Insigne, l'eroe della gente ritrovato
Certe bandiere non si ammainano mai. E anche nel calcio, per fortuna, ce ne sono ancora che sventolano libere e orgogliose, a dispetto del business dilagante che produce spesso fallimenti, se non addirittura disamore. Lorenzo Insigne, invece, è uno di quei vessilli intramontabili. Lo si è capito ieri, in un attimo, dopo il gol al Palermo che ha fatto imbronciare un altro campione irripetibile come Pippo Inzaghi. Il Magnifico attaccante napoletano è tornato a sorridere, sentendosi di nuovo capo popolo, proprio come in quella straordinaria prima stagione pescarese agli ordini di Zdenek Zeman, con Verratti a disegnare parabole geometriche da vertice basso (prima intuizione del boemo) e Immobile a spianare avversari in prima linea da toro scatenato. Tutti assieme a inseguire sogni all’alba di una carriera che, grazie al Pescara, avrebbe riservato altri batticuori. Serviva tanto coraggio per azzerare il tempo e ricominciare daccapo. Insigne ne ha avuto, a dispetto di chi non ha creduto in lui se non a parole. Accostato al Napoli e alla Lazio di Sarri, suo allenatore ai tempi delle migliori annate partenopee, c’era evidentemente ancora il Pescara nel destino del funambolo di Frattamaggiore, finalmente felice. L’ultima rete con la maglia del club abruzzese l’aveva griffata il 12 maggio 2012, quella del 2-0 al Torino. Da allora sono passati 5041 giorni, ma Lorenzinho è ancora capace di prodursi in piroette e improvvisi cambi di direzione, di tracciare assist al bacio e di firmare gol incancellabili nel cuore di chi ama il calcio e pensa che possa ancora essere una scelta di vita. Proprio come quella di Lorenzo, che rianima il Pescara e fa cantare i tifosi, solo pochi mesi fa tornati in B grazie a un altro personaggio iconico e senza tempo come Silvio Baldini, dopo una finale epica come il successo di ieri sui rosanero ora un po’ più distanti dalla A diretta. Due personaggi uniti da una sottile linea rossa, entrambi capaci di far sognare la gente. In fondo, a pensarci bene, l’essenza del calcio e la sua magia sono davvero tutte qui. Altrimenti non potremmo neanche spiegarci come la disperata squadra di Gorgone abbia potuto avere la meglio sulla corazzata siciliana al termine di una contesa che è stata una lezione di tattica, mentalità e voglia di vincere. I timori della vigilia di Pippo sono rimasti un allarme inascoltato e l’inspiegabile black-out, dopo 14 risultati utili di fila, la conseguenza diretta di un Palermo sbagliato nell’atteggiamento, supponente e svogliato, prima ancora che in campo. E per questa ragione Insigne lo ha giustamente punito!
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