I procuratori si ribellano a Infantino e Lega calcio: "Fango su di noi ma Fifa e i club non facciano le vittime"

Galli, presidente degli agenti italiani: "Per Fifa e Uefa sono etici solo i soldi che incassano loro. E da noi le cose non vanno meglio..."
I procuratori si ribellano a Infantino e Lega calcio: "Fango su di noi ma Fifa e i club non facciano le vittime"
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Andrea Ramazzotti

Gli agenti del calcio passano al contrattacco, rispondendo direttamente alla Fifa. Mesi fa Infantino ha iniziato una battaglia per ridurre i compensi dei procuratori e limitarne il raggio d’azione. Ha riscosso l’approvazione del Parlamento europeo, ma non quello dei diretti interessati, contrari alla riforma così com’è concepita. La conferma arriva da Beppe Galli, presidente dell’Aiacs, l’Associazione Italiana Agenti Calciatori e Società che raggruppa circa 100 professionisti. «La riforma è benvenuta» spiega Galli «ma ci piacerebbe sapere come mai nell’aprile 2015 la Fifa stessa ha deciso per la deregulation della nostra categoria, abolendo l’obbligo dell’esame per l’accesso alla professione. I lettori non sanno che gli stakeholders del calcio (Fifpro e rappresentanti dei club, ndr) che ora si lamentano del sistema e fanno le vittime, hanno votato all’unanimità per la cosiddetta deregulation. Inoltre è passata l’abolizione del TPO (Third Party Ownership, ovvero la proprietà di una percentuale del cartellino da parte di una società privata, ndr) che invece sopravvive, ma in maniera selvaggia. Ben venga una riforma condivisa e non da regime totalitario. Una riforma della quale nessuno avrà la certezza che non possa essere bloccata e cancellata da un qualsiasi tribunale mondiale».

Cosa vi disturba maggiormente tra i cambiamenti ipotizzati? Il fatto che un agente potrà lavorare solo per una delle parti in causa (giocatore o una delle società)? Il limite imposto alle commissioni o l’obbligo di inserire tutte le procure tramite la Camera di Compensazione?
«Ci disturba che non sia una riforma condivisa. Gli agenti non hanno rifi utato nulla a priori, ma hanno solo chiesto che la riforma rispettasse la realtà della professione. Il Coni, la Figc e il governo hanno potuto verifi care la nostra buona volontà. L’Efaa (Associazione europea degli agenti) aveva chiesto alla Fifa che tutte le cifre delle transazioni fossero pubbliche, ma il suggerimento non è stato recepito. L’Aiacs-Assoagenti ha chiesto in primis la trasparenza sia al Coni, sia alla Figc, nonché in occasione delle audizioni in Commissione Cultura della Camera dei Deputati e del Senato, nelle fasi preliminari alla stesura della normativa di riforma dello sport».

La Fifa ha detto che sta coinvolgendo nel processo di cambiamento solo alcune associazioni di procuratori perché altre non hanno voluto partecipare. L’Aiacs è stata coinvolta?
«Non è assolutamente vero. Le categorie di procuratori hanno partecipato fino a che si sono rese conto che era stato messo in piedi un orrendo teatrino. La Fifa ha ammesso che la task-force incaricata non aveva nessun tipo di conoscenza del settore trasferimenti, in quanto solo il tedesco Michael Gerlinger aveva partecipato a operazioni di compravendita dei calciatori. Ecco perché questa commissione non avrebbe potuto off rire un contributo concreto sul tema. Noi e i nostri colleghi siamo stati semplicemente informati delle novità perché non c’è mai stata data la possibilità di contribuire al cambiamento normativo» (...)

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