© EPA Samu Costa e il turnover del Portogallo
Fare il centrocampista nel Portogallo significa rassegnarsi a un destino preciso: correre per gli altri. Nella lista dei convocati per il Mondiale americano ci sono la star Cristiano Ronaldo e tanti altri che costano una tombola: Bernardo Silva, Bruno Fernandes, Vitinha e Leão. Poi c’è Samu Costa, venticinque anni, nato alla periferia di Aveiro, inserito dal ct Roberto Martinez per un motivo molto semplice: qualcuno deve fare il lavoro meno nobile per permettere a CR7 e agli altri tenori di avere maggiore libertà. Nell’ultima stagione al Maiorca, dove ha dovuto sopportare la retrocessione nonostante i 23 gol di Muriqi (appena acquistato dal Fenerbahçe), ha giocato trentaquattro partite di pura sostanza, diventando un pilastro. È un mediano vecchio stampo, un metro e ottantacinque di muscoli, un sinistro ruvido e una grande capacità di intercettare i palloni.
La sorpresa
Al Mondiale è arrivato all’ultimo tuffo per recitare la parte del jolly, dell’alternativa, ma in un torneo così lungo e faticoso uno come lui diventa prezioso: si è visto anche nel netto 5-0 rifilato all’Uzbekistan di Fabio Cannavaro. Mentre le telecamere cercano costantemente i dribbling di Cristiano Ronaldo e gli scatti di Rafael Leão, Samu Costa si allena in silenzio in Florida. Il Benfica, che ha scelto Marco Silva (ex Fulham) per sostituire José Mourinho (richiamato al Real Madrid da Florentino Perez), lo vuole riportare in Portogallo. Ma a Samu i calcoli interessano poco. Ora il suo sogno è aiutare il Portogallo a eliminare la Croazia di Modric e a conquistare gli ottavi. Il resto, come dicono nel ritiro del Portogallo, sono palabras, solo parole.
