Lo scudetto della Roma vive nel cuore dei tifosi: dal sogno di Franco Sensi alla grande festa al Circo Massimo
Oggi si celebrano i 25 anni dell’ultimo scudetto della Roma. È passato un quarto di secolo, ne trascorsero sette in meno per passare dal titolo conquistato da Viola a quello di Sensi. In quella stagione il presidente originario di Visso fu animato dalla voglia di riscatto dopo lo scudetto della Lazio e durante l’estate fece una campagna acquisti faraonica, partendo da Batistuta, pagato 70 miliardi di lire, quando era già nella parabola discendente della sua carriera. Non solo Re Leone, ma anche Samuel, Emerson, Zebina e quando, alla fine del mercato, Capello chiese un centrocampista per la panchina, arrivò Guigou, nazionale uruguaiano, pagato altri dieci miliardi. C’erano già Cafu e Candela, i migliori esterni in circolazione, entrambi campioni del mondo. C’era Montella che era l’Aeroplanino, che contendeva il ruolo da titolare e Batistuta e Totti, che era sempre più...Totti. I gol dell’argentino furono determinanti per la conquista dello scudetto.
Lo scudetto del 2001: una Roma formato istant team
Sensi affidò a Capello un istant team che fece quasi tutto il campionato in testa e il 17 giugno 2001 arrivò il tricolore tanto atteso, che scatenò i tifosi giallorossi in festeggiamenti che durarono settimane. Tutto cominciò dopo la vittoria contro il Parma all’ultima giornata, con l’invasione di campo anticipata che fece infuriare Capello, perchè la partita rischiò di essere sospesa. Quello che accadde dopo è indimenticabile. Per festeggiare fui invitato nello spogliatoio e fui accolto dai gavettoni dei giocatori. Roma era paralizzata. La sera Totti, dopo essere andato a cena nel suo ristorante preferito all’Aventino, per andare via quando era già notte fu costretto a calarsi da un tubo del gas per non finire nella bolgia entusiastica dei tifosi. Capello fu fondamentale per trasferire ai giocatori la mentalità vincente, isolandoli dal crescente entusiasmo della tifoseria. Che fece come sempre la sua parte, accompagnando la squadra a centrare lo storico traguardo. Lo spettacolo dei quasi ottantamila spettatori dell’Olimpico resterà nella storia. Quello scudetto lo vinse tutta la Roma. Capello non partecipò ai festeggiamenti al Circo Massimo, andò in vacanza qualche giorno prima. Batistuta e Delvecchio ci andarano mimetizzandosi tra i tifosi con maschere e parrucche. Lo spettacolo fu condotto da Sabrina Ferilli e Antonello Venditti. La grande attrice romana in una mia intervista sul Corriere dello Sport qualche settimana prima promise di spogliarsi in caso di scudetto, ma alla fine optò per un più casto bikini color carne...
La settimana precedente, il 10 giugno, la Roma pareggiò a Napoli e fu costretta a rimandare i festeggiamenti. Bastava una vittoria, ma a nove minuti dalla fine Pecchia pareggiò su punizione. Montella, entrato un minuto dopo, per la rabbia calciò una bottiglietta d’acqua all’indirizzo di Capello. Aldair, che era infortunato, era già a bordo campo per esultare con i compagni. Il viaggio di ritorno fu un incubo, Montella non rientrò la sera con i compagni. Batistuta tuonò nello spogliatoio: «Siamo una squadra di campioni, lo scudetto ce lo prendiamo la prossima settimana». Contro il Parma la Roma entrò in campo determinatissima. La sera dopo aver scacciato tutte le paure Montella organizzò una festa per il compleanno nella sua villa a Casal Palocco, quella dove negli anni Settanta rapirono un industriale del caffè. Era il 18 giugno. Si presentò anche Capello. Non era invitato, ma anche lui compie gli anni lo stesso giorno. Partecipò al brindisi tra la sorpresa degli altri giocatori.
