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Sergi Roberto, il jolly di un Barça da record

Sergi Roberto, il jolly di un Barça da record

Terzino, mediano e ala: ha 23 anni, è catalano e ha già giocato finora quindici partite tra campionato e Champions League, segnando un gol al Bayer Leverkusen. Ha un contratto fino al 2019, è cresciuto nella “cantera” e vale sul mercato quindici milioni di euro.

 Stefano Chioffi

martedì 1 dicembre 2015 20:39

ROMA - Nel Barcellona dei marziani, Luis Enrique ha capito che può rivelarsi prezioso anche un maratoneta come Sergi Roberto. Terzino destro, mediano e ala: in una squadra di artisti, dove la realtà riesce a superare spesso l’immaginazione, il tecnico ha trovato ogni tanto un ruolo - nelle situazioni di emergenza - a questo jolly che macina chilometri e non è costato un euro. Sergi Roberto proviene dalla “cantera", ha ventitrè anni, ha un contratto fino al 2019 e tra i giocatori del Barça è quello con l’ingaggio più economico. Dieci presenze e quattro assist in campionato, con l’86,8% di passaggi riusciti, cinque gare e un gol (contro il Bayer Leverkusen) in Champions League. Garantisce equilibrio, sgobba, si carica i mattoni e viene apprezzato da tutti gli ingegneri che gli girano intorno nel Barcellona. Il suo segreto? L’applicazione. La sua fortuna? Il club catalano non può muoversi sul mercato da quasi un anno: il provvedimento è stato preso dalla Fifa, è scattato undici mesi fa e terminerà a gennaio. Lo stop è scaturito per la violazione delle regole che disciplinano il tesseramento di giovani calciatori extracomunitari.

LA FAVOLA CATALANA - Il Barça aveva acquistato in estate Aleix Vidal dal Siviglia e Arda Turan dall’Atletico Madrid: si allenano da luglio con Luis Enrique, ma dovranno restare fermi ai box fino all’inizio del 2016. E così, per fare fronte a un calendario senza respiro e a qualche infortunio, l’allenatore di Gijon ha trovato in casa un’altra risorsa. Sergi Roberto può giocare in diverse zone del campo e il suo rendimento non tradisce mai. Temperamento, spirito di sacrificio, forza nei contrasti, dinamismo, una tecnica discreta. E’ nato a Reus, in Catalogna, il 7 febbraio del 1992, è alto un metro e 78, è un destro naturale ed è arrivato al Barcellona quando aveva quattordici anni, nel 2006. Ha iniziato la carriera nel Nastic di Tarragona. 

IL LEGAME - Nel giro di un anno la sua valutazione si è raddoppiata: ora il prezzo del cartellino sfiora i quindici milioni di euro. Luis Enrique è il suo maestro, lo aveva già allenato nel Barcellona B, in “Segunda Division”: era il campionato 2010-11, il tecnico non era ancora stato chiamato dalla Roma e anche in quella squadra Sergi Roberto faceva il “pony-express”, da un ruolo all’altro, con grande precisione e con un rendimento sempre apprezzabile. Riserva oppure titolare. A volte partiva dalla panchina. Tra i suoi compagni c’era anche Thiago Alcantara, che adesso è al Bayern Monaco con Pep Guardiola.

IL TRIPLETE - Sergi Roberto aveva aiutato il Barcellona anche nella scorsa stagione, quella del magico “triplete” (Liga, Coppa del Re e Champions League): diciotto presenze, pressing e velocità, tackle e spirito di sacrificio, due gol (entrambi in “Copa del Rey” contro l’Huesca e l’Elche). Luis Enrique gli riconosce una spiccata intelligenza tattica. Sergi Roberto è il “tuttofare” di un Barça che è primo nella Liga con trentatré punti e ha già vinto il gruppo E in Champions (quattro vittorie e un pareggio in cinque partite). Un 2015, quello di Luis Enrique, che può chiudersi con il trionfo nel Mondiale per club: i blaugrana entreranno in scena il 17 dicembre, in occasione della semifinale contro la vincente della sfida tra il Club America e il Guangzhou Evergrande. In finale, invece, potrebbe trovare il River Plate, che ha conquistato in estate - dopo diciannove anni - la terza Coppa Libertadores.

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