Ricordate quando Spalletti impazzì per il tacco, la punta e il titolo in conferenza? C'era già la Juve...
Luciano Spalletti è stato (è?) uno degli allenatori italiani più visionari. Non solo perché vent'anni fa portò l'Udinese in Champions. Non solo perché Francesco Totti gli deve un bel pezzo di Scarpa d'oro e di nuova carriera da centravanti. Non solo perché l'Italia campione del Mondo nel 2006 beneficiò anche delle sue intuizioni, leggi alla voce "inserimenti Simone Perrotta". Non solo perché il Napoli, con e grazie a lui, è tornato a vincere dopo l'epoca Maradona. Luciano Spalletti, forse, ha vinto meno di quello che il suo innato talento in panchina avrebbe meritato. Non è un caso, infatti, che sul web la parola "conferenze" sia una di quelle più cercate accanto al suo nome. Sono state tante (QUI IL VIDEO) e se quella più famosa, che fece letteralmente il giro del mondo, lo portò a prendere a testate il tavolo (la domanda era stata posta da un cronista del Corriere dello Sport), la prima delle storiche fu quella del "tacco, la punta, il titolo". E c'era la Juventus nel destino. Sono trascorsi 16 anni: era il 30 agosto 2009, la sua Roma aveva appena perso 3-1 in casa contro i bianconeri e Luciano sapeva che, dopo 4 anni splendidi, l'avventura a Trigoria era ai titoli di coda. Era l'estate del mercato fermo, di Lobont e Zamblera, lui non ne poteva più e infatti, dopo quella serata, si dimise. Al suo posto Ranieri. Prima di lasciare la Roma, però, volle mettere i puntini sulle i. E lo fece a modo suo. Indimenticabile.
Spalletti e la conferenza del tacco e la punta: tutte le sue parole
"Nei risultati è più facile ammorbidirsi e credersi bravo e andare meno a lavorare sul particolare e sullo "sporco", - disse in riferimento al rendimento diverso rispetto all'anno precedente, dove era stato sfiorato il titolo -. Ci si specchia nel numero e nel titolo... La squadra ha un momento di difficoltà, sicuramente. Baptista non è in condizione, Vucinic ha fatto due spunti ma poi... Tu riesci a sopperire una volta, due volte, ma poi alla terza volta tu prendi gol. Si prende gol. È inutile pensare alle cose belle, se non si ha sostanza si prende gol, l'ho sempre detto". Da lì, un crescendo: "È cinque anni che dico gli equilibri, gli equilibri, gli equilibri - ammonì, sbattendo ripetutamente la mano sul tavolo -. Il tacco, la punta, il numero, il titolo, il gol, gli equilibri, si non si fanno i contrasti non si vincono le partite. Poi da questo bisogna partire, altrimenti parliamo di aria fritta fino a domani mattina". Fine della conferenza. E pure di tutto il resto: il giorno dopo Spalletti non era più l'allenatore della Roma. Da pochi giorni invece è il volto di uno spot di un amaro, con l'ex amico e poi rivale, e poi chissà cos'altro, Francesco Totti, in un'atmosfera da duello da Far West. Un consumato attore, troppo bravo per rimanere lontano dalla scena, è tornato al centro. E i romanisti, che lo temono e lo rispettano, dopo averlo detestato proprio per quel duello blasfemo con l'idolo di casa, devono digerire un boccone amaro: ora sulla polvere della strada non c'è solo Gasperini, in grado di far dimenticare ai giocatori i proprio limiti. Il cavaliere solitario ha lasciato il suo ranch. Tacco, spunta e speroni: si torna in sella.
