L’aneddoto di Signori: "Quando Neymar sbagliò due rigori mi chiamarono per insegnargli una cosa. Il mio segreto era…"
Nel corso dell'intervista concessa alla Rai, in occasione del nuovo appuntamento di "Dribbling", Giuseppe Signori è tornato a parlare del calcio italiano e della Nazionale di Gattuso, senza dimenticare la corsa al titolo in Serie A e il consiglio dato a Neymar per battere al meglio i calci di rigore. L'intervista integrale andrà in onda oggi alle ore 18 su Rai Due.
Beppe Signori: "Settori giovanili abbandonati, il calcio italiano non ha una base"
Partendo dai giovani talenti italiani, Beppe Signori ha analizzato pregi e difetti del movimento calcio: "Il problema parte dalla base, i settori giovanili sono stati in qualche modo abbandonati. non si insegnano più ai bambini le cose essenziali, quelle che imparavamo noi negli oratori come saper palleggiare e da lì si può passare ad un lavoro più specifico di tipo tattico. Insomma, il calcio italiano oggi non ha una base. Camarda ed Esposito? Abbiamo giovani interessanti, soprattutto attaccanti. Retegui ha fatto una scelta di vita importante. Quando si decide di andare in Arabia a livello di allenamenti si può perdere qualcosa ma io credo che lui abbia tutte le qualità per diventare un grande attaccante. Camarda e Pio Esposito rappresentano il nostro futuro, io punterei su di loro".
Il rimpianto Mondiale
Sulla Nazionale, invece, Signori ha aggiunto: "Gattuso, come tutti i Ct, più che un allenatore è un selezionatore. Nelle ultime uscite ho visto una Nazionale cresciuta sotto l’aspetto dell’impegno e soprattutto dell’attaccamento ai colori della maglia e questo mi fa credere che l’Italia possa essere ancora competitiva. Il Mondiale? Il rimpianto è non aver disputato la finale di un Mondiale. Ho pagato l’inesperienza e forse la presunzione perché’ avevo vinto la classifica dei cannonieri e mi sentivo un attaccante a tutti gli effetti. Una finale della Coppa del Mondo va giocata anche in porta. Io e Baggio abbiamo pagato la sconfitta al debutto della partita mondiale. Abbiamo giocato tutte e due di punta e Sacchi preferiva, anche nel Milan, giocare con una punta alta e una bassa vicino. Io e Roberto avevamo caratteristiche simili fisicamente ma non nei movimenti perché lui era più un trequartista ed io più una punta e da centrocampista nel Mondiale ho pagato la fatica".