America's Cup: il sogno di Luna Rossa

La Coppa delle Cento Ghinee non è stata mai vinta da un'imbarcazione italiana. L'AC75 Prada Pirelli ci proverà contro il fortissimo Team New Zealand. La sfida ad Auckland parte il 6 marzo
America's Cup: il sogno di Luna Rossa
di Biagio Angrisani
TagsLuna Rossa

ROMA - Febbre da Luna Rossa. Con la vittoria della Prada Cup sale l’indice di gradimento e l’attenzione per la vela. Dopo 21 anni, c’è l’accesso alla finale dell’America Cup per un’imbarcazione tricolore. Luna Rossa Pirelli affronterà Team New Zealand, detentore della Coppa da Questa volta si gareggia al meglio delle 13 regate: vince chi porta a casa sette punti. Si comincia 6 marzo, con eventuale "bella" in programma il 15. Ad Auckland, l’AC75 di Patrizio Bertelli ha eliminato prima American Magic e poi ha dominato le sfide contro la britannica Ineos chiudendo 7-1. Tocca al team di Max Sirena giocarsi il trofeo più antico del mondo mentre Sir Ben Ainslie, il velista più carico di gloria della storia olimpica nonché vincitore  della America's Cup nel 2013 con il team americano BMW Oracle Racing, torna a casa con il broncio e qualche invettiva di troppo nei confronti degli avversari. La stilettata “machiavellici” rifilata agli italiani sul broadsheet Telegraph non è passata inosservata. Comunque, Sir Ben torna da Sua Maestà Lilibet dal lontano Paese del Commonwealth a mani vuote nonostante i centoventi milioni di sterline investiti su Ineos, la cifra più alta tra le imbarcazioni presenti. I neozelandesi dicono che non hanno messo nell'impresa più di sessanta milioni di euro e gli italiani un po' di più, ma sulle cifre reali è opportuno non sbilanciarsi. 

Off limits

Febbre da Luna Rossa ma in Nuova Zelanda non si può andare: le regole anti Covid in casa kiwi sono severissime. Con solo ventisei morti dallo scoppio della pandemia a oggi, la terra dei Maori con duecentosessantamila kmq “Covid free” ammette rarissime deroghe e non è assolutamente intenzionata a organizzare posti per quarantene da scontare in loco. Gli appassionati della Coppa America di vela la vedranno in tv o su Youtube a meno che non siano supercertificati e provengano dall’Australia, dall’Antartide (circa mille residenti stabili), Isole Cook, Stati Federati di Micronesia, Figi, Kiribati, Isole Marshall, Nauru, Nuova Caledonia, Niue, Palau, Samoa, Isole Salomone, Tokelau, Tonga, Tuvalu, Vanuatu, Wallis e Futuna. Della serie, occorre farsi una ragione. Nell’elenco naturalmente non sono comprese località nostrane come Donnadolce, Cisinello Balsamo, Buonvicino, Capracotta, Belsedere o Ospitaletto.

God Defend New Zealand

Mancano dieci giorni all’inizio della finale tra Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand e cresce l’attesa. C’è grande curiosità di vedere all’opera i Defender, per comprendere la loro forza. I precedenti in merito sono in favore dei Kiwi. Quando si tratta salvaguardare qualcosa, i Maori si appellano a tutto e non a caso il loro inno nazionale è “God Defend New Zealand”. Basta ricordarsi degli All Blacks per capire che hanno la lotta nel DNA.

È difficile

Le difficoltà della sfida sono state sintetizzate da James Spithill, timoniere australiano di Luna Rossa, l’uomo dei miracoli vincitore nel 2010 dell’America's Cup con BMW Oracle Racing e nel 2013 sempre con BMW Oracle, compiendo la più grande rimonta della storia della Coppa delle Cento Ghinee passando da 1-8 a 9-8 nelle finali di San Francisco contro team New Zealand. «Affrontare Team New Zealand nelle loro acque di casa è come sfidare gli All Blacks a Eden Park in una finale del Mondiale di rugby». Spithill, nell’intervista al New Zealand Herald dopo la vittoria della Prada Cup, ha detto che «il Team neozelandese nella sua testa è in vantaggio e occorre sfruttare tutto il tempo a disposizione per migliorare le prestazioni di Luna Rossa».

Te Rehutai

Nome misterioso per la barca dei Kiwi. Per tradurre il termine maori “Te Rehutai" (Spruma di mare) occorre una mezza enciclopedia rigorosamente orale: “L’essenza dell’oceano dà vigore ed energia alla nostra forza e alla nostra determinazione“. Dicendo che i Maori si siano rivolti soltanto al loro dio Nettuno tralasciando Eolo sarebbe comunque un’imprudenza perché significherebbe ignorare il campo di regata: Hauraki Gulf. In maori Hau (Vento) raki (Nord), quindi la sfida è nelle acque del vento del Nord. Semplice.

Nelle acque di Peter

Il neozelandese Peter Burling è skipper e timoniere di Te Rehutai. Oltre a essere un precoce lupo di mare (ha solo 30 anni) è anche uno che gira con la volpe sotto il braccio. Nel suo book personale ha una Coppa America, un oro olimpico e ben quattro titoli mondiali consecutivi dal 2013 al 2016 nella classe 49er. Del campo di regata conosce tutto. È sicuro di se e non sembra temere eccessivamente Luna Rossa (skipper Max Sirena e i due timonieri James Spithill e Francesco Bruni. Burling confida molto in Te Rehutai, imbarcazione secondo i super esperti progettata per eccellere soprattutto con vento medio-forte, (dai 14 nodi a crescere) mentre sarebbe meno performante con venti leggeri che invece sembrano più amati da Luna Rossa. Te Rehutai è molto forte nell’andatura di bolina sia stretta che larga. Ossia controvento. Vedremo. Due caratteristiche di Te Rehutai sono i “foil a T” (Luna Rossa adotta foil a Y) e le sue vele denominate Batman. I Foil adottati in questi AC75 sono quelle ali che fuoriescono e consentono alle imbarcazioni di volare sull’acque. Otto velisti addetti alla produzione di energia. Tranne che per la movimentazione dei bracci dei foil (motore elettrico), tutto è regolato attraverso un sistema idraulico rigorosamente azionato a mano dalle manovelle fatte girare dai marinai che non sono a bordo per turismo ma per sudare senza sosta.

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