Il Frosinone vola. E ora Alvini contro tutti
Nessuno vince per caso e da solo. Può capitare, ma alla fine i valori emergono e, nel calcio, il merito premia quasi sempre chi ha saputo organizzarsi per osare. E questo meraviglioso Frosinone, tornato a lottare per la promozione diretta con il micidiale blitz al Druso, ha dimostrato da tempo di avere tutto per poterci riuscire. Lo dicono i numeri di una stagione tra le più belle in questa categoria dei ciociari, sulle tracce dell’ultima promozione firmata da Fabio Grosso, che per certi versi non fu avvincente e bella come questa, forse perché lo scenario, stavolta, è molto più complicato, con tante antagoniste dall’organico ingiocabile. Ma anche ricordando la prima volta in A di Roberto Stellone, poi rivale di Moreno Longo nell’altro successo che rimarrà a prescindere nella storia della società frusinate, questa squadra impressiona. Ben 1.844 minuti tra le prime due della classifica e 2.876 in zona playoff, il massimo tra le 20 di questa B; ma i giallazzurri sono anche stati da soli in testa per 513 minuti. A lungo additato a modello per le strutture d’avanguardia realizzate dalla famiglia Stirpe, ora il Frosinone lo è ancora di più grazie ai giovani cresciuti in casa o rilanciati da Alvini: talenti di qualità e infrastrutture moderne per perseguire quell’equilibrio economico-finanziario indispensabile e vitale in un calcio che fa acqua da tutte le parti e continua a imbarcare debiti ovunque. A Frosinone pericolo scongiurato. E, in più, questa squadra diverte, con il suo gioco coinvolgente che strappa applausi. Aver sbriciolato un tabù come il Südtirol e sconfitto il veterano Castori sono altri meriti che si aggiungono ai tanti già osannati. Un elogio speciale lo merita, ovviamente, il “mago di Fucecchio”, primo artefice di questo miracolo calcistico, capace di contendere la A diretta al Venezia e al Monza dell’ex Bianco, agganciato al 2º posto quando i giochi sembravano chiusi lassù. Aver staccato poi di 4 punti il Palermo non era affatto scontato.
