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Smentito il Tas: il Cio non riammette i 15 russi

Smentito il Tas: il Cio non riammette i 15 russi
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Nuova puntata della telenovela legata all'esclusione della Russia dai Giochi di PyeongChang. Bach: «Non basta l'assenza di sanzioni». Il portavoce del Cremlino preannuncia battaglia

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lunedì 5 febbraio 2018 15:52

PYEONGCHANG - Nuova puntata nella sempre più intricata "querelle" tra il Comitato Olimpico Internazionale e la federazione russa sul caso del presunto doping di stato, che ha portato il Cio ad escludere la Russia dai Giochi Olimpici di PyeongChang, che prenderanno il via venerdì 9 febbraio.

L'ULTIMA DECISIONE - Dopo che giovedì scorso il Tribunale arbitrale sportivo (Tas) di Losanna aveva annullato la squalifica a 15 russi (in reltà 28, ma tredici di questi si sono nel frattempo ritirati), dei quali tredici atleti più che nel frattempo sono diventati allenatori, ponendo le condizioni, di fatto, per una loro partecipazione ai Giochi, oggi il Cio (cui spettava in ogni caso l'ultima decisione) ha nuovamente ribaltato la situazione, annunciando tramite una nota che le porte dei Giochi Olimpici resteranno in ogni caso chiuse per i quindici russi.

LE MOTIVAZIONI - Il Panel incaricato di rivedere i casi dei suddetti atleti ha spiegato che il Tribunale arbitrale non ha ancora fornito le motivazioni della sua decisione e ritiene che ci siano altri elementi che "fanno sorgere sospetti sull'integrità di questi atleti", per cui la decisione del Tas non è ritenuta sufficiente ad allontanare dagli atleti in questione l'ombra del doping nè fornisce le garanzie necessarie per considerarli puliti e quindi nelle condizioni di poter prendere parte all'imminente Olimpiade invernale.

IL COMMENTO DI BACH - «Il privilegio di essere invitati ai Giochi Olimpici richiede qualcosa di più che l'assenza di sanzioni», ha commentato da PyeongChang il presidente del Cio Thomas Bach, che poi, commentando la sentenza del Tas, ha aggiunto, evidenziando tutta la sua delusione: «Non ce la saremmo mai aspettata».

I RUSSI NON DEMORDONO - La battaglia però va avanti. Il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov, commentando la decisione del Cio, manifesta apertamente tutto il suo rammarico: «Crediamo che la sentenza del Tas assolva i nostri atleti da tutti i sospetti e dimostri ancora una volta che tali accuse sono infondate». Ora, fa sapere il ministro dello Sport, Pavel Kolobkov, spetterà a legali degli atleti coinvolti valutare se rivolgersi «alla sezione del Tas in Corea del Sud. Il Cio è guidato dalla Carta olimpica che regola il ruolo del Tas, per cui il Cio deve accettarne le decisioni». Intanto, tra le altre delegazioni, non mancano le polemiche sull'argomento.

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