Musetti: "Sì, sono io il tennista più vintage"

Il tennista azzurro, salito al n. 24 del mondo, sarà il grande protagonista del torneo di Napoli insieme a Berrettini: "Sono retrò e un po’ scaramantico. La Davis? Abbiamo un battaglione"
Musetti: "Sì, sono io il tennista più vintage"© LAPRESSE
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Davide Palliggiano
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NAPOLI - Il best ranking, la vista del Golfo, una giornata di sole quasi estivo e un’accoglienza da superstar. Lorenzo Musetti non poteva desiderare di meglio per il suo primo giorno a Napoli. Ieri è arrivato sul Lungomare per allenarsi, per respirare l’aria di un torneo che se lo sta coccolando, che si aspetta tanto da lui. Si spera che faccia meglio di Firenze, dove la sua corsa si è fermata in semifinale contro Auger-Aliassime.

Musetti, ha sempre detto che crede nei colpi di fulmine. È una sensazione che ha già provato arrivando in città?
«Certo! L’Arena a due passi dal mare è un posto che solo una città come Napoli può offrire. Anche in allenamento ho sentito il calore degli appassionati, dei tifosi che ci supportano non solo in questa settimana ma durante tutto l’anno. Per me è la prima volta qui: non avevo ancora avuto il piacere di visitare la città e me la sto già godendo. Questa settimana festeggio il mio best ranking, una cosa che mi inorgoglisce».

S’immaginava di essere a ottobre 2022 tra i primi 30, addirittura al numero 24 del mondo?
«No. Immaginarlo no, ma una speranza c’era. Il lavoro che sto facendo sta dando i suoi frutti e sono contento. Mi fa ben sperare per il futuro».

Il suo coach, Simone Tartarini, ha parlato di un attacco d’ansia che ha avuto a Firenze durante la semifinale, ma anche di come tra di voi ci sia un rapporto speciale. Conferma?
«Molto probabilmente ho sentito un po’ di pressione che mi sono posto inconsapevolmente e sono stato preso alla sprovvista. La cosa più bella del nostro rapporto è che c’è molta onestà, purezza, trasparenza. Se qualcosa non va ne discutiamo, ne parliamo immediatamente. Non ho mai avuto alcun rimpianto con Simone e credo che anche lui possa dire lo stesso. Questa è la cosa bella che condividiamo e credo sia anche la nostra forza. Stiamo insieme da quando avevo 9 anni, l’ho sempre definito il mio secondo padre, il mio padre tennistico. A volte abbiamo entrambi dovuto superare degli step di crescita: da bambino, ragazzo, ora uomo. Lui si deve adattare alla figura di Lorenzo che cambia, che matura, che non è più il bambino di 10 anni fa».

Ora infatti pare che le piaccia giocare anche sul cemento, è vero?
«Non lo diciamo troppo forte, ma sto trovando dei benefici, soprattutto con il mio gioco. Sto scoprendo nuove cose che mi fanno godere del fatto di poter giocare sul veloce. Mi sto riscoprendo sotto tanti aspetti: mi fa piacere che tanti risultati siano arrivati anche sulla superficie veloce».

È lei il tennista italiano più ‘bello’ da vedere?
«Il più bello non lo so, è un discorso abbastanza soggettivo. Sicuramente sono diverso dai tennisti moderni. Il mio è un tennis ispirato al retrò, un po’ vintage: sto cercando di semplificarlo, di aggiungere cose in maniera consapevole e concreta, che funzionino tutte insieme, legate. Con Simone scherziamo spesso sul fatto di dover creare una torta e poi aggiungerci la ciliegina: che sia la palla corta, la variazione, quella cosa che faccia strappare gli applausi del pubblico. Insomma, non mi definisco il più bello, ma sicuramente il più retrò».

Qual è dunque il passo avanti che deve fare per entrare tra i primi 20 del mondo?
«Devo continuare su questa strada, poi aggiungere esperienza e consapevolezze. Ho sempre alternato buonissime prestazioni a partite perse senza senso. La continuità che mi sempre mancata sia da junior che da pro’ ora la sto trovando: può essere la rampa di lancio per quel famoso step».

Si considera scaramantico?
«Un pochino, del resto al collo porto già un corno».

Sa che qui a Napoli il pubblico spera di vedere una finale tutta italiana, magari con Berrettini?
«Come in tutti i tornei nel nostro Paese il sogno è quello di portare a casa la soddisfazione di un vincitore italiano. Non solo io, ma anche Matteo e gli altri in campo metteremo tutto il nostro impegno per arrivare in fondo».

Tra poco più di un mese l'Italia andrà a Malaga per le finali di Coppa Davis. Può essere la volta buona 46 anni dopo?
«Abbiamo un vero e proprio “battaglione”. L’importante credo sia rimanere uniti, come lo siamo ora, come siamo stati a Bologna, come eravamo anche a Torino, dove c’è mancato Berrettini. Nei quarti affronteremo gli USA, che hanno Fritz, Tiafoe e un doppio ostico. Se riusciamo a scardinare quel muro, abbiamo buone possibilità di farcela».

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