Lecce, le mani sulla A: Baroni fattore decisivo

La gara col Pisa ha certificato la forza della capolista. A Vicenza per chiudere i conti: mentalità propositiva e capacità di gestione delle risorse umane avvicinano un obiettivo non scontato
Lecce, le mani sulla A: Baroni fattore decisivo© LAPRESSE
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Tullio Calzone

INVIATO A LECCE - Non si vince mai una volta per sempre. Ma nemmeno per caso. E la prova lampante di questo assioma la fornisce il Lecce di Marco Baroni, ormai con le mani allungate sulla A e già in viaggio verso Vicenza dove il popolo giallorosso confida di poter sigillare la decima promozione in massima serie della sua storia. Sfuggito la scorsa stagione abbastanza incredibilmente, l’ambito obiettivo è a portata di mano, dopo un torneo costruito, gara dopo gara, con la tenacia e la concretezza di cui è capace il tecnico fiorentino che la A l’ha già festeggiata a Benevento nel 2017, non senza attraversare indenne momenti difficili. Fu la prima volta per i sanniti, quella che non si dimentica più. Tutt’altro che scontato al 29esimo campionato cadetto, i salentini sono pronti per lo stesso traguardo tagliato per primo da Fascetti nel 1984/85, l’ultima volta nel 2018/2019 da Liverani. Ovviamente, Baroni si traveste da scaramantico, attingendo ai suoi trascorsi napoletani da calciatore (sua la firma sul secondo scudetto nel 1990 con Maradona). Ma il destino della sua squadra è scritto e solo un disastro inimmaginabile, anche in un torneo clamorosamente ricco di colpi di scena, potrebbe capovolgerne l’esito. «Serve un ultimo sforzo - sottolinea a caldo l’allenatore dopo l’ennesima prova di forza contro un Pisa in evidente difficoltà al Via del Mare -. Trascinati dai tifosi, i ragazzi sono stati perfetti con l’ennesima esibizione di forza e qualità. Ma ora testa solo al Vicenza»

Forza e qualità

Forza e qualità: il binomio perfetto che Baroni ha provato a coniugare da sempre e che anche in passato ha già garantito risultati cospicui. Valori dirimenti ancor più in questa stagione combattutissima in cui il Lecce non ha potuto fare il vuoto perché le antagoniste sono restate incollate col fiato sul collo della capolista di turno. Ma arrivare a due giornate dal termine con 4 punti di vantaggio sul 3º posto e con +2 sull’ex disarcionata prima della classe, la Cremonese di Pecchia battuta dal Crotone retrocesso, non era proprio una formalità. Soprattutto dopo la sconfitta patita dai salentini al “Granillo” contro la Reggina di Stellone e dopo averla scampata di un soffio anche a Perugia e a Cosenza nell’extra time. Due punti che fanno ora la differenza ma che sono anche la prova che il Lecce non molla mai. D’altra parte, l’atteggiamento propositivo e la testardaggine nella spasmodica ricerca del risultato sono state le altre enormi virtù evidenziate da questo gruppo in cui ognuno ha potuto dare il suo contributo sentendosene parte integrante. Lo ha sottolineato Lucioni, il capitano e leader massimo, che neanche ora che ha un piede e mezzo in A abbassa la guardia e perde umiltà. Insomma, una compagine perfetta con i suoi veterani implacabili (Coda 20 gol ma anche al servizio dei compagni) e i suoi giovani-tesoretto (asta tra Juve e Inter per Hjulmand): il principale contributo alla causa, non il solo, dato dal direttore Pantaleo Corvino, uno specialista nello scouting.

Numeri incontrovertibili

E poi i numeri, che non mentono mai. Sono 7 le giornate col Lecce capolista unico, tutte nel girone di ritorno: nelle prime 3, poi alla 5ª, all’8ª, alla 15ª e ora. Sono state 4 le capolista solitarie: 14 volte il Pisa, 6 la Cremonese e 4 il Brescia. Ma nel ritorno nessuno è stato per più minuti del Lecce tra le prime due e virtualmente in A: ben 1259’ contro i 1040’ della Cremonese. Segue il Pisa a 787’ e, poi, le altre. Baroni è stato da solo in testa per 575’: 424’ la Cremonese, 90’ il Brescia, 72’ il Pisa e 5’, lunedì, il Monza. E i punti conquistati, ne vogliamo parlare? Nella fase discendente solo Stroppa (32) meglio dei giallorossi, con 31 punti come la Cremonese. Ma in casa pugliesi implacabili con 41 punti (40 Stroppa e 39 Pecchia) con un solo ko. A Vicenza l’occasione per migliorare in trasferta: 27 punti, a -7 dai 34 del Brescia. E col massimo numero di pari: 9. Coi primi gol di Lucioni e Faragò sono 15, inoltre, i bomber in rosa. In testa l’Ascoli a 17, poi 5 squadre a 16. Numeri che hanno scosso una tifoseria passionale che ha fatto ovunque la sua parte: i 23.933 spettatori con il Pisa è il nuovo record stagionale: superati i 18.765 col Parma che è l’altra sola gara di B con più di 15 mila tagliandi staccati. Dati incontrovertibili e la misura esatta della realtà: bastano per la A? Non chiedetelo Baroni.

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