Ancora nessuna finale Sinner-Alcaraz nel 2026: ecco perché il tennis è più vivo che mai e tutte le incognite a Miami
È solo una questione tra Sinner e Alcaraz, in finale ci arrivano sempre loro, dicevano. Ormai è tutto scontato, ripetitivo. Invece il tennis in questa prima parte di stagione ha dimostrato di essere più vivo che mai, capace di regalare tanti colpi di scena e finali tutt’altro che scritte. È vero che i tre principali tornei finora se li sono spartiti i primi due al mondo: Alcaraz ha vinto a Doha e agli Australian Open, Sinner a Indian Wells. È anche vero però che in questi tre tornei non abbiamo mai visto la finale Sinner-Alcaraz, e questo fa riflettere. Lo spagnolo e l’italiano, sempre teste di serie numero 1 e 2, nel 2026 non si sono ancora mai affrontati. Potrebbe succedere a Miami, nel secondo Masters 1000 americano, ma è tutta un’incognita. Sinner l’anno scorso non ha partecipato per lo stop di tre mesi legato al caso Clostebol, Alcaraz è uscito a sorpresa al primo turno.
Medvedev tornato ai suoi livelli
Insomma, questa prima parte di stagione ci ha raccontato che non si può dare nulla per scontato. Medvedev è tornato ai suoi livelli, rientrando in top 10, ed è una grande insidia. A Indian Wells ha fermato Alcaraz dopo 16 vittorie consecutive e poi ha fatto soffrire Sinner in finale. Jannik ha accusato l’umidità e il caldo a Doha: è stato eliminato da una grande prestazione di Mensik che quando è in giornata può battere chiunque. Agli Australian Open si è piegato davanti a Djokovic. Già erano scattati gli allarmi per queste due sconfitte, ma il numero due al mondo ha risposto alzando il trofeo a Indian Wells senza perdere nemmeno un set, mostrando uno stato di forma strepitoso.
"Sunshine Double", tutte le incognite per Sinner
Ora il numero due al mondo punta al “Sunshine Double”, la doppietta Indian Wells-Miami riuscita solo a sette giocatori nella storia. L’ultimo è stato Federer nel 2017. Perché è così difficile? I fattori sono diversi. Intanto il clima: si passa dal caldo secco della California al caldo umido della Florida con tre ore di fuso orario. Scompare il vento, spesso determinante a Indian Wells. Non c'è più invece il fattore campo, perché dall'anno scorso Miami ha adottato la stessa superficie di Indian Wells. Da tenere in considerazione anche la forma fisica: non c'è praticamente riposo tra i due tornei e quindi la fatica si può far sentire. Insomma, anche qui non c'è niente di scontato.
