La storia del pallone e le carriere di Paolo Pulici e Manservisi

La storia del calcio rivissuta attraverso la storia del pallone, una biografia originalissima. E poi Paolo Pulici e Manservisi, protagonisti (diversi) con Torino e Lazio dei meravigliosi Anni Settanta
La storia del pallone e le carriere di Paolo Pulici e Manservisi
Massimo Grilli

Un testimone privilegiato. Ha fatto esultare per più di mille volte Pelè e i milioni di suoi fan, è stato accompagnato in rete dalla “Mano de Dios” di Maradona, o schiacciato a pochi centimetri dalla linea di porta dalle mani di Zoff, a preservare il Mondiale degli azzurri del 1982. Comparso come per magia in una notte di Natale tra le trincee della Grande Guerra, è stato poi presente nelle tragedie di Superga e dell’Heysel, respinto - già nella porta - dal piedino tifoso di un raccattapalle in un Ascoli-Bologna di tanti anni fa, scagliato in Curva Sud da un Francesco Totti in lacrime nel giorno del suo addio al calcio giocato. E’ stato infine ancora capace di regalarci emozioni in questo disgraziato 2020. Parliamo del pallone e della sua storia infinita (che coincide con quella del calcio, naturalmente), che ci viene raccontata in questa “biografia” divertente e ricca di curiosità da Mauro De Cesare, a lungo nostro compagno di lavoro a Piazza Indipendenza, con la prefazione di Luigi Ferrajolo. E’ una storia molto più complessa di quella che pensiamo comunemente di conoscere, perché se è vero che la nascita del calcio moderno si deve agli inglesi, ci viene però qui svelato che già i cinesi, nel 2500 avanti Cristo, si dilettavano nella pratica del Tsu-Chu, che significa “palla calciata con i piedi”. E con una specie di pallone giocavano anche gli antichi romani, con il loro harpastum, e probabilmente furono loro a far conoscere alle popolazioni della Britannia questa nuova disciplina. Raccontare la storia del pallone vuole dire anche ripercorrerne l’evoluzione, passare dai primi esemplari di caucciù e di cuoio fino ad arrivare ai modelli da fantascienza del terzo millennio, che non sono - attenzione - più leggeri dei loro antenati ma semplicemente più aerodinamici e finalmente impermeabili. E poi i campionati del mondo, ciascuno con un pallone dedicato, il premio più ambito per i calciatori - non a caso è “Il Pallone d’Oro” - i grandi protagonisti, i record, i cugini delle altre discipline (dalla pallina da golf al pallone da rugby), il glossario delle giocate più divertenti, e infine l’intervista impossibile: 50 domande a cui sua maestà il Pallone sembra ben lieto di rispondere. Perché da più di quattromila anni è… felice di essere preso a calci.
FELICE DI ESSERE PRESO A CALCI, il pallone racconta la sua storia; di Mauro De Cesare, Absolutely Free Libri, 174 pagine, 15 euro.

Sarà che eravamo (molto) più giovani, sarà il ricordo vivo del pallone a spicchi bianco e nero, o gli stadi sempre pieni, con il pubblico di San Siro quasi a contatto del campo di gioco, i vecchi pali del Comunale di Torino, gli spazi per i tifosi in piedi dietro le porte all’Olimpico, ma il calcio degli Anni Settanta - per chi l’ha vissuto anche da semplice appassionato - resta circondato da un fascino eterno. Due libri pubblicati recentemente ci rimandano alle atmosfere di mezzo secolo fa narrandoci le storie di due protagonisti, sicuramente distanti per carriera e fama, ma entrambi rappresentativi di quei tempi. Paolino Pulici, 70 anni compiuti ad aprile, è stato uno dei più grandi attaccanti della sua generazione, un ambidestro veloce e micidiale in area, capace di gol acrobatici. Tre volte capocannoniere in serie A, il suo nome è legato quasi esclusivamente al Torino, di cui è con 172 reti il goleador numero uno del club granata di tutti i tempi. Un vero mito del calcio italiano, e non a caso l’autore, Beppe Gandolfo, immagina che siano stati proprio gli Dei dell’Olimpo, con Zeus in testa, a spedire sulla Terra il nostro Puliciclone - così lo soprannominò Gianni Brera - per riportare il sorriso al popolo granata. Interventi più o meno soprannaturali introducono così anche i vari capitoli di questo bel ritratto, dalla nascita di Paolo a Roncello in Brianza al provino negativo con l’Inter di Helenio Herrera (“quel numero 11 va troppo veloce per il calcio, meglio si dia all’atletica”, il lapidario giudizio di HH) poi gli inizi nel Legnano (l’ex squadra del grande Gigi Riva, idolo giovanile di Pulici), lo sbarco a Torino, il “gemellaggio” nel segno del gol con Ciccio Graziani, altro bomber di razza, infine lo scudetto, l’ultimo della storia granata, conquistato dallo squadrone di Radice nel 1976. E il duello eterno con la Juventus, l’esperienza ondivaga con la Nazionale (comunque 19 presenze in azzurro), gli ultimi anni trascorsi con le maglie di Udinese e Fiorentina.
Anche Pier Paolo Manservisi, classe 1944, emiliano di Castello d’Argile, esterno agile e versatile, dal fisico non propriamente possente (“uccellino”, veniva chiamato ai suoi tempi) può vantarsi di avere vinto uno scudetto,
con la Lazio del 1974. Ma in quella stagione il suo contributo fu abbastanza ridotto, con sole quattro presenze in serie A. Questo libro, scritto dal figlio Simone, vuole però ricordare l’importanza che il giocatore ebbe nella costruzione di quella squadra straordinaria e davvero unica, per il carattere e il temperamento dei suoi interpreti. Manservisi arrivò a Roma nel 1970 e dopo una breve parentesi napoletana vi tornò nel 1972, diventando uno dei punti fermi di quella Lazio che - appena riemersa dalla serie B - con un gioco modernissimo e spettacolare lottò per lo scudetto fino all’ultima giornata, gettando le basi per il trionfo dell’anno successivo. Dagli scherzi, a volte feroci, e al sodalizio spesso ben poco idilliaco tra i biancocelesti - almeno fino a quando non si scendeva in campo - fino al rapporto rovinatosi nel tempo con Tommaso Maestrelli, che pure lo aveva voluto a Roma, città poi lasciata per andare a chiudere la carriera al Mantova in serie C, questo libro regala uno sguardo originale e poco noto degli anni che videro quella Lazio costantemente in prima pagina, fra memorabili trionfi e sonore litigate negli spogliatoi. «Stare in un ambiente così caotico e giocare nella Lazio - scrive Manservisi padre nella prefazione - non è stato facile per tanti motivi, ma sono stati anni memorabili ed esaltanti, per quanto controversi».
PULICI, il mito; di Beppe Gandolfo, edizioni Priuli&Verlucca, 146 pagine, 9,90 euro
L’ALBA DELLO SCUDETTO, storia di Pier Paolo Manservisi e di una Lazio che divenne leggenda; di Simone Manservisi, Edizioni Ultra Sport, 152 pagine, 15 euro.

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