Palermo e Frosinone, l’orgoglio ritrovato

Lggi il commento al momento dei siciliani e dei laziali, reduci da due importanti successi
Tullio Calzone

Pubblicato il 20.09.2025, 08:25

A loro immagine e somiglianza: chi l’ha detto che gli allenatori nel calcio non possano essere determinanti? Basta guardare gli esempi offerti nei due spigolosi anticipi di ieri sera da Fabrizio Castori allo “Stirpe” e da Pippo Inzaghi al “Barbera” per smentire immediatamente questo assunto fantasioso. Anzi, per dare sostanza all’esatto contrario. Perché ci vuole tutto l’orgoglio possibile, inculcato nella propria squadra dal decano marchigiano, per capovolgere l’esito di una contesa che, contro un Frosinone rampante e concreto, sembrava già segnata dopo il rigore trasformato da Calò e l’invenzione bellissima di Ghedjemis. E invece, no. Il Südtirol, piegato dopo una battaglia contro il Palermo nel turno precedente al “Druso”, tira fuori tutto l’armamentario del proprio allenatore e si guadagna un pareggio meritato, grazie a un secondo tempo vibrante e alla rete di Martini e Merkaj dal dischetto.

Vibra dall’inizio alla fine anche Pippo Inzaghi, che al gol di Le Douaron - mandato in campo da pochi minuti al posto di Brunori - è come se fosse tornato a segnare anche lui. Uno scatto per abbracciare questo Palermo che le prova tutte contro un Bari assediato ed evidentemente in attesa solo di quel contropiede micidiale capace di spaccare la partita che non arriva mai anche per l’aggressività e l’equilibrio dell’avversario. Troppo poco, però, per reggere il confronto con una squadra che domina il match e lo sigilla, non prima di aver lottato allo spasimo, senza concedere praticamente nulla all’avversario.

Anche perché, dopo il cecchino francese, SuperPippo indovina pure l’altra sostituzione - Gomes per Palumbo - e si prende la vittoria con merito, senza in realtà aver mai pensato ad altro. Questione di mentalità, la vera cifra di questo gruppo che sembra aver interiorizzato tutte le regole d’ingaggio dell’allenatore piacentino, non a caso acclamato dai tifosi alla fine. Nasce dall’impatto che ha avuto sulla piazza l’ex bomber di Milan e Juve anche la forza di una compagine costruita per un torneo dove non esistono vittorie scontate. Festa al “Barbera”, con 32 mila tifosi convinti da queste ragioni che bisogna accompagnare i propri eroi in porto. Questa volta, possibilmente, sino alla A!

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