Collovati e la Supercoppa: "Per un derby così ci voleva San Siro"

Il doppio ex su Milan-Inter in programma a Riad: "Giocare in Arabia Saudita è il segnale di un malessere"
Collovati e la Supercoppa: "Per un derby così ci voleva San Siro"© ANSA
5 min
Giorgio Coluccia
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MILANO - Dodici anni a Milano, altrettante stagioni di derby viste da entrambe le prospettive. Nel 1982 Fulvio Collovati - proprio nella magica estate da campione del mondo - volò dai rossoneri ai nerazzurri e ovviamente senza passare inosservato. Un’altra epoca e soprattutto un altro calcio, che non aveva certo bisogno di voltare le spalle alla Scala per dirottare altrove il derby della Madonnina.

Collovati, cosa pensa di questo Milan-Inter in versione araba?
«Rispecchia il malessere del nostro calcio, che continua a pensare al dio denaro e non investe sul territorio e sui talenti. I bilanci si sanano puntando sui giovani e valorizzandoli, non certo andando all’estero a prendere i soldi con queste grandi occasioni. Io questa partita l’avrei vista a Milano, con lo stadio tutto pieno e i tifosi delle rispettive squadre. Sono un sentimentale, un sognatore, ma il problema è che il calcio ha finito di sognare già da un pezzo».

In più si dice che le prossime edizioni della Supercoppa possano giocarsi ancora in Arabia Saudita o negli Emirati Arabi.
«Confermo quanto ho appena detto. Il fatto che Cristiano Ronaldo sia andato a giocare lì per tutti quei soldi, mi fa pensare che il Mondiale del 2030 sia stato già assegnato».

Venendo al match di stasera, dovrebbe preoccuparsi di più il tifoso milanista o quello interista?
«In questo momento della stagione per entrambe non c’è molto da esaltarsi. Le ho commentate di recente in Coppa Italia e come sappiamo non è andata benissimo. Forse l’Inter sta leggermente meglio, ma i problemi ci sono da entrambe le parti perché i rossoneri nel 2023 li vedo involuti e i nerazzurri fanno fatica a esprimere il loro gioco. Poi concordo sul fatto che il derby abbia un fascino a parte e stavolta c’è in palio anche una coppa da alzare».

A livello di atteggiamento che tipo di partita dobbiamo aspettarci?
«Soprattutto all'inizio ci sarà timore di scoprirsi, saranno i tatticismi a prevalere. Non prenderei come riferimento la Supercoppa spagnola di qualche giorno fa tra Real Madrid e Barcellona perché in Spagna hanno un’altra mentalità. Da noi i derby non sono quasi mai ricchi di gol. La finale del Mondiale è stata una bellissima eccezione, mi aspetto una sfida giocata all’italiana come da tradizione».

Ci sarà spazio per i grandi marcatori di questa sfida?
«Le coppie Lautaro-Dzeko e Giroud-Leao sono il meglio di ciò che le squadre possano offrire in questo momento. Però saranno decisivi anche gli assetti difensivi e i singoli duelli sul campo. Ai miei tempi il difensore si prendeva la responsabilità di marcare l’uomo, oggi il ruolo è cambiato e c’è meno responsabilità diretta nella marcatura».

Si è fatto un’idea sui malanni di Lukaku e su quanto può aver inciso il Mondiale?
«Il torneo in Qatar non credo abbia influito, anche Pogba ormai non gioca da una vita, ma sono situazioni da tenere distinte. Non so quali cure così specifiche siano necessarie, però lascia perplessi la tempistica di questi stop infiniti. Prima stavi fermo per sei o sette mesi a causa di una frattura importante, adesso basta una lesione al polpaccio o una contrattura. Sta diventando un’abitudine non facile da comprendere».

Sul rendimento del Milan pesano di più gli infortuni o le scelte sul mercato dettate dal bilancio?
«Sul secondo aspetto direi che anche l’Inter non se la passa bene. Non è un momento facile, lo dimostrano le sessioni di mercato. Il calcio italiano in questo momento più che comprare deve pensare a fare cassa. Non vedo grandi alternative nella fase attuale, a meno di fare un mercato intelligente come ha fatto il Napoli durante l’estate scorsa. La chiave di volta può essere quella, ormai non puoi più permetterti di spendere 40 o 50 milioni di euro per un giocatore».

E gli innesti dati a Pioli per rinforzare la rosa a inizio stagione?
«Chiaramente è stato sbagliato qualcosa, forse potevano andare più sul sicuro con scelte mirate o su nomi più conosciuti. Adesso la realtà è che devono giocare sempre gli stessi e le alternative proposte al tecnico fin qui in campo hanno deluso. Se spendi tanto per De Ketelaere, vuol dire che pensavi di andare sul sicuro, ma è un oggetto misterioso per quanto abbiamo visto negli ultimi mesi».

Quindi nessuna speranza per Milan e Inter di tornare a intravedere il Napoli in classifica?
«Questo scudetto possono perderlo soltanto i giocatori di Spalletti, ma se continuano così la vedo dura perché di fatto hanno sbagliato solo la partita contro l’Inter. I numeri sono spaventosi, in più hanno Osimhen come capocannoniere del campionato che tra l’altro non batte i rigori; hanno Kvaratskhelia che per me è il miglior giocatore della Serie A e hanno uno dei migliori difensori di tutto il torneo come Kim. La spina dorsale è solidissima».

Chi l’avrebbe detto a inizio stagione?
«Io no, devo essere sincero. Ad agosto ero scettico dopo gli addii di Koulibaly, Mertens, Insigne e Fabian Ruiz. In realtà adesso fanno paura a tutti, anche in Europa».


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