Addio a Brustenghi, l'inventore degli sponsor nel calcio e del fitness italiano

Addio a Brustenghi, l'inventore degli sponsor nel calcio e del fitness italiano

Gabriele è stato uno di quei personaggi che ha costruito le fondamenta dello sport moderno, aprendo orizzonti e frontiere di conoscenza, business e cultura
Pasquale Di Santillo
6 min

Non se n’è andata una persona qualunque, stamane a Perugia. In silenzio, con discrezione come sua abitudine Gabriele Brustenghi ha lasciato questa dimensione, la sua famiglia i figli Chiara e Luca e la moglie Ornella che non l’hanno lasciato solo un istante nell’ultimo periodo. E purtroppo ha lasciato un po’ più solo anche quello sport cui ha dedicato tutta la vita. E in un ambiente che dimentica tutto in fretta e oggi con i social brucia vita come fosse carta, pochi ricorderanno questo nome e cognome. Ma Gabriele Brustenghi è stato uno di quei personaggi che ha costruito le fondamenta dello sport moderno, aprendo orizzonti e frontiere di conoscenza, business e cultura. Un visionario capace di anticipare mode, tendenze e modelli di investimento legati allo sport che ora, ancora dopo 20-30 anni, sono diventati abituali, non superati e per questo da studiare.

Gli 85 anni dell’avvocato Brustenghi, come si faceva chiamare senza per questo scimmiottare l’altro e più famoso avvocato (…), sono valsi insomma il triplo di qualsiasi altra persona, per quello che ha creato e dato a 360 gradi - sempre correndo - partendo dalla splendida per quanto piccola realtà di Perugia: una instancabile fucina di idee e proposizioni, troppo spesso non comprese - e altrettanto spesso non riconosciute - perché decisamente più avanti del pensare medio del periodo nel quale le sfornava. 

Prendiamo gli sponsor sulle maglie dei club di calcio: l’avvocato Brustenghi insieme con il Presidente del Perugia calcio D’Attoma, quello imbattuto di Ilario Castagner, per intenderci aveva bisogno di risorse. Era il 1979 e Gabriele convinse D’Attoma a far scendere in campo il suo Perugia contro la Roma in Coppa Italia con il marchio Pontesportswear stampato al centro della maglietta per la modica cifra di 400 milioni. Era il 26 agosto 1979. Apriti cielo. La Federcalcio fece scattare un contenzioso legale perché allora era proibito “macchiare” la sacralità etica della maglietta per il vil denaro. Sette mesi di cause, il marchio negato, una multa da 20 milioni ma alla fine il 23 marzo 1980 il logo Ponte Sportwear ricomparve sulle maglie del Perugia, compresa quella dell’allora giovanissimo Paolo Rossi che all’inizio era sceso senza per via di un accordo personale con un’altra azienda. Probabilmente la data di nascita ufficiale delle sponsorizzazioni nel calcio. 

Ma questo fu solo l’inizio. Perché Gabriele, appassionato di corsa e di tutto lo sport in genere, nello stesso periodo iniziò a coltivare l’idea di esportare dalle nostre parti l’americanissimo concetto di fitness che dall’altra parte dell’Oceano aveva iniziato ad attrarre tanto interesse, a cominciare dal culturismo. Detto e fatto: nasce il Festival del Fitness. Idea grandiosa, alimentata dall’altrettanto grandiosa idea di portarla nella culla simbolo dell’Italia del boom economico e del benessere, ovvero Rimini con la sua Riviera romagnola. Era il 1989 e in 17 anni in Riviera (poi 3 a Firenze e 2 a Roma), l’agitatore culturale, come hanno definito spesso Brustenghi, riuscì a raggiungere il suo obiettivo. Esportare appunto il modello del fitness americano in Italia, come dimostrano le migliaia di palestre e club - sono più di 100.000 i circoli sportivi in Italia - diffusi su tutto il territorio. Un’eredità che ancora vive dopo ben 37 anni nella sua evoluzione naturale che è l’evento Rimini Wellness.

Un background del genere avrebbe già consegnato Gabriele alla storia: ma uno come lui andava oltre, sempre. Così fra un fitness e l’altro, Gabriele, diventa Direttore marketing del brand di abbigliamento tennistico Ellesse con cui semplicemente creò un altro fenomeno sportivo. Prima vestendo fenomeni del calibro di Boris Bum Bum Becker, il tedesco vincitore di Wimbledon a 17 anni e di un altro fuoriclasse come l’argentino Guillermo Vilas. Poi, la passione quasi ossessiva di Brustenghi per la corsa - che in Italia si è tradotta nell’ideazione di Vivicittà - invece portò Ellesse a diventare main sponsor della Maratona di New York nel 1986, anno in cui a vincerla fu l’italiano Gianni Poli. Una passione che Gabriele - che di maratone della Grande Mela ne ha corse 14 - ha passato ai figli Chiara e Luca che non mancano quasi mai all’appuntamento di Manhattan

E per questo adesso ci piace immaginarlo correre in compagnia del suo prediletto Pablito Rossi su qualche nuvola, rigorosamente senza sponsor. Da quelle parti non servono.

Le esequie di Gabriele Brustenghi si terranno domani, martedì 31 marzo alle 11.30 presso la chiesa di Montelaguardia di Perugia.


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