Chi era Savoldi, Beppegol è l’uomo dei record. Al Napoli costò due miliardi di lire

Idolo a Bologna. All'esordio con i partenopei gli servirono tre rigori per segnare la sua prima rete
Mimmo Carratelli

 A Napoli, se l’acquisto di Jeppson per 105 milioni fece scalpore nel 1952, quello di Savoldi per 2 miliardi nel 1975 stabilì un record, mai nessun giocatore era stato trasferito per quella cifra, sfiorò un dramma e sollevò uno scandalo. Lo scandalo fu che la stampa italiana ed europea accusò Napoli di sperperare soldi nel pallone mentre la città era invasa dai rifiuti. Ma Enzo Biagi scrisse: «A Napoli sono in crisi non perché hanno comprato Savoldi, ma perché non hanno saputo vendere i Gava». I Gava, democristiani, dominavano in città. Ferlaino precisò che, in contanti, Savoldi costò 1400 milioni più l a cessione di Clerici e metà Rampanti al Bologna. Furono giocati tre numeri al Lotto: 2 i miliardi, 26 il pallone e 70 l’immondizia.

Savoldi idolo a Bologna: sette campionati e due Coppa Italia

L’acquisto del giocatore ebbe risvolti drammatici. Dopo l’accordo, su un documento privato, tra Ferlaino e il presidente del Bologna Luciano Conti, quest’ultimo, minacciato dai tifosi emiliani, cercò di mandare a monte l’impegno. Nell’albergo milanese “Principe di Savoia” pare che Ferlaino costringesse Conti a tenere fede al patto puntandogli una pistola. Se era vero, si trattò di una pistola scarica. Beppe Savoldi era un idolo al Bologna. Dopo tre anni all’Atalanta, era giunto al club felsineo per 175 più Clerici a Bergamo. Sette campionati in maglia rossoblù (sei stagioni di fila dal 1968 al 1975, un ultimo anno a Bologna, 1982-83, dopo le quattro annate a Napoli). Con la squadra felsinea vinse due Coppe Italia. Capocannoniere del campionato 1972-73 con 17 gol, alla pari del milanista Rivera e del torinista Pulici. Resta memorabile il gol-fantasma ad Ascoli, 12 gennaio 1975. Il Bologna vinse 3-1 e Savoldi segnò due gol. Una terza rete gli fu negata dalla furbata di un raccattapalle, Domenico Citeroni. Il ragazzo era appostato dietro la porta ascolana, vicinissimo alla rete. Il pallone calciato da Savoldi entrò in porta e Citeroni lo respinse prontamente in campo. L’arbitro Barbaresco non si accorse di nulla e fece proseguire il gioco.

 

 


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Tre rigori e un gol: il debutto di Savoldi

Bergamasco di Gorlago, classe 1947, Savoldi arrivò al Napoli a 28 anni. Il debutto al “San Paolo”, contro il Como, fu rocambolesco. Partita sullo 0-0 e rigore per il Napoli. Tira Savoldi e il portiere para. L’arbitro fa ripetere. Secondo tiro sul palo. A fine partita un altro rigore per il Napoli e, finalmente, Savoldi segna (1-0). I tifosi ne cavarono una canzoncina: “San Gennaro dacci tre rigori che il primo Savoldi lo tira fuori, il secondo se lo fa parare e il terzo lo va a segnare”. Testone e piedone, grandi riccioli, un baffo pesante, Savoldi fu un idolo dei tifosi azzurri che lo battezzarono “’o maragià” e “Beppegol”. Nel primo campionato con Savoldi, il Napoli vendette 70.402 abbonamenti, record mai superato, neanche ai tempi di Maradona. Nei quattro anni di Savoldi il club azzurro incassò oltre 10 miliardi, ma non andò oltre il quinto posto benché il centravanti segnasse con bella regolarità: 14 reti il primo anno, 16 nel secondo, 16 nel terzo, 9 nel quarto.

I numeri di Savoldi con il Napoli

In totale, giocò 128 partite di campionato segnando 55 gol. Col Napoli, Savoldi vinse la Coppa Italia 1976 mettendo a segno quattro reti e due rigori e siglando con una doppietta la finale col Verona a Roma (4-0). Quando l’attaccante bergamasco venne acquistato, Vinicio, che allenava il Napoli, storse il muso perché dovette rinunciare a Clerici, più mobile e irriducibile. Ma pare che il brasiliano confessasse a Beppegol: «La squadra ha già dato tutto il meglio di sé nel campionato scorso». Il Napoli furente di Vinicio si era esaurito e si affidò ai cross per Savoldi molto dotato nei colpi di testa. Musone all’inizio, Savoldi si sciolse al calore dei tifosi napoletani. All’arrivo disse: «Sono venuto anche perché mi affascina l’idea di vivere in una città di mare, in tutta la mia vita ho visto solo montagne a non finire e campagne». A Napoli incise due dischi: “La favola dei calciatori”, che vendette 70mila copie, e “Uè” di ispirazione napoletana. Tornò al Bologna per il campionato 1979-80 in cambio di Bellugi e 800 milioni. Disse: «Sarò sempre grato a Napoli e ai napoletani che hanno smussato il mio carattere chiuso di bergamasco». 

 


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 A Napoli, se l’acquisto di Jeppson per 105 milioni fece scalpore nel 1952, quello di Savoldi per 2 miliardi nel 1975 stabilì un record, mai nessun giocatore era stato trasferito per quella cifra, sfiorò un dramma e sollevò uno scandalo. Lo scandalo fu che la stampa italiana ed europea accusò Napoli di sperperare soldi nel pallone mentre la città era invasa dai rifiuti. Ma Enzo Biagi scrisse: «A Napoli sono in crisi non perché hanno comprato Savoldi, ma perché non hanno saputo vendere i Gava». I Gava, democristiani, dominavano in città. Ferlaino precisò che, in contanti, Savoldi costò 1400 milioni più l a cessione di Clerici e metà Rampanti al Bologna. Furono giocati tre numeri al Lotto: 2 i miliardi, 26 il pallone e 70 l’immondizia.

Savoldi idolo a Bologna: sette campionati e due Coppa Italia

L’acquisto del giocatore ebbe risvolti drammatici. Dopo l’accordo, su un documento privato, tra Ferlaino e il presidente del Bologna Luciano Conti, quest’ultimo, minacciato dai tifosi emiliani, cercò di mandare a monte l’impegno. Nell’albergo milanese “Principe di Savoia” pare che Ferlaino costringesse Conti a tenere fede al patto puntandogli una pistola. Se era vero, si trattò di una pistola scarica. Beppe Savoldi era un idolo al Bologna. Dopo tre anni all’Atalanta, era giunto al club felsineo per 175 più Clerici a Bergamo. Sette campionati in maglia rossoblù (sei stagioni di fila dal 1968 al 1975, un ultimo anno a Bologna, 1982-83, dopo le quattro annate a Napoli). Con la squadra felsinea vinse due Coppe Italia. Capocannoniere del campionato 1972-73 con 17 gol, alla pari del milanista Rivera e del torinista Pulici. Resta memorabile il gol-fantasma ad Ascoli, 12 gennaio 1975. Il Bologna vinse 3-1 e Savoldi segnò due gol. Una terza rete gli fu negata dalla furbata di un raccattapalle, Domenico Citeroni. Il ragazzo era appostato dietro la porta ascolana, vicinissimo alla rete. Il pallone calciato da Savoldi entrò in porta e Citeroni lo respinse prontamente in campo. L’arbitro Barbaresco non si accorse di nulla e fece proseguire il gioco.

 

 


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