Le mafie nel pallone: Juve Stabia sotto shock
Minacce, estorsioni, connivenze e attentati sono soltanto alcune delle parole che il calcio ha cominciato ad accogliere nel proprio vocabolario del malcostume. Come se non bastassero i conti in disordine, le scommesse clandestine, le aggressioni agli arbitri, le violenze fuori dagli stadi e le penalizzazioni che stravolgono in corsa gli equilibri dei campionati, da qualche mese il mondo del professionismo si sta riscoprendo invischiato negli ambienti criminali. Per questa ragione ieri è finita sotto amministrazione giudiziaria la Juve Stabia, sesta in classifica in Serie B a 13 punti e in piena zona playoff promozione. Si tratta del terzo club professionistico oggetto di una misura che scatta in risposta alla violazione del codice antimafia, applicando l’articolo 34, con l’obiettivo di togliere alle proprietà “influenzate” il controllo delle società per un anno (con possibile proroga di altri 6 mesi), affidandole a degli amministratori terzi nominati dal giudice. È già stato oggetto di questo provvedimento il Foggia, la cui proprietà era braccata dalla Società Foggiana, nota alle cronache come “la quarta mafia”, impegnata in atti indimidatori per costringere il presidente a svendere il sodalizio. Poi è toccato al Crotone, invischiato in questioni di ‘ndrangheta tra legami con la dirigenza e veri e propri atti indimidatori. Da questi provvedimenti emerge un quadro allarmante: il mondo imprenditoriale che ruota attorno al calcio risulta drammaticamente esposto alle pressioni mafiose. Il vaso di Pandora è stato appena scoperchiato e la sensazione è che siano in arrivo altri provvedimenti, anche nelle categorie inferiori dove le luci dei riflettori sono inevitabilmente più fioche.
Il caso Juve Stabia
A Castellammare le indagini della Direzione nazionale antimafia sono scattate a febbraio quando una persona legata al gruppo malavitoso degli Imparato è stata sorpresa a occuparsi del servizio di sicurezza durante le partite, nonostante dei precedenti per camorra. Il procuratore nazionale, Giovanni Melillo, ha parlato di “subordinazione” di ambienti societari in particolare ai clan D’Alessandro e Imparato. Durante la stessa conferenza stampa, il procuratore di Napoli, Nicola Grattieri, ha spiegato i dettagli del coinvolgimento: «Gli spostamenti della squadra, delle ambulanze, la vendita di bibite e dei biglietti, gli steward: tutto era nelle mani della camorra». Per il questore, Maurizio Agricola, anche il settore giovanile sarebbe stato gestito da personale riconducibile alle cosche. Un primo effetto del provvedimento, che coinvolge anche chi gestisce biglietti e sicurezza allo stadio Menti, potrebbe essere il rinvio della prossima gara casalinga, il 29 ottobre contro il Bari. Visti i precedenti e le cause di forza maggiore, l’intenzione generale della giustizia sportiva resta quella di salvare anziché punire (il Foggia in Appello ha vinto il ricorso sui punti tolti per i mancati pagamenti di emolumenti e ritenute Irpef), dunque almeno in teoria non dovrebbe esserci il rischio di penalizzazioni. Ma il caso andrà valutato nel dettaglio dalla procura Figc. L’amministratore giudiziario avrà il compito, come sta già avvenendo a Foggia e Crotone, di accompagnare il club in un percorso virtuoso che passi anche da un progetto di sensibilizzazione e formazione per calciatori e dipendenti. Tutto, persino l’autorizzazione di una trasferta o l’acquisto del materiale tecnico, d’ora in avanti dovrà passare dal via libera dell’amministrazione. Più che di una repressione, si tratta di una rieducazione per evitare il sequestro.
