Sinner e la battuta sull’inno di Mameli: “Se l’ho cantato? Certo, si canta no?”
Titolo a Montecarlo e ritorno alla prima posizione mondiale: l’Italia è di nuovo unita nel celebrare Jannik Sinner. Quella di ieri è l’ennesima impresa fatta di molti altri capolavori: alcuni giustamente sottolineati, altri passati quasi inosservati. Il primo di questi risale a poco meno di un anno fa, quando Jannik rimase n.1 del mondo anche nell’assenza, in quel vuoto agonistico dei tre mesi di sospensione che Alcaraz e Zverev non furono in grado di sfruttare. E per quanto ininfluente, oggi più che mai si può sostenere che senza quella parentesi Alcaraz difficilmente sarebbe tornato in vetta così presto. Tant’è che quelli dello scorso settembre e quello post ATP Finals, restano sorpassi dettati da una pura misura aritmetica, con l’azzurro orfano di sei potenziali tornei ai quali era iscritto. Quest’anno è stato sufficiente recuperarne tre per riprendersi lo scettro. Ma c’è di più.
Sinner, il coraggio e la classe
Nella narrazione che vuole Sinner come la macchina e Alcaraz come il giocatore d’estro, ieri Jannik ha vinto con il coraggio di rischiare in condizioni di vento che hanno costretto entrambi a sbagliare e improvvisare. Una situazione inedita, alla quale neanche due campioni come loro possono prepararsi in anticipo. E allora eccoli altri due capolavori: la capacità, in pochi mesi, di stravolgere pochi, piccoli e decisivi dettagli senza snaturarsi, e quella di fare un salto di qualità sul rosso, certificato già lo scorso anno, completando un tris Indian Wells, Miami e Montecarlo riuscito solo a Novak Djokovic nella storia di questo gioco. «Quanto sono sorpreso da 0 a 10 di essere qui con la Coppa? Mi conoscete, non mi piace dare i numeri - prova a non scomporsi Sinner -. Non saprei come commentare questa settimana, se dicessi di non essere sorpreso non sarebbe la verità. Vincere Indian Wells e Miami era già molto difficile, poi ho avuto un giorno libero e sono arrivato qui per accumulare più partite possibili sulla terra battuta. Il livello della finale è stato molto alto, soprattutto in condizioni di vento che continuavano a cambiare. Questo trofeo vuol dire tanto per me».
Sinner e l'inno italiano
E in una cornice prestigiosa - per Jannik sinonimo di “casa” nel senso più domestico della parola -, da sempre favorevole agli italiani, non è stata una sorpresa vedere l’equilibrio del tifo spostarsi verso l’azzurro mentre si materializzava il 7-6(5) 6-3 finale. Il n.1 d’Italia ha intonato le parole dell’inno tricolore. Un gesto che, come per primo si è trovato a dover ricordare, non dovrebbe sorprendere: «Sì, ho cantato l’inno italiano. L’inno normalmente si canta, no?». Il primo grande titolo sul rosso coincide con il terzo di un 2026 che dal 2 marzo a oggi lo ha visto recuperare oltre 3150 punti di svantaggio per tornare n.1: «Mentirei se dicessi di non essere felice di avere di nuovo il numero 1 davanti al mio nome, ma non cambia ciò che penso. Io e Carlos siamo molto vicini e la classifica può cambiare ogni settimana. Adesso ci sono due Slam da giocare: Roland Garros e Wimbledon, i due eventi più importanti. Il ranking lo vedremo dopo questi due tornei». Nell’equilibrio della classifica si nasconde una grande verità: almeno per ciò che riguarda il prossimo futuro, non esiste un giocatore più forte in senso assoluto. Nel giro di pochi mesi si passa da un Alcaraz dato per spacciato senza Ferrero e poi capace di trionfare all’Australian Open, a un Sinner, che dopo due sconfitte scottanti, reagisce firmando uno dei migliori inizi di stagione di sempre. L’appetito vien mangiando, allora lo sguardo può spingersi ancora più in là: mai come quest’anno il Roland Garros sarebbe il palcoscenico perfetto per completare il Career Grand Slam, impresa riuscita a inizio anno al rivale spagnolo. Prima però, le tappe di Madrid e Roma, gli unici Masters 1000 a mancare dalla bacheca dell’italiano più forte di sempre.
