Dybala come al Mundial: il piano per la finale di Budapest

Dopo l’allenamento anche ieri due ore con il fisioterapista. Già con il Feyenoord cominciò in panchina, poi fu risolutivo
Dybala come al Mundial: il piano per la finale di Budapest© BARTOLETTI
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Roberto Maida

INVIATO A BUDAPEST - Il magnifico esempio di Lusail, un tocco e via a festeggiare. Possono bastare pochi secondi per scrivere la storia. E così Paulo Dybala, dopo il rigore mondiale calciato in Qatar, immagina un’altra finale dai tempi contingentati e dai modi esaltanti. Per essere disponibile ha passato due ore sul lettino del fisioterapista anche ieri, dopo l’allenamento della mattina. Ha spinto molto per recuperare, perché sa come vanno le cose. Anche contro il Feyenoord, nei quarti, ha cominciato dalla panchina per poi diventare risolutivo con la magia ideata poco prima del disastro. I campioni sono quelli che semplificano l’imponderabile.

Dybala, lo scontro con Palomino

È stato quello l’ultimo gol con la Roma, prima del turbine di dolori alla caviglia che ne hanno frenato la rincorsa. Ma adesso è inutile pensare a come sarebbe andata se l’altro argentino Palomino non gli fosse piombato addosso durante la partita con l’Atalanta. E’ meglio sperare di essere parte di una storia meravigliosa contro il Siviglia dei tanti connazionali e di quel compagno, pure lui rigorista campione del mondo, chiamato Montiel. Solo uno dei due - Acuña, il terzo, è squalificato - potrà vincere la seconda finale di cinque mesi irripetibili.

Mourinho valuta le mosse

Ma prima di ragionare sui minuti di Dybala, alla ricerca del primo titolo europeo della carriera dopo la finale di Champions persa con la Juventus, Mourinho deve scegliere gli undici titolari. Ci penserà anche oggi atterrando a Budapest, dove ieri il giorno di riposo per la Pentecoste silenziava la città. Passeggiando sul Danubio, con le luci gialle del castello di Buda a specchiarsi sulle acque lente, potevi sentire solo il brusio dei turisti e il ronzio dei monopattini. Spettacolo nello spettacolo. Mourinho, dicevamo, ha risolto un dubbio recuperando Leonardo Spinazzola, che un paio di giorni fa sembrava ancora sofferente. Dovrebbe giocare lui e non Zalewski a sinistra. Resta quindi un paio di ballottaggi: il terzo centrale difensivo da affiancare a Smalling, che con questo allenatore ha già vinto l’Europa League nel 2017 nel Manchester United, e Mancini, che ha riposato per metà tempo a Firenze. La logica, visto il momento buio di Ibañez, farebbe pensare a Diego Llorente, lo spagnolo contro gli spagnoli, che si sta interrogando in queste ore sul destino: se a gennaio fosse rimasto al Leeds, proprietario del suo cartellino, sarebbe retrocesso nella serie B inglese. Invece domani, dopo aver recuperato dall’infortunio muscolare, potrebbe vivere una finale da protagonista. 

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Mourinho, la tentazione sulla formazione

E se Mourinho tornerà al 3-5-2, con Cristante e Pellegrini mezzali e Matic totem davanti alla difesa, El Shaarawy potrebbe strappare la conferma di fianco ad Abraham in attacco. Le sue caratteristiche di contropiedista, unite al periodo di grazia in termini di gol (8 nel 2023, 3 nelle ultime 3 partite) in una squadra tradizionalmente poco concreta, sembrano un ottimo lasciapassare per la casella vacante. Ma l’interrogativo persiste perché El Shaarawy contro la Fiorentina ha chiesto il cambio durante l’intervallo per un dolorino alla coscia. Niente di grave, apparentemente. Ma in una finale occorre considerare tutto senza bruciare le sostituzioni. Per questo anche Wijnaldum, calciatore esperto ancorché in ritardo di condizione, e Bove, il ragazzo della semifinale, sperano a loro volte di essere chiamati.  

Mourinho, orgoglio Roma

Mourinho intanto ribadisce con fierezza l’importanza del risultato raggiunto: «Solo i grandi club possono conquistare due finali europee consecutive - ha detto a Sky - Stiamo lavorando ogni giorno per costruire la storia della Roma». Un bel pezzo è già stato scritto. Ma i ventimila tifosi in arrivo a Budapest sognano che l’ultimo capitolo sia leggendario. 


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