Castaño, l’architetto della Colombia
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Castaño, l’architetto della Colombia

Ha le chiavi del centrocampo dei Cafeteros: 26 anni, è uno dei fedelissimi del ct Néstor Lorenzo, dall’esperienza al Krasnodar al contratto con il River Plate
Stefano Chioffi
2 min

Nelle prime partitelle a Itagüí, gli amici lo chiamavano Busquets, che a quei tempi era il gancio perfetto tra Xavi e Iniesta. Mentre la Colombia balla e festeggia la qualificazione ai sedicesimi da padrona del girone, davanti al Portogallo di Ronaldo, c’è un ragazzo di venticinque anni che gestisce il traffico con saggezza e geometria. Si chiama Kevin Castaño, indossa la maglia numero 5 dei Cafeteros e ha un compito preciso: mettere ordine al suo reparto. Nato a Itagüí, nel cuore della Colombia, ha dovuto fare un giro lunghissimo prima di convincere Néstor Lorenzo a consegnargli le chiavi del centrocampo. Ha superato gli esami a Krasnodar, in Russia, prima che il River Plate decidesse di riportarlo nel Sudamerica che gli appartiene. 

Leadership

A vederlo agire lì nel mezzo, di fianco a Jefferson Lerma, sembra che non abbia mai fatto altro in vita sua. Recupera, alza la testa, smista. Indirizza la manovra, permettendo a James Rodríguez e Luis Díaz di inventare negli ultimi trenta metri. Questa fase iniziale del mondiale della Colombia è stata un manifesto della sua essenza. La fotografia più significativa? Un’ora e passa di assedio ai congolesi, con il portiere avversario Mpasi che sembrava avere mille mani, prima che la zampata di Daniel Muñoz rompesse l’incantesimo. In mezzo a quella frenesia, Castaño è stato la bussola del gruppo. Zero ricami, un senso della posizione geometrico e un’autorità silenziosa. I grandi club europei hanno acceso i radar. Ma la sensazione è che a Kevin importi poco del domani. C’è un Mondiale da giocare: la Colombia ha smesso di nascondersi.


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