Alena Seredova, l'ultima frecciata a Ilaria D'Amico fa scalpore: "Io al posto suo..."
Il tempo non guarisce tutte le ferite, anzi. Alcune, forse le più profonde, fanno molta fatica a rimarginare. Ne sa qualcosa Alena Seredova che, a distanza di anni, non è riuscita ancora a perdonare Ilaria D'Amico, colpevole di aver iniziato la sua relazione con Gigi Buffon quando era ancora sposato con la soubrette di Praga.
Alena Seredova contro Ilaria D'Amico e le famiglie allargate
"Prendere un caffè con la D'Amico? Non vedo la necessità. - ha dichiarato Alena in una nuova intervista rilasciata al settimanale Oggi - Ci troveremo tutti al matrimonio dei miei figli, basta quello. Tanto amiche non diventeremmo, siamo talmente diverse… Io, se avessi avuto un figlio e mi fossi separata (come la D’Amico ai tempi dell’incontro con Buffon, ndr), e dovessi cercarmi un compagno, non sarei mai andata nelle acque di un uomo sposato". Una stoccata pesante, quella della Seredova, che fa sicuramente scalpore. La showgirl non ha dunque cambiato idea neppure sulla famiglia allargata: "Con l’altro nucleo (Buffon-D’Amico, ndr) non ci frequentiamo. Non credo che per i bambini sia sano vedere il papà prima con mamma, poi con un’altra, poi tutti insieme a tavola a Natale, con la mamma e l’altra che applaudono, sorridono. Siccome anche loro si creeranno una famiglia, voglio che abbiano un altro modello, più tradizionale", ha spiegato.
Alena Seredova e l'amore ritrovato con Alessandro Nasi
Nonostante il grande dolore, oggi Alena Seredova è felice accanto ad Alessandro Nasi, con il quale è convolata a nozze nel 2023 e che l'ha resa madre della piccola Vivienne Charlotte. Eppure, come ricordato dall'ex modella, gli inizi sono stati tutt'altro che facili. "Io penso che un uomo che corteggia una donna e quando stanno insieme questa donna piange a dirotto per l’ex marito, è un uomo coraggioso e di enorme pazienza. Ci ho messo tanto, sei mesi tutti, a fidarmi e ho fatto bene: mi ha salvato la vita", ha detto. Poi ha aggiunto: "Mia madre Jitka mi diceva: “Non ti vorrà più nessuno”. E anche io lo pensavo. Avevo una paura fottuta che qualcuno si avvicinasse solo per farsi paparazzare con me. In quel periodo, non mi lasciavo accostare da nessuno: a Torino mi chiamavano Doberman".