© ANSA Pellegrino punta Parigi: “Non ti puoi rilassare, Vavassori mi ha aiutato molto”
Da Roma a Parigi, Andrea Pellegrino continua a vincere sognando la qualificazione nel tabellone principale del Roland Garros. Reduce dagli ottavi di finale al Foro Italico, sconfitto da Sinner, “Pelle” ha battuto lo statunitense Moreno de Alboran e, ieri, il sudafricano Lloyd Harris in rimonta (3-6 6-0 6-3) raggiungendo l’ultimo turno del tabellone cadetto. Oggi alle 11 sfiderà per un posto nel main draw il siciliano Marco Cecchinato, nel più classico dei derby. «Sarà una partita difficile. “Ceck” è un giocatore fortissimo, è stato tra i primi 20 del mondo e su questi campi ha raggiunto la semifinale (nel 2018; ndr). Mi aspetto un match duro, ma io sono pronto, preparato, mi sento bene».
Il match contro Harris non era iniziato nel migliore dei modi, eppure è riuscito a cambiarne l’inerzia .
«All’inizio del primo set Harris stava colpendo davvero con forza, mi sono trovato in una situazione difficile tra vento e palle pesanti per via del clima (freddo e umido; ndr). Nei primi game del secondo set ho alzato l’intensità e da quel momento credo sia girata la partita. Lui è calato fisicamente e io ho cominciato a giocare sempre meglio».
Da Roma a Parigi, il suo livello è rimasto molto alto. Cosa è cambiato in queste settimane?
«Non sento che sia cambiato qualcosa dentro di me. Sono molto concentrato sul lavoro giornaliero. Nel tennis si scende in campo tutti i giorni, ogni volta c’è un avversario da affrontare e da battere, non ci si può mai rilassare. Bisogna stare sempre sul pezzo, perché il livello è molto alto e si rischia altrimenti di scivolare velocemente in classifica».
A Parigi sente maggiore pressione sulle spalle dopo l’exploit romano?
«Quando si ottengono dei risultati si alzano un po’ le aspettative. Io però cerco di pensare a me stesso, come ho spiegato anche a Roma. Non devo dimostrare niente a nessuno. I risultati positivi sicuramente aiutano, la fiducia aumenta e di conseguenza anche la motivazione a lavorare ogni giorno con sempre maggiore qualità».
Andrea Vavassori ha spiegato che un grande risultato, per lei, era solo questione di tempo.
«Io e Andrea parliamo tutti i giorni. “Wave” conosce tutti i momenti difficili che ho affrontato. A Montecarlo ci siamo ritrovati nello spogliatoio confrontandoci su ciò che mi stava accadendo. Mi ha aiutato tanto, in quel periodo non stavo bene. La nostra è una storia simile».
Da che punto di vista?
«Entrambi siamo cresciuti con un papà maestro, veniamo da due paesini piccoli (Bisceglie e Pinerolo; ndr), ci siamo allenati insieme al centro federale di Tirrenia. Siamo diventati professionisti bene o male nello stesso periodo, abbiamo anche vinto insieme in doppio, ci ritroviamo in tanti aspetti di questo mondo. Nel tennis ci sono momenti un po’ tristi, noi cerchiamo di rimanere vicini, di appoggiarci l’uno all’altro».
Si è emozionato alla vittoria di Vavassori e Bolelli a Roma?
«Si, è stato bellissimo. Vedere due italiani, due miei amici, trionfare al Foro Italico, è stato stupendo. Tra l’altro in un periodo difficile per Simone, che aveva da poco perso il suo papà. Ho mandato un messaggio l’altro giorno ad Andrea: “quando uno è una brava persona, una persona vera, nella vita poi succedono sempre cose meravigliose”. E Vavassori e Bolelli sono due bellissime persone, che meritano ogni successo».
