Palermo, Mirri: "Noi e il City. Il calcio italiano riparte da qui"

Il presidente rosanero svela contenuti e obiettivi della partnership col gruppo
Palermo, Mirri: "Noi e il City. Il calcio italiano riparte da qui"© foto mosca
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Marco Evangelisti
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INVIATO A MANCHESTER - Dario Mirri, presidente del Palermo, suona strana questa sinergia tra Palermo e Manchester, o mezza Manchester. «Convinzione mia: Palermo è una grande opportunità. Sono andato in giro a raccontarla. Il City Group è la migliore società produttrice di calcio al mondo. Ferran Soriano, l’ad, è un uomo del Mediterraneo. Conosce Palermo meglio di tanti palermitani. È andata così».

Definisca Palermo come opportunità.
«La quinta città italiana. Il riferimento di almeno mezza regione, la Sicilia occidentale. Al Sud c’è solo il calcio. Le potenzialità inespresse sono enormi. Dall’accademia che vogliamo creare all’internazionalizzazione della squadra e del marchio. Lo abbiamo spiegato e il City ha capito».

C’è una road map, supponiamo.
«L’ambizione, o il sogno se si preferisce, è tornare in Serie A. Naturalmente per rimanerci, perché non c’è nulla di peggio che salire e poi ricadere: non ne esci più. Niente squadre ascensore come ai tempi di mio zio Renzo Barbera negli anni Settanta. Né vogliamo essere la società meravigliosa di Zamparini che si basava sull’intuito del proprietario e su scelte tecniche azzeccate, ma non aveva fondamenta né asset come il centro sportivo. Un grande sogno senza basi solide diventa un incubo. A prescindere da Dybala, Pastore, Cavani che vanno e vengono, ci vogliono pilastri stabili».

Da tirare su.
«Attraverso il piano industriale del City Group. Di piano industriale parlano tutti, lo so. Però il City ha dimostrato che risultati costruiti nel tempo diventano stabili. In meno di vent’anni ha raccontato una storia di successo. È ciò che si spera accada per tutte le squadre del gruppo, di sicuro deve valere per il Palermo».

Come ha fatto a entrare nel giro? Incontri, telefonate, porta a porta?
«Tre anni di relazioni costruite nel mondo del calcio e l’esperienza da esperto pubblicitario. Avevo conosciuto Giovanni Gardini, il nostro dg, su altri tavoli. Michele Centenaro, collega di Soriano nell’associazione dei club europei, conosceva a sua volta Giovanni. Nel dicembre del 2021 il City Group ha deciso di investire in Italia: terra storica di calcio, con tanto terreno vergine e un gap culturale da recuperare. Per questo parliamo di un’iniziativa fruttuosa per tutto il movimento. Gardini, bontà sua, ha indicato noi e il Palermo».

Fermiamoci lì, per ora.
«Il calcio a Palermo è responsabilità sociale. Dietro c’era una vicenda triennale di successo: due promozioni da vera e propria start-up, il Covid scavalcato, il pubblico che ci si è stretto intorno. Ma è tutto il calcio italiano a essere assetato di conoscenza. Anche per questo, immagino, sono stato scelto come membro del consiglio direttivo della Lega di B. Il Manchester City nel 1999 era sostanzialmente come il Palermo. Guardatelo ora».

Il City ha trovato la fata di Cenerentola negli investimenti di Abu Dhabi.
«Noi non li abbiamo, e proprio per questo diventa basilare il know-how di una proprietà internazionale. Un bagaglio straordinario di cultura calcistica. Il City Group non sarà il soggetto più ricco del mondo. Di sicuro è ricco di competenze. Questo mi attrae. Loro portano la loro esperienza, la nostra sfida è calarla nella realtà di Palermo».

Da dove si comincia?
«Dal centro sportivo. Non lo abbiamo mai avuto. Senza casa, senza un luogo dove produrre talenti non c’è futuro. La Sicilia conta oltre cinque milioni e mezzo di abitanti e non è possibile abbia un solo giocatore in Serie A. Inoltre la regione è un hub dove arrivano ragazzi dall’Africa, dal Medio Oriente, da dovunque. Siamo terra di accoglienza. C’è tanto dolore in queste storie, ma possiamo trovarci anche tante occasioni».

Non siete soddisfatti del settore giovanile attuale?
«Abbiamo circa cinquecento giovani giocatori tra ragazzi e ragazze. Dobbiamo uscire dalla logica che era di Zamparini: prendi Dybala spendendo tanti milioni ed eventualmente lo rivendi. Ha un senso. A noi serve una strada diversa, far diventare Palermo una casa di accoglienza per talenti di tutto il mondo, da crescere».

Con il City è andato tutto molto in fretta.
«Primo incontro l’8 marzo, firma all’inizio di luglio. Noi avevamo già impostato la realizzazione del centro sportivo, scelto e pagato parzialmente il terreno a Torretta (tra Palermo e l’aeroporto, ndi), ottenuto i permessi. E allora Soriano è partito subito con l’investimento da sei milioni. Anzi, cinque più Iva. Progetta lo studio Mazzarella. Abbiamo studiato il centro sportivo del Leeds e quello della Lazio, dove Lotito ci ha cortesemente ospitati per due giorni. Avremo due campi in erba naturale e un terzo sintetico. Non sarà gigantesco, ma all’avanguardia».

E lo stadio?
«Con tutte le vicissitudini del Palermo è lì e funziona. Quando saremo saliti in Serie A partiremo con un piano di adeguamento. Il Palermo deve giocare al Barbera. Cambiare stadio sarebbe come cambiare colori».

Sta parlando il tifoso.
«Certo. Per me Pigliacelli è più forte di Buffon e Brunori è meglio di Haaland».

La Serie A?
«Ci siamo dati tre o quattro anni. Se succede subito, felicissimi. L’importante è evitare le crisi di crescita».

Concretamente come funziona oggi la sinergia con il City?
«Mentre noi siamo a Manchester, a Palermo ci sono tre loro dirigenti per scoprire i meccanismi del nostro settore giovanile. Si cerca di razionalizzare lo scouting, ci mandano gli studi che stilano sull’ottimizzazione del calcio in Italia. Io spero che il nostro calcio sia aperto all’innovazione. Se da noi venivano Maradona, Falcao e Platini e ora no, qualcosa abbiamo sbagliato».

Il rischio è che poi voi troviate il nuovo Dybala e gli inglesi se lo prendano.
«Per me è un’opportunità. Nessuno come il City ha dimostrato di saper accrescere il valore dei calciatori. Grazie al gruppo, anche il nostro mercato si amplia. I trasferimenti tra una squadra del gruppo e l’altra risponderanno alle normali dinamiche di mercato. Per esempio, quest’anno abbiamo avuto Claudio Gomes dal City perché era l’unico profilo adatto. Quando a Manchester vorranno il nostro Dybala, ce lo pagheranno com’è giusto. Ma questo nuovo Dybala noi potremo trovarlo molto più facilmente grazie alla rete comune di scouting».

E la città di Palermo risponde a tutto questo?
«Quest’anno abbiamo ventiduemila spettatori di media. E quasi dodicimila abbonati, secondo club della B dietro il Genoa. Quattro anni fa, sempre in B ma con un’altra società, ne avevamo milleottocento. I tifosi hanno sempre creduto in noi. Adesso sembrano crederci ancora di più. E la Juventus, ma questa è una battuta, sta facendo di tutto per cederci i suoi sostenitori in città».

Il Palermo canta nello spogliatoio del Manchester City
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Il Palermo canta nello spogliatoio del Manchester City


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