Max Sartori: "Sinner e Alcaraz migliorano sempre. Vi spiego perché..."© EPA

Max Sartori: "Sinner e Alcaraz migliorano sempre. Vi spiego perché..."

Lo storico tecnico di Seppi, che ha allenato anche Vagnozzi e Vittur, fa le carte alla finale degli Us Open
Lorenzo Ercoli
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"Il primo set è andato veloce, nel secondo si è giocato davvero a tennis. Aliassime ha iniziato a pensare troppo dopo il medical time-out di Sinner e da lì sono cambiati gli equilibri. Jannik e Carlos oggi sono di un’altra categoria e se ne è reso conto anche Djokovic che, nonostante sia il più forte di tutti i tempi, fa i conti con l'età". Dopo anni passati a girare il mondo, Max Sartori le semifinali degli US Open le ha guardate dalla sua Vicenza, dove è tornato per fondare l’Horizon Tennis Home. Storico coach di Andreas Seppi, Sartori conosce a fondo anche l’universo Sinner. Non solo ha allenato figure chiave del suo team come Simone Vagnozzi e Alex Vittur, ma è stato proprio lui a favorire l’incontro tra quest’ultimo e un tredicenne Sinner propiziando il passaggio a Bordighera e tutto ciò che ne è seguito.  

Tra Jannik e Carlos ogni volta è questione di dettagli. Quanto conta come sono arrivati in finale? 
"Per me finora in nessun torneo erano arrivati entrambi così bene all’atto conclusivo. Alcaraz ha battuto Nole risparmiando sul piano fisico, anche se quello mentale ovviamente è stato messo alla prova. Sinner ha trovato un rivale capace di fare una buonissima partita, ma poi è andato liscio. Lo spagnolo mi è piaciuto moltissimo fin qui, ma Jannik nelle difficoltà ha tirato fuori il suo miglior tennis, soprattutto con Shapovalov. Nelle finali di quest’anno hanno sempre giocato a livelli molto alti e vincerà chi sarà più freddo nei momenti importanti e chi andrà meno sotto stress in un determinato momento". 
 
Da aprile Carlos è improvvisamente cresciuto al servizio e di conseguenza in continuità. È sorpreso? 
"Carlos ha sistemato la battuta e ha cambiato le cose. Lui rischia sempre un po’ di più usando tutto il suo arsenale, Jannik non è che non rischi, ma ha un’idea di tennis diversa. Le loro sfide ci stanno regalando uno spettacolo degno dei Big 3. Sulla continuità la differenza è stata che Sinner quando è diventato numero 1 era più pronto perché in passato aveva superato delle sfide e ci ha messo del tempo per arrivare. Alcaraz il titolo Slam lo ha vinto da teenager, quando una parte di lui voleva provare a fare una vita quasi normale oltre a quella del campione. Adesso dà il giusto valore ad entrambe le cose e ha fatto questo step, anche grazie a un team che conosce la vita del tennista". 
 
Come si spiega l’impotenza di tanti Top 10 contro questi due? 
"L’uscita di tanti big ha cambiato le cose, e adesso solo un giovane convinto di essere forte quanto loro potrà arrivare. Se no, non dico diventerà una noia, ma non ci andremo lontani. Sicuramente servirà un ottimo servitore, perché contro Jannik e Carlos è un colpo imprescindibile, ma c’è anche altro. Musetti ha detto che Sinner gli ha messo pressione giocando sempre lungo. Ecco: non è questione di tirare forte, ma lungo e veloce. E per me, uno di quelli che ci può arrivare è proprio Lorenzo, perché sta capendo molte cose che lo aiuteranno ad andare in quella direzione. Tanti Top 10, invece, ora giocano bene alcune partite secche, ma non per tornei interi". 
 
Nei suoi ragazzi oggi che qualità cerca? E quale vide al tempo in Jannik? 
"Io ho sempre lavorato tantissimo sulla tecnica dei colpi per avere una base su cui lavorare. Jannik per come arrivava con i piedi, con la mano e sul finale è uno di quelli che lo ha fatto meglio. Se doveva colpire venti dritti metteva su tutti la stessa attenzione. A lui e Seppi veniva naturale, ad altri ragazzi devi trasmetterlo e lavorarci con pazienza". 
 
Vagnozzi era davvero un giocatore con un futuro da coach già scritto? 
"Simone da ragazzo era bravissimo in ogni sport, forse a calcio era meglio che a tennis. Tatticamente era intelligentissimo, infatti a Jannik ha dato tanto su questo aspetto. Ma oltre a questa capacità naturale ha anche imparato a lavorare tanto sulla tecnica. Quando lo misi su Cecchinato, lui e Ferrara fecero un grande lavoro in una situazione non facile. Quindi direi proprio di sì: Vagno ha tutto per accompagnare Sinner in un’evoluzione continua". 

 


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