Tim Henman si sbilancia: “In Australia tra Sinner e Alcaraz vedo favorito….”

L’analisi dell’ex numero uno britannico alla vigilia del primo Slam dell’anno: "L’addio a Ferrero può avere un impatto. Quei due a un altro livello"
Ronald Giammò
5 min

«Sarà una corsa a due». Non ha dubbi Tim Henman quando chiamato a fare un pronostico sui prossimi Australian Open (dal 18 gennaio, in diretta su HBO Max e Discovery+ grazie ai canali Eurosport), e quei due per l’ex numero uno britannico quattro volte semifinalista a Wimbledon sono Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Ancora loro. L’azzurro a Melbourne avrà l’occasione di siglare uno storico tris, il murciano punta invece a chiudere in tempi record il career Grand Slam. «Il modo in cui hanno giocato negli ultimi due anni li pone a un altro livello e non sarei stupito di vederli di nuovo in finale. Restano due incognite però».

Quali?

«Gli infortuni. È il primo Slam della stagione, si gioca al meglio dei cinque set e la condizione si troverà strada facendo. E poi c’è la decisione di Alcaraz di separarsi da Juan Carlos Ferrero, che impatto avrà dal punto di vista psicologico. Carlos in finale agli US Open ha dimostrato di poter far bene anche sul veloce ma Il mio favorito, anche se di poco, è Sinner».

Per gli altri, davvero nessuna speranza? Zverev l’anno scorso arrivò in finale a Melbourne.

«Sascha deve reinventare un po’ il suo gioco. Ha ottimi colpi ma credo non li stia usando nel modo più redditizio: deve essere più aggressivo, prendere di più l’iniziativa, giocare più vicino alla linea di fondo. Ha un gran servizio, ottime percentuali e deve riuscire a far fruttare questo vantaggio provando a chiudere qualche punto a rete anziché aspettando l’errore altrui. Se oggi si vuol provare a colmare il gap con quei due là avanti occorre che lui e gli altri alzino il livello del loro gioco».

Di serve and volley ce n’è sempre meno in effetti.

«Noi eravamo aiutati dalle condizioni, palle e campi erano più veloci, poi nei primi anni 2000 si decise di rallentarle un po’ perché le partite erano diventate una sfida tra servizi con punti di 3 o 4 colpi. Fosse per me adotterei più varietà: campi veloci, lenti e medi così da favorire diversi stili di gioco e incoraggiare l’uso del seve and volley».

Musetti non lo disdegna e con lui l’Italia ha per la prima volta nella sua storia due top 5.

«È un bel momento per il tennis italiano. Il ranking non mente e i punti occorre guadagnarseli. Guida Sinner ma ora avete anche Musetti tra i top 5 ed è un gran risultato arrivato dopo aver giocato in modo costante nei grandi tornei. Guardo con interesse al tennis italiano: a quel che è stato fatto, al modo in cui si è investito permettendo ai loro giocatori di competere senza dover viaggiare. Quando vengo in Italia vedo eccellenti strutture e una grande storia. Anche l’ottimo livello dei coach a vostra disposizione gioca un ruolo importante».

I coach. Per quanto giovani, sia Sinner che Alcaraz hanno già cambiato i loro, cosa inusuale ai suoi tempi.

«La separazione tra Alcaraz e Ferrero è stata una sorpresa, stavano insieme da sette anni e hanno vinto tanto. Vedremo come Carlos intenderà proseguire: ha Lopez con lui e chissà se deciderà di aggiungere qualcun altro al suo team. Sinner lavora con Vagnozzi e Cahill da diversi anni, c’erano dubbi sulla prosecuzione del rapporto con Cahill, ma la stabilità è importante e non credo che cambiare sia un grande affare ma dipende da persona a persona. Io sono stato sul circuito sedici anni e ho avuto solo tre coach».

Cambiare coach non mette al riparo da un calendario da tutti giudicato estenuante.

«Per me così com’è non va bene. Aver portato i Masters1000 a dodici giorni non è stata una buona decisione. Si giocano tanti match simili, si ha un giorno di riposo in più ma in sostanza non si riesce a recuperare adeguatamente, C’è troppo tennis, tennis irrilevante, ci sono troppi tornei, a febbraio ce ne saranno quattro in altrettanti continenti, e troppi infortuni. La stagione dovrebbe essere più breve, i tornei più corti, così da dar anche loro modo di giocare qualche esibizione e guadagnare di più».

Quella tra Kyrgios e Sabalenka l’ha vista?

«Non l’ho guardata, non mi interessava, non fa per me».


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