Il Palermo di Mansour nella galassia City: svolta epocale

Mirri ha ceduto per tredici milioni la quota di maggioranza della società che entra così in un network di dieci club della holding araba e inglese
Il Palermo di Mansour nella galassia City: svolta epocale© EPA
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Paolo Vannini

PALERMO - L'estate di Palermo: 20 giorni dopo la promozione costruita con una fantastica scalata nei play off, la svolta epocale sul piano societario, con la cessione dell'80% del pacchetto azionario al City Football Group Limited, holding dai capitali arabo inglesi che gestisce altri 10 club in giro per il Mondo e ha come capofila il Manchester City di Pep Guardiola. L'apposizione delle firme è avvenuta ieri mattina in una sede notarile a Milano, alla presenza del presidente rosanero Dario Mirri e dei rappresentanti del gruppo acquirente. Manca un annuncio ufficiale degli interessati, ma dalla sede rosanero è arrivata comunque la comunicazione di una conferenza stampa programmata lunedì alle ore 11 allo stadio Barbera «riguardo al nuovo assetto societario del club». Schermaglie formali che non cambiano la natura della notizia: il Palermo è passato di mano, a conclusione di una trattativa durata circa tre mesi e su cui ormai l'accordo era totale. 

I big del City

Dettagli e approfondimenti sono rimandati di 48 ore, ma già si sa che lunedì interverranno i big del gruppo che fa capo allo sceicco Mansour. A Palermo per raccontare ragioni e obiettivi dell'operazione, arriveranno Ferran Soriano, ceo della holding e amministratore delegato del Manchester City, in pratica la mente pensante del sistema; Diego Gigliani, managing director del Football Group; Giovanni Gardini, dirigente italiano di lungo corso che ha fatto da tramite in tutti questi mesi e che sarà il nuovo amministratore delegato del Palermo. E ancora figure eminenti in campo internazionale come Michele Centenaro, ex attaccante del Rovigo ma sopratutto ex segretario generale Eca, l'organismo che raggruppa le società calcistiche a livello europeo con lo scopo di aiutarne la sostenibilità soprattutto in tempi di crisi economica. Ovviamente, a passare il testimone sarà Dario Mirri, che ceduta la quota di maggioranza per una somma che grazie all'arrivo in B è lievitata a circa 13 milioni di euro, dovrebbe restare quale presidente almeno in una prima fase. 

Il cammino della modernità

Appena tre anni fa Palermo era stata devastata dalla cancellazione dalla serie B seguita agli anni d'oro della gestione Zamparini, finita però malissimo. La ripartenza dai dilettanti con una proprietà locale e senza capitali rassicuranti alle spalle, era vista con scetticismo. Ma ancor più della due promozioni in tre anni maturate sul campo, questa soluzione che permette al Palermo di contare su nuove e importanti risorse, è una personale vittoria di Mirri. Da palermitano e tifoso, pronipote dell'amatissimo presidente Renzo Barbera, in mezzo a mille difficoltà e qualche errore, l'imprenditore pubblicitario sta accompagnando il club rosa verso un futuro che sembra solido e privo di ansie. Mirri ha aperto la strada a un cammino moderno verso cui oggi c'è grande attenzione non solo dei tifosi locali ma dell'intero mondo calcistico nazionale. Per la prima volta il pianeta City e una proprietà araba si misurano con il nostro football, e sarà interessante capire quali sinergie saranno applicate fra due culture diverse. Intanto, quale ultimo regalo del management uscente, ieri il Palermo neo promosso ha reso noto di essere stato ufficialmente iscritto alla B, ricevendo l'ok sia della Covisoc che dalla Commissione Criteri infrastrutturali e organizzativi

Confronto con le autorità

Quasi certamente già nel pomeriggio di lunedì, la delegazione dei nuovi proprietari del club rosa, si incontrerà con il sindaco Lagalla, appena eletto e che in una nota emessa ieri ha di fatto confermato «il passaggio delle quote azionarie del Palermo». Oltre alla presentazione di rito, verrà affrontato subito il nodo di eventuali interventi sullo stadio Barbera, di proprietà comunale ma gestito in convenzione dalla società fino al 2026. Perché le cose da fare per una crescita del “brand” rosanero non mancano davvero. 

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