Pagina 3 | Honda CB: un viaggio nella storia

Che tipi fortunati, questi giornalisti di moto. Ce lo sentiamo dire spesso dai nostri lettori e in effetti è proprio così, sarebbe sciocco non ammetterlo: il nostro lavoro ci permette di vivere, con una certa frequenza, esperienze non comuni dalle quali è difficile non farsi coinvolgere. Il ritrovo del gruppo, pochi giornalisti specializzati da tutta Europa, è in una luminosissima Barcellona, sotto un cielo azzurro di inizio estate. Schierate, in diverse colorazioni, circa una decina di Neo Sports Café targate Honda – CB650R e CB1000R – pronte a percorrere 600 km di curve e panorami maestosi, lungo la dorsale che segna il confine tra Spagna e Francia, ideale direttrice dal mare della Catalogna alle onde basche dell’Atlantico.

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Splendida Cinquantenne 

Un itinerario dal Mediterraneo all’oceano, da Barcellona a Biarritz, in sella alle naked giapponesi, per raggiungere il Wheels&Waves, evento che alla sua ottava stagione si conferma, ancora una volta, appuntamento imperdibile per il popolo del pianeta vintage. E ad attenderci a destinazione, una splendida sorpresa: parcheggiata in riva all’oceano, in perfette condizioni, una CB750 Four, capostipite delle nude quadricilindriche della Casa giapponese, che nel 2019 celebra i suoi primi cinquant’anni. Un’occasione unica per tornare in sella a una leggenda della produzione motociclistica mondiale; e anche per un confronto ravvicinato con le CB moderne di ultima generazione.

Un veloce briefing con gli uomini dello staff Honda e si accendono i motori. Ritmi tranquilli, ci dicono, per questa volta “si va a spasso”. Non ci dispiace. In genere, durante le presentazioni stampa siamo sempre al limite. Si frena e si accelera forte, il tempo a disposizione non è tantissimo e bisogna farsi un’idea compiuta del mezzo il più in fretta possibile. In occasioni così, invece, ci si può gustare il contesto, si apprezzano i luoghi, magari ci si può fermare anche per uno scatto suggestivo. Queste le intenzioni ma poi, fatalmente, la voglia di guidare “sul serio” prende il sopravvento, e ci si trova presto a infilare pieghe, una dietro l’altra, a caccia di sensazioni motociclistiche forti.

 


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Curve da Raccontare 

Colpa dell’istinto, colpa del mezzo che stringi tra le gambe. Colpa anche dell’itinerario: lo capisci subito quando un percorso ha qualcosa di diverso, una storia intrigante da raccontare. Soprattutto se all’improvviso, davanti alla visiera del casco, appare una serie infinita di curve aggrappate alle pareti a strapiombo di una gola: strette, larghe, dal raggio cosmico. E poi di nuovo, indiavolate, a gomito, senza preavviso. 

Tutti hanno sentito parlare della bellezza dei Pirenei in moto, ma quando “li guidi”, lo avverti all’istante che si tratta di un’esperienza unica, destinata a scalare in fretta la classifica della propria personale mitologia motociclistica. 

Lo scenario è maestoso. Diverso dalle nostre Alpi ma non meno affascinante: una formidabile barriera che divide la penisola iberica dalla Francia, trattenendo, di entrambe, la personalità magnetica e millenaria. Tutto talmente bello da riuscire a convincere, di tanto in tanto, il polso destro a mollare la presa.

 


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Compagne di viaggio

Come si può resistere di fronte a tanto formidabile splendore? Per fortuna le due CB, la 650 e la 1000, offrono un buon compromesso: pronte a fare baldoria quando sale l’euforia, tranquille e confortevoli quando c’è da guardarsi attorno. 

Soprattutto la CB1000R, una moto bella da guardare, grazie alle eleganti linee “neo-classic style”, dall’indole bipolare: regolare ed elastica, scorre via con un filo di gas nelle marce alte ad andatura blanda; ma già con la mappa Standard proietta vigorosa da una curva all’altra, quando si cerca il brivido. Poi, in Sport, si trasforma del tutto e diventa aggressiva, graffiante, sempre ben sostenuta da una ciclistica precisa come un rasoio, mai nervosa, rassicurante in ogni condizione. Insomma, un modello capace di interpretare a pieno quella capacità tutta Honda di sfornare mezzi performanti ma sempre amichevoli. Moto che danno del “tu” all’istante, permettendo a chiunque di trovare in fretta la propria dimensione in sella.

Elemento comune, questo, alla “sorellina” CB650R, che dal canto suo è un trionfo di equilibrio e facilità. Caratteristiche che eleggono la media naked della Casa dell’Ala – unica quadricilindrica del suo segmento – a perfetta ambasciatrice di polivalenza e guidabilità. Tra le curve si muove agile e scattante, senza mai risultare nervosa, poi, quando serve, non si lascia intimidire: il suo quattro cilindri, se lo fai girare in alto, tira fuori unghie e carattere; si va forte, senza particolare impegno.

 


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Arrivo a Biarritz

Le onde dell’oceano, che si infrangono spumose sulla costa, segnano l’arrivo a Biarritz, elegante cittadina, ritrovo del bel mondo, ma anche di surfisti e marinai, che una volta l’anno viene invasa dai rombi delle moto provenienti da ogni angolo d’Europa; è il Wheels&Waves, happening dedicato al mondo custom, nato quasi per gioco diversi anni fa. Agli albori fu un raduno per pochi intimi, surfisti-motociclisti guidati dalla medesima filosofia di vita. Erano i tempi delle giornate al faro e delle sgasate notturne in città. 

Oggi le cose sono in parte cambiate, Wheels&Waves è cresciuto, ha assunto connotati multiformi, ma le sgasate continuano, la passione fermenta e i numerosi eventi in calendario alzano il picco di adrenalina, dalla gara d’accelerazione di Punks Peak, sul monte Jaizkibe, al fango dello Swank Rally, passando per le gare di flat track a El Rollo. Poi, tutti al “villaggio” sull’oceano, ombelico pulsante della kermesse, dove in migliaia si radunano tra boccali di birra, buona musica e mezzi raffinati.

 


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Appuntamento con la Storia 

Prima di lasciarci rapire da tutto questo, però, c’è un appuntamento col mito: è il momento di saltare in sella a un’autentica pietra miliare della produzione motociclistica. Una vera “cougar”, la Honda CB750 Four. Moto sexy, raffinata, dal fascino immortale, capace di attraversare due secoli facendo sempre battere forte il cuore, ora come allora. Dopo centinaia di chilometri sulle CB moderne, stringerla tra le gambe è un po’ come salire a bordo di una macchina del tempo.

Passato e futuro a confronto, un’elica di DNA da percorrere – rigorosamente a 4 cilindri – alla scoperta di una delle storie a due ruote più coinvolgenti degli ultimi 50 anni. Fanale tondo, scarichi cromati, cerchi a raggi. Un serbatoio, un manubrio, una sella e un motore. La moto esattamente come sopravvive nell’immaginario collettivo. Quando nel 1968 irruppe al Salone di Tokyo, il suo quattro cilindri in linea a 4 tempi, di 736 cm3, dotato di distribuzione in testa a catena e due valvole per cilindro, turbò irrimediabilmente i sogni degli appassionati. Sul pianeta terra era sbarcata un’eccitante superbike da strada, destinata a fare scuola.

 


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Eccitazione o passione ?

Oggi, abituati alle moto di ultima generazione, l’aspetto prestazionale della CB Four passa in secondo piano. Ma non il piacere di guidare un mezzo così. Una volta acceso, il borbottio del propulsore si propaga alle braccia, scuote il corpo e si mette in sincrono con i battiti del cuore. Dai gas e via, snocciolando una marcia dietro l’altra. Il largo manubrio permette di timonare svelti tra le curve. 

Una guida muscolare ma allo stesso tempo rotonda, mai legnosa. Qualcuno le chiama “sensazioni motociclistiche di una volta”. In questo caso, però, si tratta di sensazioni motociclistiche punto e basta. Per frenare bisogna strizzare forte la leva. Il gas glielo dai sempre tutto finché è lei stessa a dirti: basta, cambia marcia. Il contagiri lo puoi tranquillamente ignorare. Confrontarla con la produzione attuale? Non ha alcun senso. Eccitazione o passione? Amore o seduzione? Sarebbe come chiedere a James Bond di scegliere tra un Martini cocktail e le donne. Piaceri diversi ma irrinunciabili entrambi. 

Finito il giro, fatalmente, la febbre sale. La voglia di cercarne una, magari da rimettere in sesto profondendole cure amorevoli, brucia forte. Perché cinquant’anni, portati così, non è cosa da tutti.

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Curve da Raccontare 

Colpa dell’istinto, colpa del mezzo che stringi tra le gambe. Colpa anche dell’itinerario: lo capisci subito quando un percorso ha qualcosa di diverso, una storia intrigante da raccontare. Soprattutto se all’improvviso, davanti alla visiera del casco, appare una serie infinita di curve aggrappate alle pareti a strapiombo di una gola: strette, larghe, dal raggio cosmico. E poi di nuovo, indiavolate, a gomito, senza preavviso. 

Tutti hanno sentito parlare della bellezza dei Pirenei in moto, ma quando “li guidi”, lo avverti all’istante che si tratta di un’esperienza unica, destinata a scalare in fretta la classifica della propria personale mitologia motociclistica. 

Lo scenario è maestoso. Diverso dalle nostre Alpi ma non meno affascinante: una formidabile barriera che divide la penisola iberica dalla Francia, trattenendo, di entrambe, la personalità magnetica e millenaria. Tutto talmente bello da riuscire a convincere, di tanto in tanto, il polso destro a mollare la presa.

 


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