lo seguiva in ogni suo passo». Un rapporto speciale, quasi simbiotico, fatto di allenamenti improvvisati e sacrifici quotidiani. E c’è un episodio che ancora oggi nel club raccontano sorridendo. «Un sabato mattina il nonno arrivò zoppicante al campo, eravamo tutti preoccupati. “Sono tutto dolorante perché con Donyell ci stiamo esercitando sulle rovesciate. Alla mia età non dovrei più farlo, ora ho mal di schiena”, ci disse». Immagini autentiche, genuine, di un calcio che profuma di famiglia e passione vera. E poi la nonna, inevitabilmente esasperata dalle sfide casalinghe tra i due. «Spesso giocavano a calcio dentro casa, e chiaramente capitava di vedere bicchieri volare per aria…».


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