Stefano Cobolli: “Flavio in Top 10? Ci credo. Ecco cosa pensai quando lasciò la Roma…”
«Ad Antalya, durante un Futures, lasciai Flavio da solo. Non aveva mostrato il giusto atteggiamento e ritenni giusto tornare in Italia prima del suo secondo torneo. Non si lamentò, vinse il suo primo titolo da professionista e arrivò una svolta della carriera». Stefano Cobolli, padre e allenatore dell’eroe di Coppa Davis, torna indietro nel tempo per raccontare gli istanti che hanno forgiato la crescita del figlio, oggi numero 22 ATP. «Flavio lo ha dichiarato – prosegue papà Cobolli – e ne ha la convinzione: l’obiettivo è entrare in Top 10 ATP. Non per forza nella prossima stagione, anche tra un paio di anni andrebbe benissimo». Il ventitreenne romano (nato a Firenze) è pronto a volare in Spagna all’Accademia di Juan Carlos Ferrero per alcune intense giornate di allenamento con Carlos Alcaraz, come già accaduto un paio di anni fa. La stagione inizierà nei primi giorni del 2026 in United Cup a Perth, dove proprio Stefano sarà il capitano azzurro.
Sono passati 17 giorni dal trionfo azzurro in Coppa Davis.
«Nelle settimane successive alla vittoria ho dormito davvero poco. L’adrenalina era ancora in circolo, c’era la voglia di pensare e ripensare a ciò che era successo. E quando i ricordi prendono il sopravvento, è difficile prendere sonno. Non credevo che Flavio fosse già pronto a esprimere un livello così alto in Davis, mi ha sorpreso come sempre e spero possa continuare a farlo nel 2026».
Come si arriva così pronti a match di tale importanza?
«Riflettevo in questi giorni sul passato e sulle esperienze vissute. È come se avesse fatto la gavetta per ogni grande evento e, su questo, penso che siamo stati molto bravi. Flavio è stato “alternate” in United Cup così come in Laver Cup e ha seguito la Nazionale di Davis all’inizio del 2022, come sparring, a Bratislava (era già l’Italia di Sinner e Musetti; ndr). La gavetta è stata fondamentale».
In merito al passato, è vero che ci fu un momento in cui lei si arrabbiò e lasciò suo figlio da solo a un torneo?
«Quella fu una svolta. Era l’aprile del 2021 ed eravamo volati in Turchia per due tornei Futures. Nel primo fu sconfitto nei quarti 6-3 6-4 senza opporre resistenza e addirittura mollando alcuni game. Il suo atteggiamento non mi era piaciuto per niente. Gli spiegai che sarei tornato a casa prima del torneo successivo, perché avevo altri ragazzi da seguire. “Se vuoi vivertela così, rimani qui da solo, hai diciotto anni”, furono queste le mie parole. Ad Antalya gli aerei partono in orari particolari e verso mezzanotte mi trovai nella hall dell’albergo. Flavio venne da me e, salutandomi, mi disse che avevo fatto bene e di stare tranquillo perché se la sarebbe cavata».
