Chiara Ferragni, l'ex socio Pasquale Morgese: "Pensava solo ai soldi. Mi ha chiesto le mie quote gratis"
Pasquale Morgese, imprenditore pugliese nel settore calzaturiero ed ex socio di Chiara Ferragni, ha raccontato per la prima volta i retroscena degli ultimi anni dentro Fenice Srl, la società al centro delle attività dell’influencer ed ex moglie di Fedez. La sua ricostruzione è arrivata mentre prosegue la battaglia legale sul bilancio 2023, da lui contestato lo scorso giugno. Una mossa che potrebbe avere ricadute importanti, l'ennesima, sul futuro della società.
Cosa ha detto Pasquale Morgese su Chiara Ferragni
La versione dell’imprenditore è stata raccontata su Rai3 nel programma Farwest, condotto da Salvo Sottile. Pasquale Morgese ha ripercorso la nascita del suo rapporto con Chiara Ferragni, iniziato molto prima del boom dell'imprenditrice digitale e definito "professionale ma anche personale". L'uomo ha confidato di essersi sentito orgoglioso dei risultati raggiunti, "come un padre", fino al 2018, anno della rottura professionale tra Ferragni e Riccardo Pozzoli, cofondatore di molti dei suoi progetti nonché suo ex fidanzato (la separazione sentimentale era arrivata qualche anno prima). Quando Pozzoli è uscito, la Ferragni ha chiesto a Morgese di rilevarne le quote. Lui ha accettato ma pare che poco dopo l’influencer gli abbia chiesto di cederle gratuitamente quelle stesse quote. Morgese ha rifiutato e la Ferragni si sarebbe messa a piangere dicendo di aver pensato che lui gliele avrebbe regalate. Da quel momento, "il rapporto si rompe come un vetro sottile".
Il ruolo di Fabio Maria Damato nella società di Chiara Ferragni
Pasquale Morgese ha poi rivelato di un clima sempre più teso, con l’arrivo di consulenti esterni, pressioni interne e un progressivo isolamento dal consiglio di amministrazione. Ha parlato di controlli, riunioni fredde, verifiche continue. Gran parte sarebbe dovuto anche all’ingresso in azienda di Fabio Maria D’Amato, oggi imputato nel caso Pandoro. Secondo Morgese D’Amato voleva dimostrare a tutti i costi di essere il numero uno dopo Chiara e per questo si sarebbe atteggiato a super manager, cambiando completamente le priorità del brand, trasformato da progetto in crescita a "macchina per generare ricavi". Da qui l’accusa più dura: "Chiara pensava solo a far soldi. Era la nuova missione. L’acquisizione, l’espansione. Il valore non era più il prodotto, l’emozione del cliente o l’identità del marchio. Il valore era l’incasso. Punto". Quando esplode il caso del Pandoro, la prima reazione di Morgese è stata genuina: "Siamo fritti". A seguire, il crollo del fatturato, la crisi reputazionale, la perdita di fiducia da parte del pubblico e dei partner commerciali.
Chiara Ferragni e l'aumento di capitale dopo il Pandoro gate
Dopo lo scandalo è arrivato l’ingresso di Claudio Calabi, manager specializzato in ristrutturazioni aziendali. "Lavorava per l’azienda ma sembrava lavorare soprattutto per Chiara", ha osservato Morgese. È Calabi già in azienda quando Fenice Srl ha approvato un aumento di capitale da 6 milioni di euro. A sottoscriverlo è solo Chiara Ferragni: Morgese e altri soci hanno scelto di non versare ulteriori fondi. "Eravamo già stati danneggiati. Chi sbaglia paga", ha commentato l’imprenditore.