Il nuovo stadio, i tre campi e un legame unico col territorio: così è rinata l'Ostiamare di De Rossi
Il sapore del mare, anche se è inverno, lo senti subito. È Ostia, la sua natura, la sua essenza. Il sapore del calcio, invece, lo respiri non appena ti avvicini al centro sportivo dell’Ostiamare. Incroci due turisti tedeschi che sperano di incontrare Daniele De Rossi: non sono bene informati, è a Genova. Non è la prima volta: alcuni francesi sono andati a Ostia perché volevano acquistare le maglie disegnate direttamente dal proprietario. C’è tanto di lui nell’Ostiamare di oggi, e non potrebbe essere altrimenti. Ma non c’è solo lui: «Ho lavorato in questi mesi per far crescere il club anche quando io sarei andato via con persone di mia totale fiducia». Il club ora ha gambe solide per camminare da solo. Lo capisci quando vedi i ragazzini che corrono tra i campi e prima di allenarsi parlottano: nessuno ha il telefono in mano. L’Ostiamare, che ha da poco compiuto 80 anni, vuole promuovere il talento calcistico e umano salvaguardando l’impatto sociale sul territorio, costruendo un modello sostenibile. L’obiettivo è quello di diventare una realtà nazionale, capace di rappresentare Ostia e il suo territorio come un hub sportivo e sociale d’eccellenza, integrato con i valori della sostenibilità, dell'innovazione e dell’inclusione.
L'Ostiamare e le 12 partite senza sconfitte
Dodici formazioni, più di 700 tesserati e una prima squadra che sta volando: è prima nel girone F della serie D con 11 vittorie e 1 pareggio su 12 partite disputate. I gol segnati 29, 5 quelli subiti, 34 i punti già in cascina. L’allenatore di questo gioiello è David D’Antoni che De Rossi, fino alla chiamata del Genoa, si divertiva a spiare in allenamento, tanto da filmarlo per prendere spunto. L’Ostiamare nell’ultimo anno, cioè da quando De Rossi è diventato proprietario, ha avviato una riqualificazione del centro sportivo del club che ha incluso la costruzione di tre campi distinti: uno in erba naturale, uno in sabbia e uno in cemento con sponde laterali. Della serie: dalla al muro che lui te la ridà. Tutte le squadre giovanili svolgono almeno una seduta a settimana su tutte le superfici e il progetto ha attirato l’interesse di altre società, che hanno visitato gli impianti per osservare l’idea. Non solo: se, all’inizio, è stato il nome di De Rossi ad essere attrattivo, adesso il progetto Ostiamare inizia a vivere di vita propria. Sono usciti articoli in Sud America, negli Stati Uniti e in Australia, spinti anche dalla polemica con Netflix che aveva deciso di festeggiare i suoi 10 anni in Italia attraverso una campagna pubblicitaria che, partendo dalla serie Suburra, denigrava Ostia. Sia il sindaco Gualtieri sia l'assessore Onorato si erano infuriati e la campagna era stata rimossa. Poi l’Ostiamare aveva avuto un'idea intelligente: fare una campagna che ricalcasse quella, con la faccia proprio di De Rossi, per spingere Ostia e la squadra.
Un mare di valori
Con la nascita della Ostiamare Social Impact Division – “Un Mare di Valori”, è stato compiuto un passo ulteriore nel consolidare il proprio ruolo di istituzione sociale con l'obiettivo di abbattere barriere fisiche e culturali, rappresentare un punto di riferimento per la comunità e valorizzare Ostia e il suo tessuto umano. Gli sponsor chiamano, i social crescono. La sala stampa non ha nulla da invidiare a quelle di alcune società di C e anche di B, il business club è in espansione e il merchandising esclusivo è una chicca da collezione. Il presente e il futuro chiamano ma, mentre il sole tramonta su Ostia e le mamme e i papà aspettano i figli in macchina o al bar, i ragazzi litigano per poter dare ancora un ultimo calcio al pallone. Magari sperando di diventare presto come «quelli grandi» che puntano la Serie C. Il sapore di mare si mischia al sapore di calcio e sembra quasi che questi 80 anni non siano mai passati.
