© EPA Room e il capolavoro di Curaçao
È nato a Nijmegen, al confine tra l’Olanda e la Germania. Ha giocato nel Vitesse, ha fatto la riserva nel Psv Eindhoven, ha firmato con il Columbus Crew, ha vissuto un’esperienza nel Cercle Bruges. Eloy Room ha trentasette anni. Ora è al Miami, seconda divisione americana. Due idoli: Edwin Van der Sar e l’ex portiere di Curaçao Jairzinho Pieter. Ci sono cognomi che sembrano avere un destino. Room, in inglese "stanza", ha passato una carriera a trasformare la porta in casa sua. Senza clamore, lontano dai grandi campionati, tra l’Olanda, il Belgio e la serie B statunitense. Una vita ai margini del calcio che conta. Poi arriva il Mondiale. E la periferia diventa il centro della scena. Room difende la porta di Curaçao, un’isola caraibica così piccola da sembrare un dettaglio sulle carte geografiche. Il debutto è durissimo: la Germania segna sette gol. Partite così, di solito, lasciano soltanto macerie. Invece il calcio, ogni tanto, concede una seconda occasione.
L’Uomo Ragno
Contro l’Ecuador succede qualcosa che assomiglia a un piccolo miracolo. Gli avversari tirano da ogni posizione, ma trovano sempre lui. Con le mani, con i pugni, con i piedi. A volte persino con il corpo. Viene definito “Spiderman”. Alla fine le parate sono quindici, una dopo l’altra, abbastanza per conservare uno 0-0 destinato a entrare nella storia di Curaçao. È una di quelle partite che cambiano il modo in cui si guarda un portiere. Per novanta minuti, Room non difende soltanto una porta: difende un’isola intera. Al termine della gara, davanti alle telecamere, sorride e scherza: «Mi merito una statua». È una battuta, ma dentro c’è una verità. Per un pomeriggio ha regalato al suo Paese la partita più importante della sua storia. I segreti? Esperienza, pazienza e ostinazione.
