Longo: «Audi sta portando il futuro a tutti»

Intervista al direttore di Audi Italia: tra nuove uscite, Formula E e i tanti modelli in arrivo
Longo: «Audi sta portando il futuro a tutti»
7 min
Pasquale Di Santillo
Tagsaudi

ROMA - L’auto che mancava, quelle che ci sono e che ci saranno. Presente e futuro, una connessione unica. Parlare con Fabrizio Longo direttore di Audi Italia è un’immersione (rapidissima) nel presente, già preludio della visione molto chiara dello sviluppo del marchio dei Quattro Anelli, solo sfiorando la non etichettabilità del piccolo SUV trasversale, l’Audi Q2, l’auto che mancava e ora c’è.

Longo: com’è andato il 2016 per Audi?
«Un anno molto positivo, gli 11 mesi più elevati da quando Audi esiste in Italia (60.322 immatricolazioni, +15% rispetto al 2015 ndr) che ne fanno il marchio premium n.1 nel nostro Paese. Un anno importante nel quale hanno funzionato tutti gli elementi della gamma a conferma della chimica forte che sembra esserci tra Audi e il mercato italiano, il sesto a livello mondiale per il brand. L’entrata della nuova A4 ci ha spinto, abbiamo fatto un ottimo lavoro sulle aziende (+70% dell’anno precedente). Di certo è l’elemento di riconoscibilità del marchio, capace di conquistare spazi nella versione berlina anche tra i privati. Al resto ha pensato il mondo SUV, il padrone del mercato italiano (un terzo delle vendite): Q5 e Q3 hanno risposto molto bene. Senza dimenticare l’alto di gamma, una sorta di rinnovata confidenza per tipologie di segmenti fiscalmente penalizzate, e che invece oggi, penso alla A6, hanno ritrovato nuova vita».

E ora è arrivato anche l’ultimo gioiellino, il Q2.
«Era di fatto l’Audi che mancava perchè si inserisce proprio nel segmento di SUV ma con la compattezza tipica di 4,20 metri, con una vocazione urbana straordinaria che ai primi due mesi dal lancio sta dando segnali importanti molto trasversali, grazie al concetto di “untaggable” che l’accompagna per le sue molteplici anime, da SUV a Coupé. E alla capacità di allestimenti, alle possibilità di personalizzazioni quasi milionaria, capaci di attrarre e catturare clienti da segmenti differenti. Non a caso i numeri dicono che c’è un livello di conquista molto elevato comprese molte donne, segnale per noi importantissimo. Evidentemente è un prodotto completo che include la sua componente modaiola, glamour».

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Che anno sarà il 2017 per Audi?
«Un anno chiave. Q2, è stata l’apripista della nuova stagione. Ma a Parigi è già stato presentato anche il Q5, un altro caposaldo fondamentale per Audi. Dal punto di vista tecnologico, poi ci sarà il debutto della nuova A8 la prima vettura piloted driving nel vero senso della parola, parliamo di guida autonoma di classe 3, i primi a farlo. Il 2017 ci serve anche come piattaforma di preparazione del piano di inserimento delle vetture elettriche che partirà nel 2018: ne arriveranno una l’anno fino al 2020 per raggiungere la dichiarazioneobiettivo che al 2025 vuole un terzo della nostra gamma composta da vetture ad emissioni zero. Insomma adesso parte il piano di sviluppo prodotto più impegnativo nella storia di Audi».

Insomma, il denominatore comune resta la tecnologia?
«Il nostro non è solo uno slogan: vogliamo essere all’avanguardia in maniera reale. Le 18 novità presentate in 11 mesi, cosa mai vista prima, hanno una riduzione di peso dai 50 ai 325 kg, e di emissioni fino al 22%. Abbiamo la trazione integrale Quattro che utilizza sistemi predittivi e interviene solo quando serve; la SQ7 che è la summa tecnologica di quello che sappiamo fare, ha innovazioni a bordo mai viste prima come il compressore elettrico alimentato da impianto a 48 volt. Ma i sistemi di assistenza alla guida e il virtual cockpit li trovate quasi su tutta la gamma perchè non ci interessa la tecnologia esclusiva, ma quella democratica»

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Cosa pensa del futuro del diesel in Italia?
«Se dovessi giudicare in base ai numeri di oggi, direi brillantissimo. Perchè non è messo in discussione da nessuna reale alternativa, che poi si arrivi ad un affiancamento progressivo di motorizzazioni alternative e tra queste non dimentico nemmeno il metano, sarà sicuramente vero. Ma i numeri di oggi dicono che se c’è un vincitore sul mercato è il diesel, credo sia un motore sul quale si possa lavorare ancora con grandi margini di efficienza con intelligenza e buon senso. Il dieselgate? Non ne abbiamo risentito minimamente, l’incidenza del diesel su tutte le nostre car line è ancora notevole e lo stesso vale per il mercato generale».

L’elettrico ha davvero prospettive da noi?
«C’è un gap molto forte tra l’impegno, lo sforzo tecnologico e gli investimenti che il comparto automotive sta facendo nel settore a dispetto di un ritardo conclamato da parte delle istituzioni sul piano dell’adeguamento delle infrastrutture. Ma quello che succede in altri Paesi dimostra che se queste due velocità dovessero tendere ad uniformarsi, la tecnologia pulita può davvero fondare ma va percepita come utile da tutti e non può essere complicata. Da parte nostra diamo un piccolo aiuto anche quest’anno in Val Badia - dove siamo tradizionalmente molto presenti - piantando delle colonnine di ricarica per rendere “visibile” questa sensibilità, in modo da alimentare la consapevolezza del maggior numero di persone, stimolare le istituzioni ad accelerare l’adeguamento tecnologico e dare all’elettrico il livello di interesse che merita come nel Nord Europa, E tra due anni con il SUV Quattro Concept avremo anche noi una macchina con autonomi a 500 km».

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Dieselgate: l’ha sorpresa la reazione con vista sul futuro del gruppo Volkswagen?
«Credo che questo non sia figlio solo di un passaggio importante rispetto all’anno che abbiamo attraversato. Una visione industriale, produttiva di quella portata non si può inventare in un anno, doveva già essere dentro l’azienda. Piuttosto parlerei di un’accelerazione impressa a maggior ragione in un momento in cui è stata anche rivista tutta la governance aziendale. Ed era impossibile vivere nel comparto automotive senza confrontarsi con tendenze che cambieranno completamente il paradigma della mobilità».

Come ha interpretato l’uscita dal Mondiale Endurance e quello rally da parte di Audi e VW?
«È una rivisitazione di una visione generale: a due uscite corrisponde un’entrata, il fatto di sposare la Formula E oggi è il modo ideale per accompagnare, far innamorare e sdoganare la tecnologia elettrica. Portarla su un piano ludico e agonistico è l’adeguamento dell’aspetto competitivo all’alba del 2020. Si vive di storia e siamo attaccatissimi alla nostra ma era importante adeguarla per accompagnare una tecnologia nuova esattamente come si è fatto a suo tempo per il diesel»

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