Gaudino, applausi nel Bayern di Guardiola

E’ un centrocampista tedesco ha diciotto anni e origini campane, è cresciuto nel settore giovanile del club bavarese e viene considerato l’erede di Xabi Alonso. Ha giocato nove partite in Bundesliga e una in Champions. Il Bayern gli ha fatto firmare un contratto fino al 2018.
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Stefano Chioffi

ROMA - Non si è mai fermato a guardare la carta d’identità. L’età non fa la differenza e non può condizionare una scelta: ecco la filosofia di Pep Guardiola, l’inventore del tiki-taka, quarantaquattro anni, diciannove trofei vinta da allenatore, schemi e invenzioni che sono il manifesto del calcio moderno. E’ stato l’ingegnere di un Barcellona da leggenda e adesso lo sfiderà con il suo Bayern Monaco nella semifinale di Champions. In Germania ha voluto creare un’altra “cantera”: ogni giorno riserva tempo e attenzione alle squadre giovanili, si confronta con i tecnici e i preparatori atletici. 

 

L’IMPRONTA - Anche una società ricca come il Bayern, che si prepara a firmare un nuovo accordo da novecento milioni di euro con l’Adidas fino al 2030, vuole costruirsi in casa i talenti del futuro. E la strada, in questa direzione, è stata tracciata da Guardiola, che ha introdotto nell’Academy del club tedesco le stesse regole del Barça. Manager e supervisore: lo spagnolo ha affidato il Bayern Under 19 a Heiko Vogel, l’Under 17 a Heiko Herrlich e l’Under 16 a Harald Cerny. Frequenti le riunioni con i suoi collaboratori: relazioni dettagliate, statistiche, dati registrati al computer. Un lavoro scienticico. E un principio fondamentale: porte aperte, per i più bravi, nel gruppo dei big.

 

IL VIVAIO - Nel Bayern, dove giocano sette campioni del mondo, hanno trovato spazio in questa stagione tre ragazzi cresciuti nel vivaio: il centrocampista Gianluca Gaudino e l’ala sinistra Siman Kurt hanno diciotto anni, mentre il jolly Mitchell Weiser (terzino oppure esterno di centrocampo) ne ha ventuno e ha costruito il gol di Bastian Schweinsteiger nell’ultima gara di campionato vinta per 1-0 contro l’Hertha Berlino. Valorizzati da Guardiola e blindati dai dirigenti. Il più promettente è Gaudino, un nonno campano e un papà (Maurizio) che ha giocato in passato nello Stoccarda e nell’Eintracht Francoforte. Ha stregato il tecnico spagnolo con la sua personalità: Gaudino è un regista, ricorda Xabi Alonso per stile e caratteristiche. 

 

LE CARATTERISTICHE - Imposta l’azione, è ordinato, non spreca un pallone. E’ alto un metro e 74, è nato ad Hanau l’11 novembre del 1996, è un destro naturale. Si è legato al Bayern fino al 30 giugno del 2018. Non verrà ceduto in prestito: i dirigenti hanno già respinto parecchie offerte. E’ stato utilizzato nove volte in Bundesliga ed è stato schierato da Guardiola anche in Champions League da titolare per 73 minuti contro il Cska Mosca (3-0). 

 

LA STORIA - E’ il fiore all’occhiello dell’Academy del Bayern. Indossa la stessa maglia da undici anni: è stato tesserato nel 2004, quando aveva sette anni. Guardiola evita i paragoni, ma considera Gaudino un talento di grande valore. Lo ha portato in ritiro nella scorsa estate, da dieci mesi lo fa allenare accanto a tanti fuoriclasse, sta seguendo ogni tappa della sua crescita. Il 13 agosto del 2014 decise di schierarlo dall’inizio nella finale della Supercoppa di Germania persa per 2-0 con il Borussia Dortmund di Jürgen Klopp.

 

IL RINNOVO - Guadagnava, fino a qualche mese fa, duecento euro al mese: un rimborso spese. Ora ha un contratto da professionista fino al 2018 e uno stipendio da ottomila euro, con una serie di premi già concordati. Il Bayern gli paga anche l’abitazione e gli studi. Gaudino ha un punto di riferimento: Xabi Alonso è il suo maestro, il suo idolo. Guardiola gli ha affidato spesso le chiavi del centrocampo, ricevendo ogni volta risposte convincenti.


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