Il VO₂max dell'orologio scende? Potrebbe essere la notizia più bella
Coach Paci, partiamo da un fenomeno che lascia molti runner perplessi: ci si allena, si migliorano i tempi, eppure il VO₂max dell'orologio cala. Come è possibile?
"È una situazione che vedo continuamente e che genera sempre un po' di ansia nei runner. La prima cosa che dico loro è di tirare un sospiro di sollievo: se i tempi migliorano ma il VO₂max stimato scende, nella stragrande maggioranza dei casi non c'è nulla di rotto. Anzi, a volte è un segnale positivo."
Quindi il problema è dell'orologio, non dell'atleta?
"Diciamo che il problema è nella parola "misurazione". Quello che vediamo sul display non è una misurazione reale, ma una stima matematica. Dispositivi come Garmin usano algoritmi, quelli di Firstbeat Analytics per intenderci, che combinano dati come velocità e frequenza cardiaca. Cercano di dedurre il VO₂max da lì."
E il vero VO₂max come si misura invece?
"Solo in laboratorio, con una maschera e un analizzatore di gas. L'atleta corre sul tapis roulant e noi misuriamo in tempo reale quanta aria inspira, quanto ossigeno consuma e quanta anidride carbonica produce. Solo così otteniamo il dato reale: millilitri di ossigeno per chilogrammo al minuto."
Quindi l'orologio "tira a indovinare"?
"L'orologio non può sapere quanta aria stai respirando. Lui vede la tua frequenza cardiaca, vede la velocità, e in base a quelle fa una stima. Può essere più o meno accurata, ma resta una stima. E le stime a volte sbagliano, o vengono influenzate da fattori che non c'entrano nulla con la tua forma fisica."
Vediamo questi fattori. Uno molto comune?
"La cosiddetta Economia di Corsa. Con l'allenamento, il corpo diventa più efficiente: impari a correre consumando meno ossigeno per andare alla stessa velocità. L'algoritmo, però, vede una frequenza cardiaca più bassa a parità di passo e il suo ragionamento è: "Se il cuore lavora meno, la richiesta di ossigeno è calata, quindi il VO₂max è sceso". In realtà la richiesta è calata perché sei più efficiente, non perché il tuo motore sia diventato più piccolo. È un paradosso affascinante."
E poi ci sono i messaggi motivazionali che accompagnano il numero, tipo "Eccellente" o "Sei nell'1% bla bla bla". Anche quelli vanno presi con le pinze?
"Assolutamente sì. Sono solo confronti statistici. Il tuo orologio prende il VO₂max stimato e lo paragona a grandi database di persone della stessa età e sesso. Se il numero è alto, ti dice che sei nella fascia alta. È un'indicazione curiosa, un po' di gratificazione, ma non è un verdetto fisiologico. Non diamogli più peso di quanto meriti."
Ci sono altri momenti in cui l'algoritmo "sbaglia" i conti?
"Certo. Gli algoritmi amano la regolarità. Vanno a nozze con le corse lunghe e a ritmo costante. Se invece fai ripetute, fartlek, progressivi o lavori in salita, l'orologio vede continui sbalzi di velocità e frequenza cardiaca. Va in confusione e la stima che ne esce è molto meno affidabile."
E le condizioni esterne? Il caldo, il vento?
"Influiscono eccome. Se corri con 35 gradi, la frequenza cardiaca sarà più alta del solito. L'orologio non sa che fa caldo, vede solo che la frequenza è alta per quella velocità e lo interpreta come un calo di efficienza. Stessa cosa con il vento contrario o i sentieri sterrati."
Quindi, in pratica, se i tempi migliorano dobbiamo fidarci di come ci sentiamo, non del numerino?
"Esatto. Il numero è uno strumento, non un giudice. Se i tuoi tempi in gara calano, se riesci a tenere ritmi più veloci, se la fatica percepita diminuisce, allora stai migliorando. Punto."
Un'ultima domanda, Coach: quando un runner vede il VO₂max scendere ma le gambe vanno forte, cosa deve pensare?
"Deve pensare: "Sto diventando un runner più intelligente". Perché correre più forte consumando meno energia è forse la più grande vittoria per chi corre. Il motore è lo stesso, ma ora la macchina è più aerodinamica e scorre meglio. Se mi permettete il gioco di parole: a volte, per andare lontano, bisogna imparare a non dare troppo peso ai numeri."
sp@salvatorepaci.com – www.scuderiapaci.com