Dopo l'addio di De Zerbi al Marsiglia: i cantori portano sfiga
C’è chi ha goduto per la fine del rapporto tra De Zerbi e il Marsiglia.
È gente che non ha visto una sola partita dell’OM ma che, considerandolo il principale esponente dell’Avanguardia Giochista, ora balla sulle ceneri di stagioni comunque brillanti. Brillanti per i risultati, ma non indimenticabili sul piano del gioco. Il primo a riconoscerlo è lo stesso De Zerbi per il quale il calcio mostrato in Francia e nelle coppe è stato tra i meno piacevoli della sua carriera (400 partite a soli 46 anni): 15 nuovi ingressi in una sola estate sono peraltro un handicap notevole per chi vuole e deve trasmettere in fretta e bene i propri princìpi.
È anche gente che non sa che De Zerbi detesta finire in mezzo a queste guerre di religione calcistica - dezerbini contro allegriani - al punto da aver confessato che il suo allenatore preferito è Fabrizio Castori: se Roberto è lo yin, Castori è lo yang, «uno che ad ogni modo l’orologio lo sa far girare».
In tutte le squadre in cui ha lavorato, De Zerbi ha fatto benissimo: a Foggia lo rimpiangono ancora, a Sassuolo due ottavi posti, e poi il primato con lo Shakhtar prima dell’addio a causa della guerra, la storica qualificazione in Europa League del Brighton e infine il secondo posto in Ligue-1.
De Zerbi viene spesso usato come parametro e qualcuno usa altrettanto spesso e maldestramente Allegri, il teorico opposto, non attribuendogli meriti nei tanti successi ottenuti. Scattano così le divisioni in un povero mondo che ha decretato la morte dell’analisi.
Una sfiga De Zerbi ce l’ha: i Cantori Moderni di Alessandroni che l’hanno elevato a portatore del Verbo (e tutti gli altri fuori) rendendolo inviso a tanti: Roby è un tecnico la cui bravura dovrebbe bastare da sola e al quale auguro di lavorare presto per un top club.
