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Champions League, Roma-Napoli: quella volata che vale oro

Champions League, Roma-Napoli: quella volata che vale oro

Il secondo posto frutta almeno 38,8 milioni. Chi va agli spareggi può averne 28,8 ma...

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di Ettore Intorcia

sabato 23 aprile 2016 11:17

ROMA - Al gran buffet della Champions c’è solo una cosa peggiore di riuscire a riempire il piatto meno degli altri: restare a bocca asciutta. Il senso della volata per il secondo posto, allora, è racchiuso tutto in questa semplice evidenza empirica: chi la spunta porta a casa più soldi (almeno 10 milioni) e li può già mettere nel prossimo bilancio; chi chiude al terzo posto, deve accontentarsi di meno e legare tutto a uno spareggio con il al rischio - 50 e 50 - di non superarlo, retrocedendo così in Europa League. Con due corollari imprescindibili: dover comunque anticipare l’esordio ufficiale (e la preparazione) e ritrovarsi a manovrare sul mercato in un clima di incertezza economica e tecnica che non aiuta nessuno. Il Napoli c’è già passato due anni fa, come la Lazio la scorsa estate, e la Roma ha studiato bene quella lezione: ecco perché nello scontro diretto di lunedì, che potrebbe chiudere definitivamente o riaprire i giochi, c’è in ballo tanto, tantissimo.

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RICAVI COMMERCIALI - Dalla Champions i club guadagnano in due modi: giocando le partite e dividendosi i proventi commerciali (anche questi, vedremo, legati al cammino europeo). Il market pool è una torta che per l’Italia vale circa 100 milioni di euro: per metà viene distribuito in base al piazzamento in campionato, per metà in base al numero di partite giocate. E ovviamente un conto è fare le porzioni per due, un altro per tre. Partiamo dalla prima ipotesi, e cioè che la terza classificata superi i play off approdando alla fase a gironi. La parte fissa dei ricavi commerciali verrebbe divisa così: 25 milioni a chi vince lo scudetto, 17,5 alla seconda e 7,5 alla terza. Dunque: tra secondo e terzo posto ballano esattamente 10 milioni di euro. L’altra metà verrà ripartita a stagione conclusa in proporzione al numero di partite giocate da un club rispetto a quello delle sue connazionali: da un minimo di 9,37 milioni (una eliminata ai gironi con le altre due in finale) a un massimo di 26 milioni (una in finale, le altre due subito fuori). Seconda ipotesi: se la terza non supera i play off, retrocede in Europa League con un paracadute del 10% della parte fissa del market pool, in questo caso 5 milioni. Alle altre due andrebbero 24,75 e 20,25 milioni (ci guadagna solo la seconda). La parte variabile garantirebbe da un minimo di 15,78 milioni a un massimo di 34,21 milioni (una in finale, l’altra fuori ai gironi).

RICAVI FISSI - Il semplice fatto di arrivare alla fase a gironi garantisce un’entrata fissa di 12 milioni di euro per le 6 partite da giocare. Poi ci sono i bonus: 1,5 milioni per ogni vittoria, 0,5 per ogni pareggio, per un massimo di 9 milioni di euro. Con i 12 di base e i 5,5 per l’accesso agli ottavi (sarebbe matematico con 6 vittorie, ovviamente...) si potrebbero portare a casa addirittura 26,5 milioni. Gli altri bonus: 6 milioni per i quarti, 7 per le semifinali, 10,5 milioni alla finalista e 15 alla vincente della Champions.

 

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